Università: la 'Provincia della felicità', intervento del Prof Riccardo Santolini

università di urbino logo 25/03/2011 -

La lettera indirizzata dal Presidente della Provincia di Pesaro Urbino, Matteo Ricci, al Rettore dell’Università degli Studi di Urbino Prof. Stefano Pivato, sul tema “Facciamo dell’Università di Urbino il centro europeo che studia la felicità”, ribadisce la necessità di ripensare i classici strumenti di valutazione della ricchezza e del benessere di un paese legati prevalentemente alla crescita economica (Prodotto Interno Lordo).



Da tempo, il pensiero di come integrare e/o superare i problemi ben noti del PIL, come quello delle spese per riparare danni ambientali, in cui il Pil cresce ed il benessere sociale, per quanto ampiamente inteso, di certo non aumenta, ha stimolato la ricerca scientifica ecologica-economica in questi ultimi venti anni. Sull’onda del rapporto "Misura delle performance economiche e del progresso sociale", frutto del lavoro di un gruppo di esperti, guidati da due premi Nobel quali Joseph Stiglitz e Amartya Sen assieme a Jean-Paul Fitoussi, emerge quindi la necessità di definire nuovi modelli di sviluppo economico-territoriale e di indici in grado di misurare oltre al PIL, altri indicatori fondamentali per una comunità: valori come quelli della sanità, dell’istruzione, dell’ambiente, della sicurezza e delle disuguaglianze valutando quindi la qualità della crescita piuttosto che la sua quantità.

Tale visione si colloca nell’ambito degli obiettivi posti a livello internazionale nella X Conferenza delle Parti (Cop-10) della Convenzione sulla Biodiversità delle Nazioni Unite a Nagoya (2010) che, pur fallendo gli obiettivi di riduzione della perdita di biodiversità entro il 2010, ha messo in risalto figure e posizioni inaspettate come il capo della Banca mondiale, Robert Zoellick, che ha spiegato ai ministri dell’ambiente, ai loro colleghi alle finanze ed alle imprese che la natura fornisce cibo, medicinali, turismo e materie prime per l'industria: "La produttività delle terre e dei mari sta diminuendo, e con lei i servizi ecosistemici che sono essenziali per far uscire i popoli dalla povertà. Specie in pericolo stanno scomparendo per sempre sotto i nostri occhi". A livello nazionale l’adozione della Strategia sulla Biodiversità ha permesso di sottolineare come questo concetto della conservazione del Capitale Naturale e dei suoi servizi ecosistemici sia chiave tanto da determinare il primo pilastro della strategia denominato valutazione e conservazione dei servizi ecosistemici.

Tuttavia, dobbiamo essere coscienti che il "superamento" del PIL, se così vogliamo chiamarlo, non genera automaticamente politiche "migliori", ma l’opportunità di accrescere la disponibilità di informazioni di qualità sul benessere sociale (e sulla sua sostenibilità), ai media di informare meglio i propri utenti/cittadini e a questi ultimi di fare pesare le proprie informazioni maggiormente, il tutto allo scopo di permettere di fare scelte politiche più meditate. In questa complessa situazione, dove si confrontano e si integrano finalmente ecologia ed economia, il gruppo di lavoro dell’Università di Urbino, Dipartimento di Scienze della Terra, della Vita e dell’Ambiente (DiSTeVA), coordinato dal dott. Riccardo Santolini membro dell’Ecosystem Services Partnership (ESP) (http://www.fsd.nl/esp) un gruppo mondiale che si occupa di analizzare e valutare anche economicamente il Capitale Naturale, sta sviluppando alcuni indirizzi di ricerca che riguardano le funzioni degli ecosistemi che l’uomo utilizza gratuitamente che ora, finalmente, è possibile stimare economicamente. Queste funzioni vengono appunto chiamate Servizi Ecosistemici intese come i processi che gli ecosistemi naturalmente svolgono (fissazione di CO2, produzione di O2, conservazione dei suoli, produzione e depurazione delle acque ecc.), fondamentali per la sopravvivenza ed il benessere dell’uomo ma che vengono gestite in maniera speculativa o non riconosciute.

Gli indirizzi di ricerca, sviluppati anche con l’aiuto di finanziamenti della Provincia di Pesaro Urbino, della Provincia di Rimini e con fondi autonomi di ricerca, indagano questi processi che legano la biodiversità alla funzionalità ecologica degli ecosistemi e quindi alla capacità di un paesaggio di erogare servizi di buona qualità e quantità. Avere una buona dotazione di servizi ecosistemici significa avere una maggior “ricchezza” pro-capite in termini di Capitale Naturale, ma anche una minore vulnerabilità, una maggiore salute e resilienza dei territori. Ecosistemi sani possono offrire un contributo molto significativo, proprio perché i loro servizi, gratuitamente utilizzati dall’uomo, che costituiscono risorse non sostituibili con quelle del Capitale antropico, rappresentano un importante fattore economico, attualmente ignorato dall’economia tradizionale perché senza mercato, ma di importanza strategica in un’ottica di ecologia economica e di nuovi indicatori di integrazione del PIL così come indicato dal gruppo Stiglitz-Sen-Fitoussi.

Conoscere il valore economico totale delle risorse e dei beni ambientali è quindi importante per verificare la razionalità delle scelte di sviluppo, per dare un valore alle politiche di tutela dell’ambiente e individuare le regioni più fragili dove il cambiamento è più probabile. Occorre quindi sperimentare dei meccanismi di riconoscimento economico di questi servizi (ed è un’altra linea di ricerca) in modo che vengano pesati nel bilancio economico complessivo mediante un sistema metrico comune che faciliti le analisi dal momento che ora esistono metodi efficaci di valutazione economico-ambientale come già sviluppato a vari livelli sia locale che nazionale. Gli attuali strumenti di pianificazione, pur nelle significative differenze, partono da un’analisi dello status delle risorse ambientali, spesso trascurando i processi ecosistemici, le interazioni dinamiche e di controllo dei processi stessi, in particolare le loro relazioni con i fattori economici e sociali. Inoltre, la pianificazione di tipo settoriale (es. agricoltura-PSR, infrastrutture-Piano della Mobilità, gestione delle acque-Piano delle acque, etc.) non è nei fatti coordinata, anche in seguito ad una suddivisione di responsabilità tra entità amministrative, per esempio tra i livelli regionali e quelli locali, anche se questo dovrebbe essere oggetto della pianificazione strategica.

Invece è necessario uno sforzo per riconoscere la qualità di un paesaggio che può essere associata alla capacità di un territorio di mantenere beni e servizi ecosistemici funzionali e di qualità, con tutte le attività economiche compatibili con la qualità ambientale. Questo approccio dà forza ad un processo ecologico-economico territoriale perequativo, di compensazione (es. costa entroterra), legato ad una vera valorizzazione del Capitale naturale, delle sue funzioni e del capitale sociale che mantiene la funzionalità del sistema territoriale. Il paradigma dei SE quindi, può costituire la base per una revisione dei termini economici con cui considerare il territorio e i suoi capitali attraverso una pianificazione territoriale più consapevole del significato dei processi ecologici e più orientata verso una sostenibilità concreta e durevole.

La proposta della Provincia di Pesaro Urbino è innovativa, importante, “Strutturale”, è una sfida complessa ma affascinante, come quella che attende chi vuole interrogarsi sulla felicità e su quella parte di scelte pubbliche che possono incidere sulla sfera personale dei cittadini, ma che deve partire da un’analisi ed una valutazione ecologica-economica nuova, attenta delle funzioni ed dei servizi degli ecosistemi, propri del Capitale naturale, essenziali per la vita del genere umano in quanto elementi determinanti la sopravvivenza della vita stessa in tutte le sue forme e quindi della felicità reale della popolazione.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 25-03-2011 alle 16:45 sul giornale del 26 marzo 2011 - 1013 letture

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