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Il 5,2% dei marchigiani ha difficoltà di accesso a servizi come, ad esempio, quelli dedicati all’infanzia o agli anziani. Tant’è che mentre, in generale, quasi 9 italiani su 10 (89%) sognano l’agricolonia per i propri figli, solo il 16% dei bambini fino a due anni di età usufruisce del nido. Servizi presenti, per altro, solo nella metà dei Comuni marchigiani lasciando sguarnite intere aree, soprattutto nell’entroterra.


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Oltre 13mila operatori, un ettaro su 5 dedicato al biologico e due denominazione di origine a sottolineare l’alta qualità del prodotto. Stiamo parlando dell’olio extravergine di oliva marchigiano il cui rilancio è stato al centro del dibattito assembleare dell’Aprol Marche, l’associazione che riunisce i produttori olivicoli marchigiani legati a Coldiretti.














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Oltre 2,4 milioni di turisti e più di 10 milioni di presenze. Numeri dell’Osservatorio regionale del turismo che dipingono le Marche dello scorso anno e sui quali pesa la situazione sanitaria internazionale nonostante la riapertura delle frontiere nazionali senza bisogno di quarantena ai cittadini europei a partire dal 3 giugno mentre occorrerà attendere il 15 giugno per quelli che giungono da fuori dei confini comunitari.



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Dove non arriva la grandine ci pensano i cinghiali. Nelle campagne marchigiane la situazione relativa ai danni da ungulati è sempre più drammatica e oltre ai danni del maltempo, che ha letteralmente distrutto intere coltivazioni di frutta, ortaggi, vigneti e cereali nella notte tra 20 e 21 maggio, si aggiungono le ininterrotte incursioni degli animali selvatici a terminare di rovinare i raccolti.


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Continua a cresce il numero del apicoltori delle Marche e, soprattutto, la percentuale di quanti commercializzano il prodotto del lavorio incessante delle api. E non mancano già i primi raccolti con il millefiori primaverile che registra rese di 10 chili per alveare (il doppio rispetto allo scorso anno) mentre ciliegio e acero viaggiano su 5 chili per alveare.


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Oltre 600 controlli sulla filiera marchigiana a difesa dell’agroalimentare genuino e di qualità nei mesi del Coronavirus. L’emergenza sanitaria non ha fermato il lavoro nelle campagne e nemmeno quello dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi che ha continuato l’opera di tutela dei consumatori e delle aziende che puntano sulle eccellenze e sulla distintività del cibo locale.






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Senza possibilità di riaprire, con un mare di prenotazioni disdette e senza la prospettiva di vedere turisti, né di poter attivare i propri servizi di agricoltura sociale. Stiamo parlando degli agriturismi e delle fattorie didattiche, attività che rischiano di subire danni gravissimi e che nella nostra regione contano un migliaio di realtà con 12mila posti letto e 500 piazzole di sosta per camper.



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L’emergenza aguzza l’ingegno. E come per l’agricoltura che non si è fermata, nemmeno le idee dei giovani protagonisti delle campagne si sono arrestate. Ecco dunque che per l’edizione 2020 degli Oscar Green, il concorso che ogni anno premia i giovani con la capacità di coniugare tradizione e innovazione in campagna, le iscrizioni sono aperte e, per via dell’emergenza Coronavirus, sono state prorogate fino al 30 maggio.


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Ancora cinghiali. Stavolta fotografati in zona Ripa Bianca a Jesi mentre banchettavano su campi di cece facendo incetta di germogli. Immagini che sono l’emblema di quanto avviene da nord a sud della regione con i contadini a dover fare i conti non soltanto con l’emergenza sanitaria ma anche con il montare incontrollato di una problematica già cronica.







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Uova, guanciale, pecorino romano grattugiato e pepe. La semplicità e la qualità degli ingredienti italiani alla base di una delle ricette più famose della nostra cucina: la carbonara. Questo dice la ricetta tradizionale. Poi nel tempo sono nate tante rivisitazioni come la carbonara di mare o la carbonara vegetariana fino alla carbonara kosher con l’oca o il manzo.