Istituto Cappellini e ANPI "sfrattate" dalla sede di via Oddi, lettera aperta al Sindaco e alle associazioni

anpi 4' di lettura 08/02/2019 - La decisione di “sfrattare” l’Istituto “Cappellini” e l’Anpi dalla sede di via Oddi, è un brutto segnale per l’antifascismo e la cultura non solo di Urbino, ma di tutto il territorio. Non tiene conto dell’attività cinquantennale di un Istituto che ha contribuito attraverso la ricerca e le sue pubblicazioni alla conoscenza storiografica della città e della Regione, né di una associazione come l’Anpi, presente in città dal 1945, operosa testimone delle tradizioni democratiche e antifasciste.

Quando la Giunta comunale, con delibera esecutiva n. 89 del 19 aprile 2004, assegnò i locali all’Anpi e al “Cappellini”, la motivò considerando “la loro importanza culturale e sociale”. Ma al sindaco importa poco. In vista delle prossime elezioni comunali è più importante cercare consensi e voti, piuttosto che il danno di privare la città di una istituzione culturale e di una associazione che per le loro iniziative rappresentano un riferimento importante per l’intera comunità.

Abbiamo ispezionato i locali che il sindaco ci ha proposto in alternativa a quelli di via Oddi: una “stanza” di 40 mq. e tre pareti utilizzabili al primo piano e alcuni precari e angusti vani ubicati nel sottotetto di Palazzo Nuovo Albani contrari a ogni regola prevista per la conservazione e fruizione del bene culturale. Una proposta inaccettabile perché quegli spazi non possono contenere tutto il materiale del “Cappellini” e dell’Anpi: mobili, migliaia di libri, duecento periodici, l’archivio, raccolte, schedari, audiovisivi, che occupano complessivamente circa 140 metri lineari di scaffalature.

La documentazione archivistica è rilevante e riguarda un’estensione cronologica che va dalla seconda metà dell’Ottocento al Novecento la cui consistenza riguarda in particolare la Guerra di Liberazione, le memorie dei suoi protagonisti, la stampa clandestina, volantini, relazioni del Cln sui crimini del periodo fascista, rapporti dei Distaccamenti partigiani della V Brigata Garibaldi “Pesaro”, materiale fotografico e audiovisivo. L’emeroteca merita attenzione e tutela per raccolte, largamente complete, di riviste del Novecento di carattere economico-sociale, storiografico e filosofico, acquistate dall’Istituto dal Centro di San Giuseppe di Urbino quando nel 1969 il Centro lasciò la città. La biblioteca possiede volumi dedicati alla Guerra di Liberazione, alla storiografia sul Fascismo e all’Italia contemporanea. Si segnala, inoltre, anche una consistente raccolta di Atti Parlamentari, relativi alla V e VI Legislatura, interessanti per le inchieste parlamentari sul terrorismo. Tutti materiali consultati dagli studiosi e dagli studenti per le loro tesi di laurea.

Il recesso unilaterale dal contratto da parte del Comune, non compensato da una altrettanto idonea ricollocazione del “Cappellini” e dell’Anpi, provocherà la dispersione e la probabile perdita di fonti fondamentali per la storia sociale della nostra comunità già penalizzata, nel recente passato, per superficialità e insipienza, dalla perdita di importanti archivi, da quello dell’Ufficiale sanitario, a quello degli Esposti e delle Irab, mentre si allontana la realizzazione del Polo archivistico a cui è stato destinato Palazzo Gherardi. Non si tratta solo di arrecare un danno alla ricerca storica, ma all’immagine stessa di una città patrimonio dell’Unesco che nelle sue Linee Guida colloca al primo posto per la valorizzazione di un sito il legame con la cultura locale. Un sito, per altro, che gli amministratori dicono di voler trasformare in “distretto culturale evoluto”, un progetto, dunque, in cui la produzione di cultura assume il ruolo primario di volano nell’ottimizzare, in scala locale, i suoi impatti economici e sociali e attività connesse alla gestione e fruizione del bene culturale e alla sua tutela.

Rivolgiamo un ulteriore appello al sindaco, che ci ha intimato di lasciare i locali entro febbraio, di soprassedere o di proporci una reale alternativa ai locali di via Oddi, e chiediamo alle associazioni culturali cittadine e alle forze politiche di impedire la chiusura del “Cappellini” e dell’Anpi, attivi custodi della memoria della città e dei valori democratici.

Ermanno Torrico - Presidente dell’Istituto “Cappellini” Urbino
Cristiana Nasoni - Presidente Anpi-Urbino


da Istituto "E. Cappellini” di Urbino
Istituto per la Storia del Movimento di Liberazione





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 08-02-2019 alle 00:00 sul giornale del 08 febbraio 2019 - 619 letture

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