Gasdotto, controreplica di Legambiente Urbino a Snam: "Contenti delle rassicurazioni, ma... ne vale la pena?"

no gasdotto snam 3' di lettura 23/11/2018 - Riceviamo e pubblichiamo la controreplica del Circolo Legambiente "Le Cesane" di Urbino alla nota di Snam S.p.A. pubblicata il 20 novembre scorso sulla nostra testata, che a sua volta rispondeva ai timori dell'associazione ambientalista urbinate sulla realizzazione del Gasdotto Tap e del Gasdotto appenninico gestito da Snam stessa.

Ecco il testo integrale della controreplica:

"Prima di scrivere l’articolo, abbiamo letto anche le informazioni presenti sul vostro sito, ma è compito delle associazioni come la nostra dare più spazio alle preoccupazioni dei cittadini che non alle ragioni delle aziende che, come abbiamo visto, hanno tutti gli strumenti per chiarire dubbi e timori.

Perciò ci fanno un enorme piacere le rassicurazioni ufficiali in merito al tratto del gasdotto che va dalla Puglia all’Emilia Romagna. Ci mancano però quelle concernenti il tratto appenninico, perché, converrete con noi, i fenomeni sismici non seguono una logica umana e si presentano sotto molteplici forme, purtroppo sempre imprevedibili.

Per quanto riguarda il termine “depositi” ci è sembrato più fruibile di “stoccaggi”,perchè si parlava già di stoccaggio e la ripetizione ci sembrava poco elegante.

Ci rassicura che abbiate smentito infiltrazioni mafiose nel progetto e l’uscita della British gas in quanto non ne ha mai fatto parte. Spesso nelle grandi opere il rischio di presenze, occulte o meno, di carattere criminale non è facile da scongiurare, come invece succede evidentemente nel vostro caso.

Comunque, pur confidando nell’affidabilità dei vostri dati confortanti, continueremo a vigilare a fianco delle popolazioni interessate dal passaggio del metanodotto, o almeno sull’evoluzione delle loro proteste.

L’azienda assicura il rispetto delle norme vigenti - e ci mancherebbe altro che una grande azienda a partecipazione pubblica e con un azionariato diffuso affermasse che all’opera si provvede in barba alla legge; sebbene nel passato varie inchieste della magistratura abbiano interessato proprio le aziende a partecipazione statale - e “il ripristino ambientale” del territorio. Ebbene è proprio su questa asserita garanzia nutriamo dubbi profondi. La zona interessata al gasdotto, è un’area montana ricoperta da boschi secolari, ricca di una varietà floristica e faunistica, oggetto di studi, escursioni e attenzioni da parte di numerosi appassionati. Ora il passaggio di un gasdotto, con scavi, interramento di mastodontici tubi, costruzione di strade camionabili per l’accesso di pesanti escavatrici, difficilmente consentirà il ripristino del territorio ante opera. La presenza, consolidata in secoli, di flora e fauna specifiche saranno inevitabilmente sconvolte, con cambiamenti definitivi nella loro composizione. Non solo ma quello che la ditta chiama ripristino, si riduce nel ricoprire i fossati e gli scavi eseguiti, che la vegetazione e la fauna impiegheranno decenni per cancellarne le tracce. Il punto è proprio questo: ma ne vale la pena? un siffatto sacrificio ambientale è necessario? ecco, la nostra opinione è NO, ed è per questo che siamo a fianco dei Comitati No Tubo, che hanno raccolto finora molte adesioni.

Siamo consapevoli che il gas naturale è meno inquinante del petrolio, - ma non è una fonte rinnovabile e inoltre i consumi di metano sono in calo -, tuttavia siamo molto perplessi che il gasdotto debba transitare in paesaggi montani e boschivi incidendo ferite indelebili su un territorio che per la sua bellezza andrebbe invece protetto e tutelato. Infine per concludere rileviamo che aumentano gasdotti e importazioni, diminuiscono i consumi, ma le bollette delle famiglie sono le più care d’Europa. Misteri del Mercato."






Questo è un articolo pubblicato il 23-11-2018 alle 18:59 sul giornale del 23 novembre 2018 - 319 letture

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