Lo spezzatino toponomastico

via matteotti urbino 2' di lettura 14/10/2020 - La decisone del sindaco Gambini di dedicare a Paolo Volponi, Egidio Mascioli e Lucio Dalla altrettanti luoghi del centro storico, è discutibile per quanto riguarda la scelta di dedicare a Luco Dalla il primo tratto di Via Matteotti, dal termine di Corso Garibaldi fino al primo bastione, denominato per l’occasione “belvedere”.

Un termine inappropriato perché tutta via Matteotti è un “belvedere” è lo è tanto più oltre il bastione quando l’occhio può spaziare sull’Appennino allargando al massimo la visuale sulla campagna con la sua luce e i suoi colori.

Quello che non va in questa decisione è, come per la “Passeggiata Carlo Bo” (già primo tratto di viale Ferdinando Salvalai il partigiano urbinate assassinato dai fascisti a Massa Lombarda), di spezzare la continuità dedicatoria di una via, già in epoca fascista denominata “28 ottobre”, che il 15 settembre 1946 era stata dedicata ad una personalità dell’antifascismo come Giacomo Matteotti. Sono d’accordo, invece, di dedicare il portico “lungo” e quello “corto, come li chiamano gli urbinati, che non hanno precedenti dedicatori, a Paolo Volponi e a Egidio Mascioli per i loro indiscutibili meriti e legami con la città, anche se a Volponi sono già stati intestati, la Scuola media di via Oddi e il Polo didattico universitario di via Saffi.

Dalla è stato certamente un grandissimo artista, e non sarebbe mancata l’occasione per dedicargli una via, ma i suoi rapporti con la città sono stati brevi e sporadici, senza lasciare segni tangibili nel tempo, limitati all’acquisto di un immobile nella campagne di Rancitella, adibito per qualche tempo a studio di registrazione condiviso con Gianni Morandi, e per avere tenuto alcune lezioni di Sociologia della comunicazione presso il nostro Ateneo.

In generale consiglierei più prudenza perché ogni toponimo non può essere ricondotto esclusivamente a un problema dedicatorio (si vedano a questo proposito gli studi di Mario Isnenghi, soprattutto il saggio L’Italia in piazza: i luoghi della vita pubblica dal 1848 ai nostri giorni, Mondadori 1994). Ogni luogo della vita pubblica, infatti, costituisce un preciso e complesso retaggio storico e culturale in cui si identifica l’immaginario collettivo cittadino. Cambiare nome, dunque, a una piazza o a una via significa distorcene il significato pubblico e identitario più profondo e condiviso. E simili cambiamenti sono solo giustificati in momenti fondamentali della storia, come la toponomastica di epoca fascista sostituita nella nuova Italia del dopoguerra proprio per cancellare l’impatto pubblico e simbolico di una esperienza tragica per il Paese.

E infine giudico inopportuno che all’inaugurazione sia stato invitato il neo presidente della Giunta regionale Acquaroli, assiduo frequentatore di cene per ricordare l’anniversario della Marcia su Roma.


da Ermanno Torrico
Presidente Istituto "E. Cappellini”





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 14-10-2020 alle 17:35 sul giornale del 14 ottobre 2020 - 282 letture

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