Contraddizioni e inefficienze gestionali nel provvedimento di chiusura dell’Oasi della Badia

oasi la badia urbino 3' di lettura 11/07/2019 - Sinistra per Urbino ha seguito il dibattito sull’eventuale chiusura dell’Oasi della Badia con attesa di giustificazioni tecniche e scientifiche adeguate all’importanza che l’argomento riveste, non solo come determinazioni dell’amministrazione pubblica sulla gestione presente del territorio di caccia, ma sul rapporto esistente tra uomo e ambiente naturale.

Sensibilità e attenzione all’ambiente caratterizzano l’approccio dei popoli evoluti ad una coscienza capace di riconoscere i problemi globali e declinarli in politiche locali. Invece da noi sembrano non interrompere il pensiero corto e sbrigativo, che divide gli animali in prede e predatori, ignorando le necessità di un ecosistema delicato e singolare come quello dell’Oasi della Badia.

Si dovrebbe dunque interrompere una scelta di tutela che ha caratterizzato la gestione di quell’area per alcuni decenni, causando a detta dell’ATC la proliferazione incontrollata dei cinghiali, sperando così di arginare il fenomeno a schioppettate.

Diciamolo subito, il problema dei cinghiali ha proporzioni ben più vaste di quelle dell’Oasi e non si risolverà con un approccio improntato esclusivamente alla caccia. La caccia al cinghiale nell’Oasi aprirà la caccia illegale alle specie protette, non ci sono né uomini né soldi per fare i controlli necessari. Controlli che andrebbero estesi a tutto il territorio dell’entroterra per individuare i molti comportamenti furbeschi da parte di alcuni cacciatori disonesti, come il foraggiamento dei cinghiali e la diffusione di femmine gravide.

Oppure si vuole destinare un territorio cosiddetto vergine alle smanie venatorie per soddisfarne la sete? La tutela di specie migratorie rare, la specifica biodiversità degli ambienti ricchi di acque dell’Oasi della Badia non sono argomento secondario e risibile, sono l’essenza di un ritrovato rapporto tra cittadini del mondo e ambiente naturale. Oggi più che mai, di fronte agli enormi problemi del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici, siamo chiamati a ponderare attentamente i nostri passi e allargare il pensiero alle conseguenze generali che anche scelte apparentemente di esclusivo interesse locale hanno sia in termini di protezione dell’ambiente che nei risvolti educativi connessi.

Di fronte alla questione dell’apertura della caccia all’Oasi della Badia, sollevata dall’Atc, abbiamo assistito al silenzio imbarazzante della Giunta comunale, del Pd, del sindaco Gambini, di Rosati e Londei, che in campagna elettorale si erano spesi in fiumi di parole a difesa dell’ambiente. E preoccupa soprattutto il silenzio del presidente della Giunta regionale Ceriscioli. Non vorremmo che il governo regionale, per i ricorrenti motivi elettorali, dopo aver dimostrato incapacità e incompetenza nel saper gestire il problema della caccia e la tutela degli agricoltori, e purtroppo l’incapacità non si limita solo a questo, pensasse alla solita regalia a favore della lobby e di quelle associazioni venatorie meno permeabili alle esigenze ambientalistiche, a scapito della salvaguardia del territorio e della sua biodiversità. Ancora una volta il governo regionale si piegherebbe agli interessi di pochi a scapito di tutta la collettività.


da Antonio Santini
Sinistra per Urbino





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 11-07-2019 alle 07:00 sul giornale del 11 luglio 2019 - 319 letture

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