La gioia perduta

2' di lettura 19/11/2020 - Gioia come gaudio ed allegrezza. Gioia come letizia e felicità. Gioia come piacevole emozione. Come esultanza e contentezza. Come sollievo.

Ma anche come pietra preziosa. Come festosità. Gioia come godimento, giubilo, giocondità. Come ilarità e vivacità. Come dolcezza. Come beatitudine. Come conforto. Come gemma e diletto. Come appagamento, piacere, pienezza e voluttà. Come serenità e passione, esultanza ed estasi. Gioia come sostantivo femminile. Come euforia e tripudio. Come buonumore. Come spensieratezza, incanto, beatitudine e goduria. Come monile. Gioia come nirvana. Come tesoro e completezza. Gioia di quando si è felici. Che è un di più, perché già felici. Orlata di attimi brevi ed incerti, intensi di nulla e di eternità. Gioia come eccitazione positiva e gratificante. Motore della vita. Gioia friabile, impalpabile, sempre insicura e turbata dal timore di scolorarsi. Gioia sorella d’amore. Nemica della tristezza,della rabbia, del disgusto, della paura.

Sei scomparsa nel breve di un respiro. E non so più dove trovarti. Dove ti sei ritirata, mia orgogliosa?!. Come posso raggiungerti ora, che sono infelice e ti inseguo in questo Novembre scuro, senza trovarti. Senza trovarti. Continuo a frugare il riverbero di questo sole che chiude ogni giornata e dispone le cose di autunno in figure ornate di rami secchi senza fiori. Busso a tutte le porte di questa città, che aprono su cortili muti. Nessuno sa di te. Nessuno ti ha vista.

Qualcuno, forse senza fondamento, lascia intendere che tu sia cambiata. Che tu abbia smesso il cuore e trascorra notti piene a rimuginare acciottolati e slarghi deserti, in una ebbrezza disordinata, delittuosa ed immorale, non necessaria. Se così fosse, sarebbe un peccato. Comunque, mia preziosa assenza, mia vitale essenza, io non voglio separarmi. Non voglio immaginare definitivo questo distacco, esasperato di morte.

Torna. Usciremo ancora insieme. Ci faremo nuove confidenze. Nuove premure. Ci inventeremo ragioni per rigettare questa nera ed incurabile malinconia. Ricomporremo i giorni. Torneremo a separarli dalle notti. Scialacqueremo occasioni e soldi. E di ogni notte ne faremo una sola, ma infinita. Una notte immensa che non consumi il tempo, ma lo mantenga cangiante di fulgori e di forme incorruttibili e seducenti di vita vera. Vendicandoci di quella invertita e deforme che viviamo oggi, in questo esiguo quadrato di terra che ci tocca, mascherati come banditi, sparpagliati come cespugli, immobili difronte alla superbia di scritte scolorite di Bar e Ristoranti serrati.






Questo è un articolo pubblicato il 19-11-2020 alle 00:34 sul giornale del 19 novembre 2020 - 160 letture

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