Urbino al Centro: "La riforma sanitaria è un danno per l'entroterra, l'Ospedale di Urbino è quasi in agonia"

Ospedale di Urbino 13/11/2017 - Possiamo partire dal 5 novembre 2016 e dall’articolo pubblicato sui quotidiani locali, nel quale venivano elencati i problemi riguardanti l’Ospedale di Urbino: sede dell’area vasta dislocata a Fano, mancata attivazione della medicina d’urgenza e della geriatria, riduzione degli ambulatori specialistici, liste d’attesa infinite, file estenuanti al pronto soccorso, mancanza di figure apicali di ruolo in molti reparti.

Da allora nulla è cambiato se si eccettua la porta girevole per accedere all’ospedale.

Ormai, tranne i fedelissimi del Presidente Ceriscioli, nessuno approva la riforma sanitaria regionale né i sindacati né i sindaci e tantomeno i cittadini di Urbino e di tutto l’entroterra.

Il sindaco Gambini rasenta il ridicolo quando afferma di condividere le proteste, dimenticando che, quale Presidente dell’area vasta, ha sostanzialmente appoggiato la scelta di Ceriscioli di Muraglia quale sede del fantomatico ospedale Marche Nord, senza pretendere garanzie certe sulla difesa e sulla valorizzazione dell’ospedale di Urbino e degli ex ospedali di polo, ridotti, questi ultimi, praticamente ad ambulatori di medicina generale.

Chi si ricovera nel nostro ospedale, si rende conto di entrare in un nosocomio, escluse lodevoli eccezioni, allo stato pre-agonico.

I posti letto che in seguito alla chiusura degli ospedali di Cagli - Fossombrone - Sassocorvaro sarebbero ovviamente dovuti aumentare e di molto, sono più o meno sempre gli stessi con malati che spesso vengono letteralmente sballottati in reparti non idonei per la loro patologia se non addirittura a Pergola dove c’è l’unico altro ospedale per acuti di tutto l’entroterra provinciale.

Intanto leggiamo che a Fano si discute sulla viabilità per raggiungere il nuovo ospedale di Muraglia per una spesa che va dai 20 ai 100 milioni di euro.

Problema certamente da risolvere, ma ai cittadini di Carpegna, colpiti da gravi patologie acute che talora rischiano la vita durante il tragitto che li conduce all’ospedale di Urbino (50 chilometri di strada mulattiera) cosa diciamo?

Concludiamo il breve intervento con alcune considerazioni sulla meritocrazia.

Negli ospedali, almeno in quelli di rete, le figure apicali, in particolare per le unità operative complesse più importanti, non possono essere scelte solo in base al criterio dell’anzianità di servizio.

Non vogliamo dire che la precedenza debba essere data sempre e necessariamente a professionisti provenienti da grandi ospedali o da cliniche universitarie, ma è indubbio che l’esperienza che si acquisisce in una struttura universitaria non può essere la stessa maturata in un piccolo ospedale di periferia.

Non si può, ad esempio, attribuire valore solo al numero degli interventi chirurgici eseguiti in un anno, ma anche alla loro qualità ciò che eviterebbe, tra l’altro, ricoveri in ospedali fuori regione.

Tutti gli eccessi conducono ad errori, ma criticare i principi del merito equivale a difendere la raccomandazione e la disonestà.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 13-11-2017 alle 00:00 sul giornale del 13 novembre 2017 - 540 letture

In questo articolo si parla di sanità, urbino, politica, riforma sanità, ospedale di urbino, urbino al centro

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/aOQ0