Autotrasporto, si spengono sempre più motori, oltre 300 imprese chiuse in provincia in dieci anni

camion|tir|autotrasportatori|autotrasporti| 3' di lettura 22/01/2020 - La lunga notte per le imprese sembra non finire mai. Le crisi internazionali, la stagnazione dei consumi, la concorrenza dei paesi asiatici, il commercio elettronico e lo strapotere dei giganti della rete hanno letteralmente stravolto un sistema economico basato sulla piccola e media impresa.

La provincia di Pesaro e Urbino, una delle più artigiane d’Italia ha pagato un prezzo altissimo lasciando sul campo migliaia di imprese. Uno dei settori, che ha vissuto questa crisi di riflesso e poi direttamente è stato l’autotrasporto, complice la crisi del mobile e della manifattura in generale. Lo dicono i dati. Negli ultimi dieci anni hanno chiuso in provincia di Pesaro e Urbino oltre 300 imprese (erano oltre 1.300 imprese nel 2009 ora sono complessivamente 970). Solo negli ultimi tre anni sono state 60 le imprese di autotrasporto che hanno cessato l’attività.

Secondo un’analisi del Centro studi della CNA ci sono meno padroncini e più società di capitali ma il fatturato continua a calare. Dopo aver perso il 2,1 per cento nel secondo semestre 2018, se ne è andato un altro 1,7 per cento tra gennaio e giugno 2019. A risentire del calo del fatturato è stata la diffusione degli investimenti che nella prima parte del 2019 ha coinvolto meno di una impresa su quattro.

Dunque l’autotrasporto pesarese e marchigiano cambia pelle, ma la crisi non passa e il numero delle imprese diminuisce. A pagare più di tutti una crisi del settore che non vuole finire, sono stati i “padroncini”: le imprese individuali in calo del 10%. Imprese anziane, con oltre il 60 per cento dei titolari che hanno più di 50 anni. In controtendenza le società di capitali che nelle Marche salgono da 658 a 728 (+10,6 per cento) mentre calano le società di persone (-5,9 per cento) e le altre forme giuridiche (-7,7 per cento).

Sul territorio il prezzo più alto della crisi lo hanno pagato le imprese di autotrasporto della provincia di Ancona (-87 tra il 2016 e novembre 2019), seguite da quelle di Pesaro Urbino (quasi 60 in meno).

“Le nostre imprese - afferma Riccardo Battisti responsabile CNA Fita - per oltre il 90 per cento sono attive nel traffico regionale e nazionale e solo meno del 10 per cento viaggiano oltre frontiera. Il confronto con i vettori esteri è impietoso. Ad esempio i ‘padroncini’ polacchi fanno per il 70 per cento trasporto internazionale. Senza considerare la concorrenza al ribasso sulle tariffe che penalizza fortemente le nostre imprese rispetto a quelle dell’Est Europa. In dieci anni abbiamo perso il 40 per cento delle merci trasportate su strada”. I problemi che frenano il settore? Lo storico gap infrastrutturale delle Marche, ma anche della rete stradale e autostradale nazionale. Il continuo aumento dei costi di gestione, i ritardi nei tempi di pagamento e l’estrema debolezza del potere contrattuale dei “padroncini” nei confronti della committenza.

“Come se non bastasse - precisa Battisti - gli autotrasportatori marchigiani devono affrontare anche il caos sull’A14 e sulla statale 16 a causa dei viadotti a rischio, con maxi ingorghi, strade intasate e file per decine di chilometri. Una situazione insostenibile. Senza un risoluto e celere intervento del Governo ci mobiliteremo organizzando una protesta tra le Marche e l’Abruzzo, riservandoci di individuare modalità, tempi e luoghi della contestazione”.

Per invertire la rotta e rilanciare il settore è necessario garantire una effettiva continuità territoriale a tutte le imprese disagiate a causa della critica collocazione logistica; ridurre l’incidenza delle imposte sul gasolio sotto il 50%; impiegare finanziamenti europei per programmare quanto prima un piano straordinario di intervento sulla viabilità; introdurre misure che consentano tempi certi di pagamento e favorire l’aggregazione tra imprese.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 22-01-2020 alle 20:37 sul giornale del 23 gennaio 2020 - 270 letture

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