Nello Spazio K di Palazzo Ducale approda Messinscena, la personale dell’artista Luca De Angelis

Nello Spazio K di Palazzo Ducale approda Messinscena, la personale dell’artista Luca De Angelis 07/08/2018 - Messinscena è il titolo della personale di Luca De Angelis allestita nello Spazio K di Palazzo Ducale ad Urbino, all’interno del progetto curato da Umberto Palestini, Cambi di rotta.

L’artista, nato a San Benedetto del Tronto nel 1980, si forma presso l’Accademia di Belle Arti di Urbino dove si diploma in pittura. Partecipa successivamente ad importanti residenze in Italia e all’estero, vincendo significativi premi dedicati ad artisti emergenti e autori under 35. Le sue opere sono state acquisite da importanti fondazioni e collezionisti italiani e stranieri. Attualmente vive e lavora a Milano.

In Messinscena l’autore espone pitture, disegni e la sua recente sperimentazione in ambito scultoreo: una produzione di ceramiche realizzate con la collaborazione di uno dei massimi maestri ceramisti faentini.

L’elemento che caratterizza l’intera ricerca artistica di Luca De Angelis, scrive Umberto Palestini, è la volontà di esprimere un senso di spaesamento, la necessità di rappresentare il sentimento di smarrimento proprio di un tempo e di uno spazio in cui i punti di riferimento hanno perso la loro centralità e si sono disgregati, dissolvendo ogni possibile certezza. I ritratti e i paesaggi dipinti da De Angelis, come fossero sfuggiti a qualsiasi coordinata temporale, si trovano in un tempo sospeso dove l'arcaico e il futuribile sono intrecciati in modo inestricabile. I personaggi evocano qualcosa di ancestrale e alieno al tempo stesso. I luoghi emanano il profumo di un eden trascorso, ma anche i bagliori di una catastrofe imminente o appena accaduta.

L’opera di De Angelis, profondamente radicata nello scavo espressivo di generi cardini nella storia dell'arte – il ritratto e il paesaggio –, ribalta i contenuti e i significati dei suoi soggetti per materializzare un universo evocativo e simbolico che li trascende. Ogni realismo viene rinnegato, i dettagli sono respinti da un gesto pittorico che plasma la figura e la natura senza alcun cenno di verismo. La maschera trionfa sul volto, il suo valore ancestrale regna sulla riconoscibile, univoca identità.

Un modus operandi che ritroviamo intatto anche nella sua recente produzione scultorea in ceramica. Mezzibusti, figure filiformi, volti adagiati, piccole teste policrome scaturiscono da una materia instabile, abbozzata e priva di grazia, rivelando atteggiamenti contriti, sguardi stupefatti se non sbigottiti, labbra in procinto di urlare o in atteggiamenti di perenne attesa. Una platea di umili che ricorda quella composta da Medardo Rosso, il grande artista che aveva come principale interesse «far dimenticare la materia». Alla stessa maniera la ricerca di Luca De Angelis si addentra nei difficili linguaggi, definibili inattuali, come la pittura e la scultura, per lanciare una sfida agli stereotipi. Far dimenticare le «materie espressive» e far emergere gli interrogativi insolubili, eterni, che ogni luogo, ogni esistenza, anche la più piccola, porta con sé.

Luca De Angelis nasce a San Benedetto del Tronto nel 1980.
Si diploma in pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Urbino dove, in seguito, consegue il diploma nel Biennio di Arti Visive. Nel 2013 riceve il primo premio nella sezione arte emergente del Premio Fondazione Francesco Fabbri. Nello stesso anno viene invitato da Andrea Bruciati a partecipare alla residenza di pittura Painting Practices presso Nogaredo al Torre (UD). Nel 2014 vince il Premio special under 35 del Premio Combat e nello stesso anno la Fondazione Domus per l’arte moderna e contemporanea acquisisce l’opera Pioneer esposta alla fiera di Artverona. Sempre nel 2014 presenta Portrait of a man, un progetto di mostra personale esposto presso gli spazi della galleria Remont di Belgrado. Nel 2015 partecipa alla residenza di pittura Landina, curata da Lorenza Boisi. Nel 2016 la Galleria Civica di Modena acquisisce il disegno Senza titolo e nello stesso anno l’Auditorium Parco della Musica di Roma ospita la mostra personale Dropout curata da Claudio Libero Pisano. Nel 2017 partecipa alla rassegna d’arte Selvatico a Cotignola (RA) curata da Massimiliano Fabbri. Attualmente vive e lavora a Milano.





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 07-08-2018 alle 00:00 sul giornale del 07 agosto 2018 - 211 letture

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