Nove buoni motivi per fare la ciclabile sulla vecchia ferrovia

michele ravaglia 08/03/2011 -

Confermato il crescente interesse per la pista ciclabile sulla vecchia ferrovia Fano Urbino; alle visite programmate da “For bici” e “La via verde del Metauro” domenica scorsa, Quarta giornata nazionale delle ferrovie dimenticate, erano infatti presenti, tra gli altri, cicloamatori, podisti, pattinatori e skirollers, sportivi che praticano una nuova disciplina destinata al successo anche da noi.



La documentazione raccolta domenica servirà per aggiornare i siti dai quali chiunque si potrà rendere conto delle reali condizioni di “salute” della Fano Urbino. Dopo un quarto di secolo di inutilizzo, non solo continuano a peggiorare traversine, binari, edifici ed opere d’arte; spesso è anche impossibile percorrere la tratta per ostacoli, anche fissi, come nei casi eclatanti di Lucrezia. La pista ciclabile è quindi la soluzione più razionale e praticabile per riutilizzare il sedime della vecchia ferrovia.

Per numerosi e validi motivi: 1- economici: con modesti investimenti si avvia un circolo virtuoso, come ha già dimostrato la provincia di Trento o, per fare solo uno degli oltre cinquanta casi in Italia, la pista Calalzo – Cortina, “inaugurata nemmeno due anni fa e già fulcro del turismo dell’area”, come dice il sindaco di Calalzo; 2 – ambientali: i trasferimenti brevi con le bici, per esempio tra quartieri, disincentivano l’uso di auto e motorini e di conseguenza l’emissione di sostanze inquinanti; 3 – sicurezza: una ciclabile in sede propria consente di evitare strade trafficate e pericolose; 4 – manutenzione abbastanza semplice: non è indispensabile tra l’altro eliminare tutta la vegetazione, anche spargendo lungo i binari pericolose sostanze chimiche disseccanti; 5 – ottime prospettive di utilizzo sportivo e ricreativo di una struttura che, rispetto alle altre, potrebbe avere una carta in più molto suggestiva: esattamente la stessa lunghezza della Maratona olimpica, pari a km 42,195; 6 – si realizza un nuovo collegamento che non è un doppione del bus, la “metropolitana” già esistente con trazione a metano, normative antinquinamento Euro 4 e 5, georeferenziazione e, se necessari, carrelli portabici ; 7 – evidente disimpegno o disinteresse di Ministero dei Trasporti, Rete Ferroviaria Italiana, Regione Marche, Genio Ferrovieri e investitori privati, a fronte di una scelta per la ciclabile da parte della Provincia, l’ente che, per dimensioni territoriali, meglio di tutti riesce a cogliere le reali esigenze del bacino di utenza; 8 – si può sfruttare il sottosuolo della “via verde” anche per sottoservizi; 9 - si conserva per il futuro un patrimonio pubblico che rischia sul serio di scomparire, se non si interviene subito con spirito costruttivo per salvare ciò che ne resta.

Per i prossimi mesi sono già previste varie iniziative a sostegno della ciclabile sulla Fano Urbino: visite guidate a ferrovie riconvertite, presentazione di studi e documenti e incontri con tutti i soggetti potenzialmente interessati.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 08-03-2011 alle 18:16 sul giornale del 09 marzo 2011 - 703 letture

In questo articolo si parla di attualità, fano, urbino, pista ciclabile, Enrico Tosi

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