Giornata di protesta Confcommercio: Varotti 'Siamo stanchi, il paese è in ginocchio'

Confcommercio, giornata di protesta 28/01/2013 - Nell'ambito della giornata di mobilitazione nazionale di Confcommercio, per denunciare la drammatica situazione del mondo delle imprese, si è tenuta stamane un'assemblea pubblica alla presenza di rappresentanti politici, istituzionali e commercianti.

Determinato e arrabbiato è apparso questa mattina il direttore di Confcommercio Pesaro-Urbino Amerigo Varotti, durante l'assemblea pubblica voluta fortemente da Confcommercio per denunciare la drammatica situazione delle imprese. Un momento di protesta contro l'eccessiva pressione fiscale, il crollo dei consumi, la burocrazia esasperante. "Siamo stanchi, il paese è in ginocchio perché l'indice di fiducia dei consumatori è sottoterra - commenta Varotti - e anche quello delle imprese. Nel 2012 hanno chiuso 216 mila imprese, una media di 24,5 al giorno. I consumi sono calati del 4,2 %, sono aumentate le ore di cassa integrazione, diminuiti i consumi delle famiglie e aumentate le tasse che impediscono alle imprese di andare avanti".

"Abbiamo voluto questa manifestazione per esprimere maggior rabbia di quanto non possano fare i dirigenti nazionali - prosegue Varotti - La rabbia nasce dal fatto che il dibattito politico nazionale pensa a Fiat, non si parla delle piccole imprese, dell'artigiano e del turismo. In Italia su 6milioni 104 mila imprese solo 609 sono nel settore manifatturiero, l'85% delle aziende ha meno di 9 dipendenti. Siamo stanchi di sentire i problemi delle grandi aziende e nulla delle piccole. Il 60,4% dell'occupazione nella nostra provincia lo danno le piccole imprese, é ora che la politica si accorga di questo mondo. La piccola impresa ha necessità di essere sostenuta".

Applausi per il direttore che continua:"É necessaria una politica dei servizi e del turismo, potrebbe essere la leva fondamentale dello sviluppo. Il 60% del PIL italiano é determinato dai consumi interni mentre l'80% delle imprese italiane é obbligata a lavorare con il mercato nazionale. Abbiamo necessità di far riprendere i consumi, la politica va in direzione contraria, ha aumentato l'imposizione fiscale, impoverito i pensionati, applicato l'imu, messo in atto un meccanismo psicologico, che ha impaurito i cittadini. Non si può parlare di evasione fiscale minacciando il piccolo commerciante con la mannaia del redditometro. Non capiscono il clima di paura che hanno messo al paese".

"Basta con i parassiti, che non sono i commercianti ma, gente come il presidente dell'INPS che prende un milione di euro di stipendio all'anno. Dura lotta all'abusivismo che provoca la morte delle imprese. Se vogliamo fare riprendere questo paese bisogna essere più vicini alla piccola impresa e mettere in atto una diminuzione della pressione fiscale, la più alta d'Europa. Alle forze politiche, chiediamo di evitare che scatti l'aumento dell'IVA. La tracciabiltà dei pagamenti a 200 euro vuol dire ingessare il commercio, farlo morire, ulteriore follia che vuole dire la morte del paese. Bisogna bloccare la nuova Tares, rivedere il meccanismo dell'imu".

Amerigo Varotti cattura il pubblico per circa un'ora, utilizzando anche termini "duri", che dimostrano l'attenzione del direttore verso le problematiche delle imprese e dei cittadini. Tutto ciò per far capire che se le imprese chiudono chiude anche il paese.








Questo è un articolo pubblicato il 28-01-2013 alle 13:35 sul giornale del 29 gennaio 2013 - 778 letture

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