In ricordo di Sandro Boldrini

lutto 2' di lettura 28/11/2018 - Era malato da tempo, eppure faccio fatica ad accettare la sua scomparsa. Non solo per l’affetto che mi legava a Sandro, ma anche per la sua intelligenza, la finezza e la profondità dei suoi contributi alla studio della metrica e della letteratura latine per tanti anni insegnate nella nostra università come professore ordinario e onorate con le ricerche su Plauto, Fedro e l’umanista, suo conterraneo, Niccolò Perotti.

Colpiva, chi come me si occupa di tutt’altra disciplina, la capacità che aveva di attualizzare la classicità con arditi e brillanti accostamenti e contaminazioni sociologiche e antropologiche. Si veda, ad esempio, Il santo e la scrofa: un’imitazione di Plauto nel Nordest brasiliano. Oppure l’ipotesi interpretativa di un breve carme, ritrovato casualmente in una edizione aldina durante il restauro da lui commissionato, da cui ha ricavato un’immagine della “sindrome urbinate”, che così suona nella traduzione proposta da Sandro: “C’è ad Urbino una tribù di perdigiorno/Che insieme corre con affanno, occupata nell’ozio,/Che ansima per niente, nel fare molto non facendo nulla,/A sé molesta e per gli altri assai odiosa”...

C’era poi la politica fatta di passione, ma anche di studio e capacità progettuale, il tutto radicato nei valori collettivi della solidarietà e della giustizia sociale ereditati dal movimento del ’68. Per questi motivi si candidò nelle liste del Pci risultando eletto in Consiglio comunale nelle elezioni del 1980 e 1985. Per qualche anno è stato assessore all’urbanistica, ruolo che ha ricoperto con grande responsabilità e saggezza in una fase in cui l’attuazione del Prg e la sua revisione, dopo De Carlo, erano state affidate prima ad Aymonino e in seguito a Benevolo.

Più tardi maturò in lui una certa disillusione e si staccò dalla città trasferendosi a Fermignano. Ma era sempre presente e puntuale alle otto del mattino, in tutte le stagioni, in piazza della Repubblica e all’edicola per dirigersi poi in via Veterani e raggiungere il suo studio all’Istituto di Civiltà antiche alternando le lezioni alla ricerca. Un luogo che amava molto e che era diventato come una seconda casa.

È bene anche ricordare il suo impegno come Presidente dell’Istituto per la Storia del Movimento di Liberazione “E.Cappellini”, incarico che dal 1986 ha conservato fino all’aggravarsi delle sue condizioni di salute. Il suo impegno è stato importante per l’ottenimento nel 1986 dell’associazione del “Cappellini” all’Istituto Nazionale e la promozione di importanti convegni sulla storiografia dell’Italia contemporanea che hanno conferito una visibilità nazionale dell’Istituto.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 28-11-2018 alle 00:00 sul giornale del 28 novembre 2018 - 1309 letture

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