2017, l'annus horribilis della politica urbinate

municipio di urbino 02/01/2018 - Il 2017 si è chiuso coi botti per la politica urbinate. Non si sa da dove cominciare per descrivere e riflettere su un altro annus horribilis, protagonisti il sindaco, il presidente del Consiglio comunale, l’assessore alla cultura e il suo sedicente “cameriere” e persino il rettore Stocchi. Sul fronte delle opposizioni CUT continua di fatto l’Aventino non partecipando alle sedute del Consiglio mentre il PD è “non pervenuto”.

Il sindaco continua a proporsi come un sostenitore della semplificazione dei problemi. La cultura istituzionale e il combinato disposto non gli competono, anzi li considera un impaccio per un uomo del fare come lui, un imprenditore di successo. Questa idea che il Comune sia un’azienda e non l’istituzione in cui si identifica una comunità, espressione di esigenze e interessi che è compito della buona politica portare a sintesi per garantire la coesione sociale, è un qualcosa di inconcepibile per il nostro self-made man. Troppa faciloneria, troppe le fanfaronate da “capitan Fracassa” che rivelano l’approdo a un populismo rozzo infarcito di propaganda e privo di una vera progettualità che ponga le basi per arrestare la decadenza culturale, economica e commerciale di Urbino.

La figura poi del presidente del Consiglio comunale Foschi, intaccata dagli atteggiamenti provocatori ed illegittimi tenuti nella ormai famosa seduta del 29 maggio, spicca per l’improntitudine di debordare dal suo ruolo per occuparsi, su delega del sindaco, dei problemi relativi alla sanità. È lei, infatti, che sulla stampa “annuncia” urbi et orbi dell’avvenuta nomina del primario di chirurgia del nostro Ospedale, prima ancora che la notizia fosse ufficialmente data dalla presidenza dell’Area Vasta1. È chiaro che si è voluto insinuare nel lettore la suggestione che il regista di tutta l’operazione fosse stata lei.

E qui si ripropone il problema, aggravato dalla funzione ricoperta da Foschi, di una “delega interorganica” generica che confligge con quella assessorile cui solo spetta l’esercizio connesso all’indirizzo politico-amministrativo. Numerosi i ricorsi presentati ai prefetti e al TAR dalle minoranze dei Consigli comunali e la richiesta di pareri al Ministero dell’Interno e al Consiglio di Stato che, a questo proposito, suggeriscono prudenza e l’assegnazione di “deleghe interorganiche” ai consiglieri di maggioranza, soprattutto se presidenti del Consiglio, limitate nel numero e nel tempo e ben specificate e circoscritte nel merito. Tutto questo per non concentrare nel consigliere la funzione di controllore e quella di controllato in quanto responsabile di atti amministrativi e non snaturare la funzione super partes del presidente del Consiglio prevista dalle leggi e dai regolamenti.

Il sindaco Gambini ha battuto ogni record assegnando deleghe a tutti e nove i suoi consiglieri e al presidente Foschi. Un utile strumento per accontentare tutti, soprattutto gli ex CUT Sirotti e Vetri indispensabili per conservare la maggioranza dopo la cacciata di Crespini nella cui lista erano stati eletti. Una riproposizione del tanto vituperato “manuale Cencelli” di democristiana memoria.

Ma il protagonista assoluto di questo annus horribilis è l’assessore alla cultura Sgarbi che con la sua lista “Rinascimento” parteciperà alle prossime elezioni politiche nella coalizione di centrodestra. Guarda caso mai si era visto tanto di frequente a Urbino come in questi ultimi giorni a inaugurare mostre, partecipare a dibattiti e provocare polemiche. L’ultima è quella scatenata contro CUT e “Urbino al Centro” che hanno legittimamente chiesto chiarimenti sulla rendicontazione delle spese sostenute per l’iniziativa “Parole e musica” e se per la direzione artistica dello spettacolo il suo sedicente “cameriere” Sauro Moretti abbia ricevuto o meno un compenso. Entrambi hanno dichiarato al “Carlino” di non avere preso soldi, ma non hanno offerto dettagli sulla rendicontazione e, riguardo al compenso percepito come assessore, il sindaco di recente ha dichiarato che Sgarbi gli aveva manifestato l’intenzione di rinunciarvi, ma che il tutto non era ancora stato formalizzato.

Alla difesa di Moretti, Sgarbi ha fatto seguire le ritorsioni contro la festa del duca definita un “evento di una volgarità assoluta” che farà di tutto perché “non venga mai più fatta” e che la “maledizione dell’assessore” ricadrà sugli organizzatori. Chiaro il bersaglio: Francesca Maria Crespini. Ha trascinato nella polemica anche l’incolpevole direttore della Galleria nazionale Peter Aufreiter, una vera ossessione, dichiarando che se diventerà ministro dei Beni culturali nel possibile governo di centro destra il primo provvedimento che assumerà sarà la sua cacciata da “Palazzo Ducale, se non andrà via prima”. Parole, come al solito, assertive e comicamente proterve.

Sauro Moretti le cui qualità artistiche ci erano sconosciute in quanto noto soprattutto per essere il “re delle discoteche di Forlì e dintorni”, ci ha messo del suo. Tra i suoi amici annovera Lele Mora e Fabrizio Corona e molte attrici e soubrettes famose e molte conoscenze nel mondo dello spettacolo. E’ stato consigliere comunale DS a Forlì per due legislature e candidato a sindaco nel 2104 per una lista civica di disturbo al centro-sinistra. Sostiene di aver lavorato per 16 anni con i tossicodipendenti come assistente sanitario. Il 26 aprile 2011 Sgarbi lo accompagna per la prima volta da Berlusconi a Palazzo Grazioli per sottoporgli il marchio “SiAmoItalia”, da lui stesso disegnato e depositato, a suo parere “cucito a pennello per la parte politica di Berlusconi”. Di quell’incontro riferirà, a più riprese, al giornalista Davide Marceddu: “A me Berlusconi piace. Prima lo odiavo, ma quando l’ho conosciuto, mi sono ricreduto”. E ancora: “Ho conosciuto Silvio a palazzo Grazioli, è eccezionale, lavoro per lui anche gratis” (D. Marceddu, Forza Gnocca (alla romagnola): B. affida il marchio del partito al re delle discoteche; Per il nuovo simbolo Berlusconi riparte dall’amico di Lele Mora e delle veline, Il Fatto Quotidiano, 7 ottobre 2011 e 13 luglio 2013).

Si sente soprattutto una vittima perché avrebbe convinto Sgarbi a non dimettersi nei “momenti di grande tensione”. Infine sfodera l’arma letale: sta comprando casa in Urbino dove intende candidarsi alle prossime elezioni con una lista civica denominata “Sempre Liberi”. Altro che “cameriere”!

Per chiudere l’ annus horribilis non possiamo non commentare la decisione del rettore Stocchi di non trattenere Marica Branchesi che ha trovato una più adeguata sistemazione presso il “Gran Sasso Science Institute”. Branchesi ha contribuito in maniera determinate allo studio delle onde gravitazionali ed è stata collocata, dalla prestigiosa rivista scientifica inglese “Nature” al secondo posto nella top ten dei personaggi più influenti dell’anno. Anche questo è un segnale della decadenza della città e della sua Università. A nulla è servita la riforma che prevede per i rettori un incarico della durata di sei anni, non ripetibili, per sottrarli alle influenze dei baroni della cattedra e tutelarne l’autonomia gestionale. Una decisione sconsiderata e vigliacca che offende la comunità e il buon senso. Sarebbe interessante sapere chi e perché meritava più di Marica l’associazione. Rettore ci risponda, ma soprattutto lo spieghi alla città, se ne è capace.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 02-01-2018 alle 00:00 sul giornale del 02 gennaio 2018 - 1173 letture

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