Dai partiti di centrodestra un secco no alla trasformazione dell'Ospedale di Urbino in struttura Covid

ospedale di urbino 3' di lettura 26/03/2020 - Leggiamo con sgomento un comunicato del PD dell’entroterra pesarese che chiede di rendere l’Ospedale di Urbino come centro Covid, ovvero per la cura dei malati da coronavirus.

Pur capendo l’emergenza attuale nella gestione di questa malattia che anche nell’entroterra pesarese sta colpendo intere comunità, i partiti di centrodestra sono fortemente contrari a questa ipotesi che purtroppo nasce anch’essa dall’improvvisazione di una classe dirigente che neppure in questo terribile momento riesce ad avere la lucidità necessaria per comprendere che dopo i tagli da loro operati nella sanità, l’Ospedale di Urbino è l’unico centro di riferimento per una popolazione di oltre 150.000 unità. Dedicare quest’ospedale a centro Covid, vuol dire privare l’entroterra delle necessarie assistenze sanitarie, considerato che l’ospedale di Cagli e quello di Sassocorvaro sono stati destinati ai privati e solo per alcune cure o riabilitazioni.

Attualmente, dati Gores di oggi, nell’Ospedale di Urbino vi sono 9 pazienti ricoverati in cure intensive e 63 in reparti non intensivi, ovvero la metà dei posti letto disponibili è occupata da malati da coronavirus, compromettendo di fatto tutto l’ospedale e le funzionalità negli altri reparti.

Con i nostri Consiglieri Regionali stiamo già chiedendo delle misure urgentissime per liberare l’ospedale di Urbino e ripristinare le sue funzioni fondamentali per tutto l’entroterra. E’ evidente che occorre raddoppiare la capacità di cure ad Urbino, magari con la richiesta di un ospedale da campo da posizionare nel suo parcheggio per curare i malati covid, oltre alla necessità di coptare le strutture date ai privati di Cagli e Sassocorvaro per aumentare i posti letto ospedalieri e la riapertura dei reparti dell’ospedale di Pergola. Per quanto riguarda il personale sanitario necessario, riteniamo fondamentale l’utilizzo degli specializzandi del 4° e 5° anno e la richiamata dei medici che stanno lavorando fuori regione e, in ultima ipotesi anche dei medici ed infermieri militari.

Inoltre, auspichiamo che tutti i laboratori privati, universitari o dei centri di ricerca possano essere utilizzati, come peraltro stanno chiedendo anche loro, per le analisi dei tamponi in modo da avere la mappatura più completa dello stato di salute della popolazione marchigiana per adottare al meglio le misure di prevenzione necessarie alla limitazione del contagio. L’unica cura veramente disponibile è la separazione fisica delle persone e ciò è possibile solo con l’effettuazione di tamponi su tutta la popolazione.

Da ultimo, crediamo che la nomina di un Commissario Regionale Straordinario sia assolutamente necessaria per operare al meglio in una situazione così complicata e di altissimo pericolo per la tenuta sanitaria e sociale di tutte le Marche. Non dimentichiamo che ben 13 ospedali sono stati scelleratamente chiusi durante questa amministrazione, che la riorganizzazione territoriale con le aziende ospedaliere e le aree vaste non ha mai funzionato, allontanando l’accesso dei cittadini ai servizi sanitari territoriali. Per questo urge un radicale cambiamento di rotta con persone nuove e competenti che possano immediatamente decidere come affrontare questo flagello. Ogni ora di ritardo costa vite umane, e questo non possiamo più permettercelo.


da Lodovico Doglioni
Segretario provinciale Lega Pesaro Urbino





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 26-03-2020 alle 18:42 sul giornale del 26 marzo 2020 - 2142 letture

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