L'insediamento del nuovo Consiglio Comunale fra furbate, pastette e paghette

consiglio comunale urbino 6' di lettura 18/06/2019 - L’insediamento del nuovo Consiglio comunale non ha riservato sorprese, tutto si è svolto come da copione con Gambini mattatore che accentra sulla sua persona le deleghe più importanti - cultura, istruzione, lavori pubblici, polizia municipale ed altro ancora - salvo contraddirsi, poco dopo, dichiarando che è sua intenzione riposarsi un po’mollando qualche frattaglia, ai consiglieri della sua coalizione, cioè a tutti, come nella precedente sindacatura.

Poi deve essersi spaventato e ha tirato fuori dal cilindro la trovata di Sgarbi pro-sindaco, un incarico onorifico e gratuito ma “con delega alla cultura” che richiederà, però, una integrazione dello Statuto Comunale che non prevede questa figura. Ora le deleghe, secondo la prassi e il diritto, si attribuiscono agli assessori che si occupano di uno specifico settore, ma Sgarbi non è assessore e quindi di fatto, più banalmente, agirà da consigliere-consulente per i problemi della cultura. Questo significa che Sgarbi potrà continuare a dare il suo contributo per gli eventi culturali in una fase che vede la città impegnata nelle celebrazioni raffaellesche e che, per gli eventi da lui organizzati, potrà pretendere dei compensi. Del resto lo stesso sindaco ha dichiarato al “Carlino” del 4 giugno che Sgarbi “da assessore non può fare da curatore delle mostre per legge, e quindi è in una situazione limitante. Lui è Sgarbi e non ha bisogno di essere chiamato assessore a Urbino, noi invece abbiamo bisogno di lui e in futuro potremmo anche pagarlo cosa che ora non è possibile per incompatibilità”.

Soluzione che ha trovato d’accordo l’ormai ex-assessore secondo il quale “ci sarà da divertirsi”. Resta da capire a chi attribuire la “genialata” come ha titolato “Il Carlino” dell’8 giugno. L’impressione è che sia stato tutto un teatrino e che la decisone l’abbiano presa Sgarbi e il sindaco di comune accordo, altro che “incomprensioni” fra i due come è stato suggerito e riportato sulla stampa locale e, in prima battuta, da “Il Ducato”. In genere, però, gli statuti di molti Comuni indicano fra i doveri del pro-sindaco anche quello di partecipare alle riunioni di Giunta. In conclusione Sgarbi, prima latitante da assessore, lo sarà, a maggior ragione, da pro-sindaco.

Alla carica di presidente del Consiglio comunale è salito Massimiliano Sirotti, passato all’incasso per avere evitato, insieme a Marianna Vetri, la caduta della Giunta dopo la cacciata della leader di CUT Crespini, che li aveva invitati a dimettersi. Anche Vetri, diventata una gambiniana di ferro, è stata premiata, al di là dei suoi meriti, con la delega pesante al personale insieme alle pari opportunità e allo sport. Sirotti ha esordito affermando che “le istituzioni vengono prima dei partiti e delle aggregazioni politiche”. E il ricordo corre al 29 maggio 2017 e al suo silenzio di fronte alle ingiurie e agli insulti rivolti da Sgarbi ai consiglieri di minoranza che l’avevano chiamato in causa per il suo assenteismo. Un silenzio grave anche sull’atteggiamento dell’allora presidente del Consiglio comunale Foschi che, per difendere Sgarbi, è saltata, come un’esagitata, addirittura fra i banchi della sua parte politica invece di tutelare i diritti della minoranza consiliare. Un episodio gravissimo, un precedente che Sirotti farà bene a non dimenticare esercitando il suo ruolo con imparzialità a tutela dei diritti della minoranza e delle prerogative del Consiglio.

Elisabetta Foschi, non eletta in Consiglio comunale, è assessore esterno ai servizi sociali e alla sanità perché, sebbene il suo l’appeal politico sia in caduta libera, è il collante di Gambini con la destra provinciale, e allora come negare la paghetta a una che nella sua vita non ha lavorato nemmeno un giorno e che vive di politica e non, cosa ben diversa, per la politica? Ha battuto ogni record: è stata in Consiglio comunale dal 1995 al 2019, cioè 24 anni, e per molto tempo, contemporaneamente, consigliere comunale, provinciale e regionale.

Quanto a Lino Mechelli e Massimo Guidi, due consiglieri e politici di lungo corso, il primo ha realizzato il sogno di avere assessore al turismo De Crescentini, un urbinate che si dice abbia fatto molto bene nello stesso incarico al Comune di Gradara, in passato proposto da Mechelli come candidato a sindaco del centro-sinistra. Mechelli ha fatto, come al solito il pieno di voti, rimandando il suo addio alla politica annunciato a metà della seconda sindacatura di Corbucci dopo le dimissioni da presidente del Consiglio comunale seguite dalla rottura col Pd e l’approdo al movimento di Giorgio Londei abbandonato per costituire la lista, Urbino città ideale, in coalizione con Gambini. Mechelli è troppo esperto e assegna alla politica proprio il compito di depotenziare i contrasti, ma si ricordi che se Londei ha dei tratti autoritari innegabili, più caratteriali che politici, Gambini, invece, è un padrone e per lui il Comune va amministrato come un’azienda relegando la politica a una cornice di cui evitare gli impacci e le mediazioni.

Guidi, in crisi di consensi, presente in Consiglio comunale quasi ininterrottamente dal 1999 più volte assessore e presidente del Consiglio, è stato ripescato facendo dimettere l’ex verde ed ex-tutto, Lorenzo Tempesta, un uomo per tutte le stagioni, che si consolerà, così almeno sembra, con la presidenza ben retribuita dell’AMI. E Fedrigucci ? Credo sia in lista di attesa per qualche presidenza. Scomettiamo?

Detto questo, all’insediamento del Consiglio non c’era la folla abituale, un sintomo del distacco tra la politica e i cittadini, e non c’è stato un vero dibattito sui problemi della città e sulla strategia della Giunta. É auspicabile che ci sia e questo darà modo di ascoltare anche i numerosi nuovi consiglieri. Intanto l’opposizione è sembrata un po’ frastornata a parte alcuni guizzi interessanti di Rosati e di Giorgio Londei. Insomma ora è il tempo delle furbate, delle pastette e delle paghette, vedremo poi se Gambini, sarà capace di avviare a soluzione, cosa che per ora non ha fatto, i veri problemi della città: calo demografico, crisi commerciale, desertificazione del centro storico, rilancio culturale e turistico, macigni con i quali il sindaco e la Giunta, al di là delle chiacchiere imbonitrici e degli esiti di una campagna elettorale che è durata cinque anni, saranno chiamati a misurarsi.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 18-06-2019 alle 07:00 sul giornale del 18 giugno 2019 - 2113 letture

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