Università, Sinistra per Urbino: "Guardiamo al circondario o guardiamo quantomeno alla Regione?"

studenti universitari 4' di lettura 14/05/2019 - Il blog ROARS, una delle fonti più autorevoli a proposito delle politiche universitarie, ha appena dato notizia di una bozza di DM che il MIUR ha inviato alla CRUI richiedendo un parere.

La bozza «dà attuazione all’art. 1 comma 2 della Legge Gelmini», che prevede che «le “università virtuose” potranno sperimentare propri modelli funzionali e organizzativi”» ottenendo «libertà di sperimentare nuovi organi di governo, di costituire dipartimenti in deroga alle numerosità minime, di istituire corsi di laurea e dottorato senza onerosi accreditamenti, di differenziare il trattamento dei docenti, con incentivi per trasferimenti, doppie affiliazioni, gestione locale delle chiamate dirette, negoziazione dei compiti didattici e di ricerca, maggiori possibilità di sperimentare forme premiali e incentivi economici».

Siamo insomma di fronte a quanto era stato previsto già al varo della Legge Gelmini: l’istituzione di un doppio canale, con Università di Serie A destinate alla ricerca e ben finanziate e università di Serie B destinate alla sola didattica e penalizzate nella distribuzione del Fondo di Finanziamento Ordinario.

A decidere sarebbe Anvur - dominus irresponsabile, incontrastato e incontrollato dell’Università italiana - con i suoi giudizi di accreditamento: per far parte delle Università d’élite bisognerà ottenere almeno un giudizio B = “Pienamente soddisfacente”.

Anche alla luce di questi fatti, il dibattito sull’Ateneo animatosi nelle ultime settimane rischia di cadere fuori tempo massimo perché sconta il consueto provincialismo che alcuni anni fa ci ha fatto accumulare un ritardo drammatico nella statalizzazione: ricordiamo quando, a fronte del baratro finanziario che si era aperto nei conti dell’Università anche per via di alcune scelte discutibili, i settori più conservatori tra i docenti e pressoché tutte le forze politiche locali, dal PD alle destre, lanciavano alti lai paventando lo “scippo” dell’Ateneo, preferendo in tutta evidenza il fallimento alla statalizzazione.

La statalizzazione ha invece salvato l’Università e la città assieme ad essa, come le forze che confluiscono in Sinistra per Urbino - le uniche - avevano sempre affermato. Adesso, però, di fronte a questa ulteriore evoluzione del processo di riorganizzazione del sistema universitario nazionale, sia coloro che vogliono espandersi a Pesaro e Fano sia quelli che guardano invece… a Borgo Pace o a Monte Cerignone rischiano di fare solo danni. Gli scenari della competizione sono infatti di ben altro livello e ben altre sono le contromisure che bisognerebbe prendere finché si è ancora in tempo.

Prima di essere schiantati e acquistati da altri a prezzi di saldo, allora, sarebbe necessario avviare un ragionamento e un coordinamento con gli altri poli universitari marchigiani, al fine di impostare una programmazione regionale che eviti la competizione selvaggia e consenta semmai di fare fronte comune. Anche tenendo conto del fatto che Ancona e Macerata hanno ricevuto da Anvur una valutazione B, “Pienamente soddisfacente”, mentre attualmente Urbino ha ottenuto una valutazione C con un punteggio di 5,59, e cioè soltanto “Soddisfacente” (http://www.anvur.it/attivita/ava/accreditamento-periodico/rapporti-anvur-di-accreditamento-periodico/).

L’Università e le forze politiche cittadine riflettano, se non vogliamo andare incontro a un ridimensionamento che - in mancanza di quelle alternative economiche che né il Pd né Gambini sono mai stati in grado di costruire negli anni - sarebbe drammatico per la città.

Da parte nostra, proponiamo un percorso condiviso che preveda 1) l’istituzione di un organismo di concertazione permanente tra la Presidenza regionale, i Presidenti delle province marchigiane, i Sindaci dei Comuni sedi di Università, la Conferenza dei Rettori delle Università delle Marche, Associazioni di categoria, Sindacati , rappresentanze degli studenti; 2) programmazione di uno sviluppo regionale dell’offerta formativa dell’Università equilibrato e solidale nell’utilizzo delle risorse finanziarie; 3) organizzazione di un apposito Osservatorio regionale che valuti l’effettiva utilità dell’istituzione di nuovi corsi di laurea e di istituti di ricerca attraverso un costante monitoraggio delle richieste dei soggetti interessati. Il parere dovrà anche tener conto della compatibilità delle infrastrutture relative ai collegamenti e ai servizi e alla eventuale ricaduta in termini di qualità sul territorio.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 14-05-2019 alle 20:59 sul giornale del 14 maggio 2019 - 307 letture

In questo articolo si parla di attualità, urbino, politica, università di urbino, studenti universitari, sinistra per urbino, comunali urbino 2019

Licenza Creative Commons L'indirizzo breve è https://vivere.biz/a7uC