C’era una volta il Sindacato, un ricordo di Giuseppe Galuzzi

Giuseppe Galuzzi 14/09/2018 - Giuseppe Galuzzi nasce a Trasanni, frazione di Urbino, il 22 gennaio 1928. È il quinto di sette figli e già da ragazzo lavora a giornata nelle campagne della zona. Frequenta la scuola elementare e solo in seguito, con l’interesse e la volontà dell’autodidatta, consegue il diploma di terza media.

A quei tempi a Trasanni è ubicata una delle più grandi polveriere dell’aeronautica militare, che dà lavoro a parecchie famiglie del luogo, soprattutto ai “casanti”, lavoratori che non possiedono terreni e che trovano impiego solo nei periodi di più intensa attività agricola. Sul luogo dove sorge la polveriera si insediano, tra il 1940 e il 1944, circa quattrocento militari. Qui Galuzzi lavora, prendendo il posto dei fratelli maggiori, richiamati alle armi.

Si può dire che la sua formazione politica inizi nel 1943, a contatto con alcuni militanti comunisti che organizzano riunioni clandestine. Dopo l’8 settembre a Urbino - superata una fase politicamente ambigua, caratterizzata dalla costituzione di una precaria unione civica, concepita come organismo unitario e di conciliazione fra tutte le correnti politiche, compresa quella repubblichina - comincia la lotta armata e si formano i primi gap. Galuzzi è solo un ragazzo, ma prende parte ad azioni di disturbo, di sabotaggio e di rifornimento di viveri ai partigiani. Gli capita anche di far giungere e di riportare indietro armi “prestate” dai contadini ai “ribelli”.

Nell’agosto del 1944, liberata Urbino, malgrado gli ostacoli frapposti dall’amg, si ricostituiscono le leghe dei mezzadri, si riorganizza il sindacato unitario della cgil e a Pesaro, in via Tortora, si insedia la cdl provinciale. Galuzzi si iscrive al Fronte della gioventù, nel 1945 alla fgci e poi al pci. Se in campagna, a differenza delle città, durante la guerra si sopravviveva, ora non c’è lavoro in una provincia che ha subito i danni più gravi di tutta la regione. Partecipa attivamente alla vita organizzativa del pci e intanto, sebbene saltuariamente, lavora come muratore nella ricostruzione di ponti e della linea ferroviaria Urbino-Fermignano. Ma tra il 1950 e il 1951 è costretto a lasciare Urbino per andare ad Aosta, dove lavora nell’edilizia. Dopo un breve soggiorno a casa, si reca a Torino, dove frequenta un corso di formazione politica organizzato dal pci. Ascolta lezioni di dirigenti e di intellettuali come Italo Calvino e conosce numerosi dirigenti e parlamentari comunisti.

Galuzzi arriva al sindacato nel 1953, dopo che il partito lo aveva inviato a Macerata Feltria, nell’alta Valle del Foglia, per la campagna elettorale contro la “legge truffa”. Qui nel 1954 è incaricato dalla cgil di dirigere la cdl. Si tratta di un mandamento importante che comprende tredici comuni, ma è anche un area povera, a economia mezzadrile, dove i rapporti fra mezzadri e padroni sono particolarmente tesi e conflittuali. E, non casualmente, proprio a Macerata Feltria si verifica l’episodio più significativo delle lotte per il lodo De Gasperi, quando tra il 28 e il 31 dicembre 1947 i contadini istituiscono posti di blocco, isolano la cittadina e sequestrano, nei locali della cdl, alcuni proprietari terrieri per convincerli a sottoscrivere il lodo, già convertito in legge nel maggio precedente. L’episodio determina una dura repressione giudiziaria: settantacinque sono i rinviati a giudizio, di cui ventidue condannati a pene tra i sei e i nove mesi di carcere.

Galuzzi rimane a Macerata Feltria fino al 1957. Sono anni legati alle vertenze per le pensioni ai mezzadri e alla contestazione delle disdette che, quasi sempre notificate con preavviso di poche settimane e senza la necessità di indicare una giusta causa, mandano in rovina il mezzadro e la sua famiglia. Nel 1957 G. è richiamato a Pesaro e, dopo un periodo alla fillea, lavora nella segreteria provinciale della Federmezzadri; dal 1963 gli viene affidata la responsabilità dell’Ufficio vertenze della cdl provinciale. In questa veste si occupa delle rivendicazioni e dei contratti di quelle categorie di lavoratori che non sono singolarmente rappresentate: farmaceutici, addetti ai trasporti, assicuratori, collaboratori familiari ecc. In alcuni casi si conseguono risultati di notevole rilievo: dal contratto regionale per gli impiegati delle assicurazioni alla quattordicesima mensilità per i fornai di Pesaro, i primi in Italia a ottenere questa integrazione salariale. Negli anni sessanta, inoltre, sempre a Pesaro, superando le contrarietà della cgil nazionale che nutre in merito una sorta di diffidenza ideologica, si realizza il primo contratto part-time per le lavoratrici della Standa. In questo caso sarà anche impugnato, con successo, il rifiuto del datore di lavoro di pagare come straordinario le ore eccedenti il part-time, che si registrano in particolare nei periodi di maggiore attività dell’azienda.

Dopo il pensionamento rimane attivo nella cgil fino al 1989, ricoprendo per un decennio l’incarico di rappresentarla nella commissione regionale inps.

Ermanno Torrico (Con la collaborazione di M.Pia Quinzio)





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 14-09-2018 alle 00:00 sul giornale del 14 settembre 2018 - 448 letture

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