Finché c'è guerra c'è speranza...

benelli armi 07/07/2017 - Andrea Aromatico “scrittore ed esperto di armi e del mondo venatorio”, ci offre una lezione da manuale sul Rinascimento e uno scoop sui “capitani di ventura”: l’ing.Luigi Moretti, presidente della Benelli Armi e consigliere della Beretta Holding spa, è il nuovo Federico da Montefeltro. Una boutade? No,secondo l’autore di questo blasfemo paragone.

Non una parola, invece, sui privilegi concessi alla Benelli-Beretta, i progressivi ampliamenti con danni al paesaggio e al ripristino della ferrovia da tutti, Gambini in testa, richiesto a gran voce. Inutile fingere di non sapere che quantomeno pezzi importanti di armi da guerra venduti in tutto il mondo, sono prodotti dalla Benelli e assemblati poi da Beretta. E’ risaputo che negli anni duemila la Benelli-Beretta abbia vinto l’appalto per la fornitura all’esercito USA dell’ M4 Super 90 calibro 12 e che rifornisca i corpi militari di Gran Bretagna e Francia (Intervista rilasciata a “Il Ducato il 18 giugno 2016 dall’ing. Paolo Viti, direttore dello stabilimento). Inoltre la Beretta Holding spa possiede, tra l’altro, lo storico sito di Accokeek nel Maryland, in procinto di trasferirsi o già trasferito in Tennesse, e in Canada una commerciale “focalizzata nel segmento della polizia militare” (“Il Sole 24 Ore, 11 giugno 2015).

Ma qui voglio sollevare il problema connesso al conferimento della cittadinanza onoraria  all’ing. Moretti. Si deve sapere  che Urbino ormai è uno dei pochi  comuni a non avere un regolamento specifico per il conferimento della cittadinanza onoraria. Dal 2002 al 2015 ne sono state conferite nove e tutte, come le precedenti, per alti meriti culturali e importanti valori nei quali il Comune di Urbino si riconosce. I nomi? Franco Pacini, Rita Levi Montalcini, Paolo Del Poggetto, Antonio Paolucci, G. Carlo De Carlo, Giovanni Nistri, generale dei Carabinieri del Nucleo tutela del patrimonio culturale, Mons. Francesco Marinelli,  arcivescovo di Urbino, Maria Rosaria Valazzi. A Carlo Bo la cittadinanza onoraria è stata conferita nel 1959. Quali sono i meriti  dell’ing. Moretti? Cosa ha fatto di tanto importante per la nostra città, patrimonio dell’Unesco, per tutelarne la bellezza e l’identità culturale? Il 30 giugno il Consiglio comunale, presenti solo i consiglieri di maggioranza, ha deliberato – perdurando l’Aventino delle opposizioni, con qualche mal di pancia da parte del PD che condivide la proposta della Giunta – il conferimento della cittadinanza onoraria a Moretti con queste motivazioni: “riconoscimento dovuto”, secondo Foschi, una scelta “appropriata – ha detto il sindaco – per tutta la sua storia imprenditoriale”, “per avere ventuplicato il fatturato in venti anni”, “riconoscimento all’impresa italiana, lui è il fiore all’occhiello della capacità di fare impresa”, “uomo di poche parole, ma concrete, un sinonimo [sic!] di qualità della persona”. Parole riprese dai consiglieri Rossi, Sirotti e dall’assessore Cioppi che ha definito l’azienda una “famiglia” e  di essere rimasto colpito da un “ambiente di lavoro estremamente tranquillo, quasi rilassato, pur avendo una attività frenetica di produzione. Non sono molti gli ambienti di lavoro che hanno queste caratteristiche” e ha aggiunto che Moretti cura anche “l’aspetto culturale supportando l’attività di giovani artisti”.

Ci rendiamo conto che la Benelli-Beretta costituisce l’unica vera industria presente in Urbino, che i posti di lavoro sono un bene prezioso per l’intera comunità. Ma che bisogno c’era di conferire la cittadinanza onoraria all’ing. Moretti che fa il suo mestiere di mercante di armi? Non era bastevole il titolo di cavaliere del lavoro di cui era stato insignito dal presidente della Repubblica Napolitano nel 2011? Ricordate il film con Alberto Sordi Finché c’è guerra c’è speranza ? Si sapeva cosa accadeva nel mondo del traffico d’armi ma, come il protagonista del film, si fa finta di non vedere. Noi, invece, le cose le vediamo, le analizziamo e, a buon diritto, se è il caso, le critichiamo, perché Moretti non meritava la cittadinanza onoraria di Urbino, ma la riconoscenza di Confindustria. Da vero padrone delle ferriere, infine,  pretende, anche che l’onorificenza gli sia conferita non in uno degli abituali luoghi istituzionali del Comune, ma nella sua fabbrica perché, sostiene, vuole condividere la soddisfazione personale con tutte le maestranze. Un atteggiamento paternalistico che sarà soddisfatto.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 07-07-2017 alle 00:00 sul giornale del 07 luglio 2017 - 586 letture

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