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Era, con il fratello Quinto e Maffeo Marinelli, uno degli ultimi partigiani ancora in vita. Ci ha lasciati l’8 settembre Gino De Angeli e il caso ha voluto che sia coinciso con l’anniversario della pagina più vergognosa della monarchia, della guerra fascista e delle gerarchie militari, ma anche la data che segnò non la “morte della patria”, ma l’inizio della rinascita di una nuova patria fondata sui valori democratici della Resistenza, alla quale Gino ha contribuito con la sua scelta di stare dalla parte giusta.


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Lo strappo polemico dell’assessore e vice-sindaco Guidi, poi cancellato dalla sua pagina facebook, in risposta alle corrette e pacate argomentazioni di Danilo Alessandroni e Vitaliano Angelini, che si erano espressi a sostegno della proposta del “Cappellini”, affinché il Comune si faccia carico del restauro dei cippi dedicati alle vittime dell’odio fascista contro civili e partigiani, è così incredibile da apparire surreale.


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La replica del sindaco Gambini alle critiche delle opposizioni sulla vicenda Boeri-Sgarbi è surreale ma in linea con il personaggio e le sue ossessioni: il comando, innanzitutto, e poi il reiterare cose non vere.


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La dichiarazione dell’architetto Stefano Boeri conferma l’amoralità devastante di Sgarbi che va messo nella condizione di non provocare ulteriori danni alla Città, cioè va cacciato. É un irresponsabile vanesio malato di protagonismo a buon mercato. Ma anche mercante d’arte, affabulatore vacuo e critico della domenica. Dove è stato ha prodotto solo problemi e polemiche che si sono conclusi con la sua cacciata.



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C’era da aspettarselo. Chi critica Sgarbi non ha diritto di replica anche se si tratta, come per il passato, di insulti e bugie: dall’essere un grande esperto di Raffaello al professore di chiara fama, dal perentorio “l’Istituto Cappellini non esiste” al “quando morirai nessuno si accorgerà”, rivolto a chi scrive, tanto per esemplificare, ma l’elenco è ben più lungo.


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Colpito dalla forza dirompente di verità innegabili, Sgarbi si è abbandonato sul “Carlino”, promosso a personale house organ, a una reazione scomposta, un delirio autocelebrativo provocato da un narcisismo devastante, un insulso minestrone in cui ha sentito il bisogno di evocare ancora una volta le sue folli dichiarazioni sul coronavirus e su Silvia Romano, insieme al burocratico elenco delle tante confuse iniziative che hanno contraddistinto il suo assessorato.


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Le ultime esternazioni di Sgarbi contro la cooperante Silvia Romano e il giornalista David Parenzo - 96 insulti in 15 minuti tra cui quello di essere un “falso ebreo” - segnano il punto di non ritorno di un personaggio il cui narcisismo ha ormai superato il “disagio” per assumere il carattere di una vera e propria patologia che gli studiosi definiscono del narcisismo “grandioso e inconsapevole”.


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È lui, Enzo Merli, il “Padellino” del romanzo di Giuseppe Mari (il comandante “Carlo” del 2° Battaglione della V Brigata Garibaldi “Pesaro”), uno dei primi romanzi sulla Resistenza dedicato agli adolescenti.


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A La Russa, detto “La Rissa”, Meloni e Santanché e a tutto il bestiario allegorico neo e cripto-fascista non basta più lo sdoganamento politico che ha avuto inizio nel 1994 con Berlusconi, secondo il quale gli antifascisti condannati dal Tribunale Speciale erano vacanzieri in isole di sogno.


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Sapevo che le sue condizioni si erano aggravate e tuttavia speravo che potesse venirne fuori. Piange il cuore che se ne sia andato così, senza avere accanto nessuno, senza potergli portare un ultimo saluto.



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Sulla stampa locale di oggi il sindaco Gambini spaccia per “opinioni” le dichiarazioni di Sgarbi sul coronavirus un attimo dopo aver affermato che non hanno fondamento scientifico e che quindi lui non le condivide.



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Nel “Giorno della memoria” l’Istituto “Cappellini” invita a riflettere su una tragedia che, sebbene la storiografia internazionale abbia collocata la distruzione degli ebrei d’Europa, al centro della storia del Ventesimo secolo, è ancora oggetto di attacchi immorali provenienti dal revisionismo negazionista alimentato ultimamente dalle pulsioni dei populismi e dei sovranismi.


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La mission impossible di Sgarbi a Parigi è naufragata nella farsa. Sembra che la prossima nomina a pro-sindaco, invece di conferirgli l’aplomb istituzionale necessario alla funzione, ne abbia esaltato, invece, il vaniloquio narciso per giunta a spese del contribuente perché a Parigi non è certo andato a proprie spese, vantando un mandato del Mibact.


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Per deontologia professionale i giornalisti devono pubblicare le notizie, anche quelle scomode per la linea del giornale. Non sono un ingenuo: così fan tutti usando il vecchio, ma sempre utile espediente distrattivo.


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La lettura delle cronache sulla conferenza stampa di fine anno del sindaco Gambini e della Giunta suscita il sintetico commento di “fuffa”, vale a dire di chiacchiere senza fondamento, un sostantivo che non a caso richiama quello di “fuffigno”, l’ingarbugliamento del filo di una matassa, dove la matassa, in questo caso, è quella dei problemi della città che il sindaco, da “uomo del fare”, non ha nemmeno provato a sbrogliare.