Libri & Cultura: intervista al candidato Premio Strega 2013 Matteo Cellini

romanzo di Matteo Cellini “cate, io” candidato Premio Strega 2013 5' di lettura 20/05/2013 - Premio Strega a parte, il romanzo di Matteo Cellini “cate, io” è un disegno mirabile e capillare di un ingombrante disagio adolescenziale, ingombrante quanto il corpo e il grasso che avvolge la protagonista di nome Caterina o Cate o Cate-ciccia o Cater-pillar.

Ed anche una triste fotografia di padri e madri, traballanti colonne della famiglia: che del disagio adolescenziale, ancor prima dei propri figli, sono rimasti vittime per strascichi lasciati irrisolti. E un certo riscatto dei più giovani, ancora in credito col mondo, sugli adulti, con un credito svuotato che non pensano di rimpinzare. Questo romanzo è un inno agli affetti: quelli mancati, quelli elargiti, quelli non detti, quelli sottintesi, quelli che sedimentano o ammuffiscono tra le pareti di una casa o quelli che sbocciano tra amici; un inno realistico e lirico insieme. Tra le pagine pulsa il cuore e la mente di Cate (o di Matteo Cellini), tanto da diventarne amico/a alla fine di tutto. In questo romanzo si sorride e ci si commuove con verace simpatia e umanità. In questo romanzo c'è spazio solo per la poesia e la verità della vita. E Caterina fa il resto, lo fa grande.

Matteo Cellini vive a Urbania e insegna lettere in una scuola media. “Cate, io” è la sua prima opera, pubblicata da Fazi Editore. I principali luoghi del romanzo sono Urbania,Urbino e Pesaro.

Intervista

Fai spesso ricorso a delle similitudini; penetranti, aggiungerei. Ogni personaggio così viene messo in luce, proiettando la sua ombra, la sua profondità. Potresti usare una similitudine per farci conoscere meglio, questa volta, Matteo Cellini?
Matteo Cellini è uno struzzo a cui hanno chiuso tutti i buchi in terra, una lumaca sfrattata dal guscio, una operazione al suo cuore senza anestesia, una quinta teatrale finita nel proscenio, un pipistrello sorpreso dal giorno.

Ci sono accenni a questioni storico-politiche, qua e là, portati come esempio per le vicende personali di Cate, come se le due cose andassero a braccetto e in effetti è così. Il significato della grande Storia del mondo è lo stesso della piccola storia di ogni giorno? E' dovuto a questo il parallelismo o è stato usato come strumento efficace per entrare nella situazione?
Non ho immaginato che al microcosmo di Cate (è buffo scrivere micro per riferirsi a qualcosa di Cate) corrispondessero date, avvenimenti o processi della grande storia, semplicemente, così come le letture che le sottopone la prof. Mazzantini, metafore e similitudini sono colte, suggerite, strappate da ciò che la circonda, dal suo contesto: il programma scolastico di una quinta liceo: che funziona come le strisce nere in fondo alla piscina, permette alla narrazione di nuotare diritta e a me di non esagerare, limitando l’immaginazione.

La Cate di oggi, invece di indossare la maschera da supereroeina, avrebbe forse indossato la facile maschera di un avatar per svolazzare in qualche social network?
L’anticonformismo di Caterina non le avrebbe mai concesso un profilo su facebook; si fosse piegata a questa forma di socialità però, credo, e ne avesse avuto la forza, avrebbe messo come foto profilo il suo corpo imponente, come estensione e applicazione delle sue teorie. Non altro: cercarvi di nascondere il corpo in foto leggerissime sarebbe stata una falsità fin troppo palese, per lei, e avrebbe negato una parte ineliminabile di sé.

C'è stato un momento in particolare, cruciale, in cui hai capito che Caterina si era seriamente impossessata di te e voleva essere raccontata?
Se chiudo gli occhi e provo ad immaginarmi Caterina, non ci riesco. Perché mi si è costruita intorno, abbiamo vissuto come una matrioska per tutto il tempo del romanzo. Si è presentata sulle pagine del quaderno dove mi appunto idee e immagini, come il cuculo negli altrui nidi, e ha preso spazio, e l’ha ottenuto. Voleva essere raccontata perché raccontava di me, in qualche modo: in termini e proporzioni diverse al mio disagio, ma di uno stesso disagio parliamo: l’obesità, è chiaro, non è il tema del romanzo – lo è il disagio sociale, qualcosa di molto più penetrante e comune agli adolescenti, e a tutti.

Cosa puoi raccontarci della tua esperienza a proposito del Premio Strega? che ricordo passerà a breve alle fasi finali.
Immaginate un signore che non ha mai bevuto champagne, al quale ne offrano del più pregiato in assoluto: non ne riconoscerà il valore. Per me è lo stesso, è tutto talmente nuovo e meraviglioso, che non riesco ad essere consapevole dell’importanza di questa partecipazione alle fasi finali. È assieme alla pubblicazione, alle interviste e alle presentazioni, ai viaggi, agli inviti ai festival, ai consensi e alle critiche: è una scatola di cose belle in cui regna una gioiosa confusione.

“Anche se fai cose belle, dici cose belle, pensi cose belle gli altri non ti ascoltano perché tu non sei bella, ma brutta e grassa. E una cosa bella tenuta solo per te diventa una cosa brutta”. (Caterina)






Questo è un articolo pubblicato il 20-05-2013 alle 10:48 sul giornale del 21 maggio 2013 - 6838 letture

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