Covid, Bonucci e Chiellini, difesa e speranza

2' di lettura 14/10/2020 - “Con Bonucci e Chiellini in difesa, abbiamo speranza di farcela”, diceva stravaccato, la mascherina arricciata sul polso. Mi è parsa una allegoria del nostro quotidiano. Difesa e Speranza, come atteggiamento di chi ha perso la fiducia. Perché tanto l’una quanto l’altra, rappresentano l’ultima spiaggia.

Se la Difesa infatti, rimane come ultimo baluardo, vuol dire che il centrocampo non ha svolto appieno il suo dovere. Non ha occupato gli spazi, non ha fatto filtro. Se il Covid, rivela nuovamente la sua narrazione drammatica, se ci mostra ancora la sua fetida bocca di carnefice dal volto che nessuno conosce, umiliandoci in esercizi ed abitudini ed operazioni da reinventare ogni volta, vuol dire che il centrocampo-estate, ovvero quel tempo in cui era appena confluita la non conclusa esperienza pandemica, non è servito a nulla. Tanto che, in quella trama disgraziata di morte che mortalmente riempiva la scena, ne sono fuggiti gli attori, liberati di correre al Billionaire, a fare festa. Sarebbe bastato percepire che il primo tempo era ancora in corso, per non difenderci oggi. Che quella brace nebulosa covava ancora nel nostro fluire. Avremmo potuto colmare quell’abisso, condannandolo definitivamente. Così non è stato. Allora, la Speranza. Che in un ingegnoso, quanto desolato linguaggio da Lincei, più propriamente, viene definita “culo”. Ovvero, testimonianza e significato di un abbandono ad una tensione, per niente positiva, né luminosa, in cui si tende a riparare, dopo aver preso coscienza della propria negatività.

Speranza come rinuncia, dunque. Pari ad una resa. Pari ad un ottimismo che ci riduce a spettatori senza alcuna operosità. Questa è solitudine. Spesso dolorosa. Una sofferenza colorata da attese. Che ci proiettano in un incerto futuro, facendoci trascurare il presente. Non c’è peggior morte che morire da vivi. E difendersi sperando, ne è triste presagio. Pertanto, se della Pandemia non ne conosciamo il volto, tuttavia ne conosciamo l’origine. Che non ha nulla di Divino. Nasce e si sviluppa per le diseguaglianze del mondo. Nasce dalla miseria che genera sistemi di vita disumani e poco igienici. Nasce dalla impossibilità di poter studiare. Di avere medicinali. Strutture mediche. Nasce dal diritto negato alla vita. Allora dovremmo immaginare un terzo tempo dopo il secondo trascorso a difenderci e sperare. Il tempo dell’impegno civile per costruire comunità ed economie migliori. Più sostenibili, più inclusive e paritarie.






Questo è un articolo pubblicato il 14-10-2020 alle 22:23 sul giornale del 14 ottobre 2020 - 203 letture

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