Fano-Urbino, comitato Iniziativa Popolare, "La ciclopedonale valorizza un bene collettivo abbandonato da decenni"

2' di lettura 18/02/2019 - Molto opportuno l’incontro organizzato dal neonato comitato “Iniziativa Popolare” sulla ex ferrovia metaurense. Renzo Rovinelli, il funzionario della Regione Marche che segue il procedimento ed ha contatti continui con tutti i soggetti interessati, ha ribadito innanzitutto che la stessa legge 128/2017 istitutiva delle ferrovie turistiche, più che facilitare, pone limiti severi ad un eventuale recupero della linea sia per le rigide misure di sicurezza che la mancanza di finanziamenti; inoltre, giustamente, RFI privilegia ferrovie riutilizzabili anche a scopo commerciale e non certo linee da ricostruire praticamente ex novo.

Dal canto suo, la Regione Marche non può prendere in carico la linea perché non è possibile sottrarre ingenti risorse al trasporto pubblico locale per riattivare una linea utilizzabile solo per alcune giornate l'anno; poche decine di turisti, per percorrere 48 km, impiegherebbero circa 3,5 ore all'andata e altrettante al ritorno. Nessuna preclusione esiste invece per il ferro ciclo turistico (di cui però non esistono modelli omologati) visto che ancora per molto tempo binari e traversine resterebbero al loro posto.

È emerso pertanto che la Regione Marche, prevedendo la pista ciclopedonale lungo il sedime, ha fatto una scelta giusta, apprezzata da numerose associazioni ambientaliste, in primis la FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta): infatti valorizza un bene collettivo abbandonato da decenni, lo recupera a scopo sociale e procede con la massima trasparenza, di concerto con i 7 Comuni attraversati dalla linea; una scelta anche lungimirante, basata su una precisa volontà politica che fa capo alla l.r. 38/2012.

Tutto questo in attesa che si creino le condizioni per un eventuale ritorno del treno, in un futuro comunque lontano e solo a scopo turistico, perché per ora nessuna legge consente l’esercizio commerciale; in sostanza, quella della Regione è una sorta di assicurazione sulla vita di una ferrovia che corre il rischio di essere fatta a pezzi (circa 200, quanti sono i privati interessati all'acquisto), che la stessa Fondazione cui sono affidate le ferrovie turistiche ritiene "difficilmente" recuperabile.

Non sono mancati durante il dibattito momenti di forte contrapposizione che hanno confermato quanto sia necessaria una informazione basata su dati oggettivi. Aiuta oltretutto la l.n. 2/2018, purtroppo poco conosciuta, secondo cui la bicicletta è un mezzo di trasporto (ecologico, efficiente ed economico) e le piste ciclopedonali sono infrastrutture al pari di strade, autostrade e ferrovie che vanno fatte non per andare a spasso di domenica in luoghi ameni ma da usare tutti i giorni per garantire sicurezza stradale e snellimento del traffico.

Per la ciclovia del Metauro ci sono anche i finanziamenti: 4,5 milioni di euro a fondo perduto e senza oneri per la Regione. Qualcuno potrebbe ragionevolmente rifiutare una nuova strada che non distrugge ma conserva la ferrovia dismessa e in più fa bene alla salute, all'ambiente e all'economia?






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 18-02-2019 alle 12:21 sul giornale del 19 febbraio 2019 - 142 letture

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