Dal 10 agosto all'Oratorio di San Giovanni Battista la mostra “Lento addio alle Marche”

lento addio alle marche 31/07/2018 - Apre venerdì 10 agosto 2018 alle ore 17,30 presso la sala Salimbeni dell’Oratorio S. Giovanni Battista, la mostra “Lento addio alle Marche”.

La mostra, promossa dalla Confraternita di S. Giovanni Battista e Kaus Urbino, intende proporre all’attenzione dei visitatori l’elevata qualità artistico- letteraria delle edizioni realizzate dagli anni ’70 ad oggi da Federico Santini, stampatore e editore a Udine e che vede come protagonisti artisti come Emilio Vedova, Giuseppe Zigaina, Renato Bruscaglia, Enrico Della Torre, Virgilio Tramontin, Livio Ceschin e letterati come Pier Paolo Pasolini, Biagio Marin, Tonino Guerra, Andrea Zanzotto, Massimo Cacciari, ecc...

La mostra rimarrà aperta con ingresso libero fino al 15 settembre con orario 10.00 - 13.00 / 15.00 - 18.00. Domenica 10.00 - 13.00.

Federico Santini fa parte di quella storia urbinate che ha portato decine e decine di ex allievi della Scuola del Libro di Urbino a fondare stamperie in ogni parte d’Italia e del mondo e che simbolicamente è stata iniziata da Emiliano Sorini che nel lontano marzo del 1958 arrivò a New York, dove per molti anni animò una delle più grandi stamperie americane lavorando per artisti come Pablo Picasso, Joan Mirò, Robert Rauschenberg, ecc...

Per questi urbinati che hanno intrapreso l’attività di stampatore, l’addio alla propria terra e a tutto quello che li rappresentava è stato più lento, perché nel loro operare professionale è sempre presente un pezzo della storia che li ha formati e qualificati nell’ambito della stampa d’arte.

L’esposizione è curata da Giuliano Santini e presentata da Francesco Righi che scrive “Quando sulla carta di un libro d’artista si ritrovano i segni di un’esperienza collettiva, è sempre stimolante cercare di annodare i fili di ogni singola personalità; è un esercizio che facciamo, inevitabilmente, da osservatori, per trovare quella sintesi che è poi il senso indefinibile e fragile che ci porta all’emozione. Ma questa trama creativa, prima di arrivare a noi come arte in tutta la sua sincerità, deve essere imbastita, composta, definita, da uno stampatore che sia in grado di diventare, come nel caso di Federico Santini, il naturale approdo di quell’idea di fiducia che sta alla base di ogni collaborazione tra artisti/artigiani e che si costruisce attraverso un dialogo non occasionale e intimo. Ogni esperienza, tangibile e sospesa, si trasferisce nell’intensità della creazione ed è essa stessa motivo di bellezza, ben oltre l’oggetto e la serialità. Tutto questo lo possiamo leggere ed osservare nelle opere che fanno parte di questa esposizione e che sono tra le pagine più intense della vita di Santini, non solo della sua attività; tappe di un lungo addio alla sua città natale, che è matrice del suo essere insegnante, maestro e figlio di maestro e forse al suo stesso essere tutte queste cose: “l’artista, l’insegnante, l’artigiano è un folle visionario che trasgredisce le regole delle indicazioni per l’uso” (Federico Santini, Diario dalla Stamperia, 2015). Da oltre quarant’anni questa “follia” caratterizza il suo impegno di stampatore, editore, organizzatore di mostre, uomo nella cultura che ci avverte che “la bellezza è un aggancio, ti può incuriosire, invitare a percorrere la vita dell’opera: dalla forma al colore, alla tecnica usata fino ad arrivare a chi l’ha fatta e dove (stamperia) è nata.” (Federico Santini, Diario dalla Stamperia, 2015). Nel lavoro di Federico Santini la parola, il segno, l’inchiostro e il pensiero impressi sulla carta diventano strumenti affidabili nel metodo eterno del racconto, complici fidati che ci esortano ad accorgerci della infinitezza della poesia e, quindi, della vita.”

Come tutte le esposizioni promosse nella sala Salimbeni dell’Oratorio S. Giovanni e che riscuotono un continuo successo di pubblico, questa mostra intende porre l’attenzione su particolari aspetti del patrimonio artistico urbinate che nostri concittadini, con sudore e intelligenza, hanno saputo produrre dal dopoguerra ad oggi. É in questa ottica che sono da ritenere un patrimonio urbinate tutte le stamperie attive in Urbino, così come lo sono anche quelle degli urbinati che prendendo con sé una valigia piena di sapienza artigianale, trasmessa dai loro maestri, hanno avuto il coraggio di avventurarsi in imprese artistico- artigianali che hanno dato a loro e a noi prestigio internazionale.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 31-07-2018 alle 00:00 sul giornale del 31 luglio 2018 - 233 letture

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