Cagli, tre nuovi contagi. L'Amministrazione redige un documento per far chiarezza sull''A. Celli'

ospedale di cagli 4' di lettura 23/03/2020 - Passano da 6 a 9 le persone positive al Coronavirus nel comune di Cagli, lo ha comunicato ieri la stessa amministrazione comunale, anche se i dati provenienti dalla prefettura (in leggero ritardo) non evidenziano ancora questo aumento. Salgono a 20 anche le persone poste in isolamento domiciliare precauzionale.

Nei giorni scorsi il sindaco Alessandri, sostenuto da tutti i sindaci dell'Ambito Territoriale Sociale n. 3 (Acqualagna, Cantiano, Piobbico, Apecchio, Frontone e Serra Sant'Abbondio), insieme al sindaco di Urbino Gambini e quello di Sassocorvaro-Auditore Grossi, hanno sottoposto al governatore Ceriscioli una richiesta congiunta di valutare l'opportunità di attivare un'Unità Operativa Temporanea di pronto soccorso e di aumentare il numero di posti letto per pazienti No-Covid, per quanto riguarda gli ex ospedali di Cagli e Sassocorvaro.

La fattibilità della proposta dovrà esser valutata dalla stessa regione e dal GORES (gruppo operativo regionale per l'emergenza sanitaria). La problematica maggiore in questo momento non è tanto ricostruire spazi e posti letto, ma la carenza di personale medico, infermieristico e socio-sanitario.

Per far chiarezza l'amministrazione comunale di Cagli ha voluto redigere un breve documento, per cercare di far comprendere al meglio la situazione attuale dell''A. Celli' e spazzare via ogni polemica.

"Attualmente l’ospedale di Cagli ha il terzo piano e una parte del secondo inagibili e pertanto inutilizzabili. Con il termine inagibile si intende che la sua vulnerabilità sismica non è compatibile con la permanenza di persone a ridotta mobilità, come i pazienti ospedalizzati. L’ospedale, il cui nucleo originale risale alla prima metà del 1800, infatti, è stato sopraelevato e ampliato con interventi successivi. Poiché nel frattempo abbiamo sentito parlare - anche in questo caso totalmente a sproposito - di espropriazione per motivi di pubblica utilità dell’Ospedale, vorremmo precisare che, l’edificio in cui si trova è già di proprietà pubblica e rientra nel patrimonio immobiliare dell’Asur (informazione facilmente verificabile sul sito dell’Azienda Sanitaria Unica Regionale). L’ospedale di comunità per legge (DM 70/2015 - c.d. Decreto Balduzzi e successive norme attuative di livello nazionale e regionale) è una struttura intermedia tra l’assistenza domiciliare e l’ospedale vero e proprio. In sostanza è un ponte tra i servizi territoriali e l’ospedale, per tutte quelle persone che non hanno necessità di essere ricoverate in reparti specialistici, ma necessitano di un’assistenza sanitaria che non potrebbero ricevere a domicilio.

In ogni ospedale di comunità -, quindi, devono essere garantite almeno le Cure Intermedie e la Riabilitazione Intensiva; si tratta di due funzioni importanti, che devono proseguire anche in questo momento.

Al primo piano del nosocomio è situata la struttura per la riabilitazione intensiva gestita in convenzione dalla società KOS Care Santo Stefano; si tratta di 20 posti letto di riabilitazione funzionale, vale a dire destinati a persone che hanno bisogno di assistenza e riabilitazione continuative - prosegue la nota dell'amministrazione comunale -. Sempre il KOS Care Santo Stefano gestisce qui, in convenzione, anche 10 posti di lungodegenza.

Nella sola parte di secondo piano agibile, sono presenti 14 posti di cure intermedie gestiti dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN), vale a dire direttamente dall’Asur Area Vasta n. 1. Al secondo piano, in condizioni ordinarie, potrebbero essere attivati ulteriori 10 posti letto di cure intermedie. Chiaramente per l’attivazione serve anche il necessario personale: si tratta, all’incirca, di 1 infermiere ogni 8 pazienti e 1 OSS ogni 2 pazienti, a cui deve essere garantita anche la turnazione.

In questo momento, per arginare l’eventuale diffusione del COVID 19, la Direzione Sanitaria dell’Area Vasta n. 1 ha dato disposizione di isolare i pazienti presenti, stabilendo che ciascun paziente abbia una stanza singola. Riteniamo che questa decisione delle autorità competenti sia sensata e condivisibile.


Considerata la succitata disposizione, i posti letto ulteriori di cure intermedie NO COVID attivabili sarebbero complessivamente 6.

Anche per l’attivazione di un'Unità Operativa temporanea di pronto soccorso NO COVID h24 c’è bisogno di molto personale, indicativamente e proprio al minimo: un medico e un infermiere per ogni turno di 8h.

Ci auguriamo che quanto sopra possa fornire il quadro della situazione reale a tutti e che possa porre fine ad inutili e dannosissime polemiche e strumentalizzazioni e che la Regione possa accogliere la nostra proposta condivisa, mediante l’assegnazione del personale indispensabile per garantire standard assistenziali adeguati ed esclusivamente dedicato. Viste le tante adesioni di medici volontari COVID registrate in sole ventiquattrore dall'emanazione dell’avviso di reclutamento da parte del Governo, in attesa che questo venga assegnato alle Regioni proporzionalmente alla gravità della diffusione del virus, auspichiamo che le condizioni per rendere fattibile la nostra proposta si verifichino presto
".






Questo è un articolo pubblicato il 23-03-2020 alle 17:57 sul giornale del 23 marzo 2020 - 531 letture

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