Garner Tullis: dipingere significa vivere di nuovo

3' di lettura 23/05/2009 - Una grande mostra dedicata alla scoperta di sé stessi attraverso il più antico strumento manipolato dall’uomo.

Ispirato dalla filosofia di vita del nonno: “fare le cose vecchie alla nuova maniera”, Garner Tullis presenta una rivisitazione di una vecchia fiamma e decide di dipingere in cera.


Noto per la sua grafica d’arte, in particolare il monotipo, lanciato comunque in nature morte in acrilico, sculture in bronzo e opere innovative con la pellicola, Tullis sperimenta un processo di incollatura di pellicole sottili di titanio e quarzo in una camera a vuoto su lastre di vetro e l’effetto è un gioco di colori iridati su superfici riflettenti, tipo lo specchio.


Nato nel 1939, Garner Tullis compie i suoi studi alla Principia College e poi alla University of Pennsylvania, dove studia con l’architetto Louis Khan e figure leggendarie della scuola newyorkese, quali Emilio Vedova, David Smith. Nel 1972 fonda l ‘Istituto Internazionale per la stampa d’arte sperimentale, uno dei tanti workshop che gli permette la conoscenza di personaggi noti tra pittori, scultori e giovani artisti. Presenta una considerevole carriera di insegnante e di espositore.


Attualmente la sua arte è esposta al Cleveland Museum of Art,al Museum of Moderrn Art di New York, al San Francisco Museum of Art, al Philadelphia Museum of Art e in molti altri luoghi privati. Garner Tullis faceva parte di un movimento generale degli ani 60’ che segnava una fase paradigmatica, in cui lo sviluppo di aspetti performativi orientati al processo e ai materiali astratti dell’arte, hanno segnato una leggera linea di confine tra la pittura e la scultura, tra lo spaziale e il temporale, è quella che chiameremo essere la terra dell’happening e della performance dei nostri giorni. Innamorato del’Italia fin da piccolo, dopo il crollo delle Twin Towers abbandona la confusionaria Tribeca di New York per ricercare la tranquillità in un antico ex convento a Pietrarubbia, acquistato 26 anni fa, nelle Marche.


Così la sua musa ispiratrice cambia e si trasforma: dalle finestre da cui s’intravedevano i grattacieli, da cui si percepiva la confusione, il caos, la città, la mondanità e l’internazionalità di New York, si passa ad un’oasi verde, in cui solo due bassotti a pelo lungo e lo spirito riempiono le sue giornate e magicamente subentra il colore e il contrasto anche nelle sue opere, che vede la contrapposizione tra i lunghi rettilinei asfaltati di Manhattan e la natura delle Marche.


Un’espressione artistica spigolosa e sperimentale, nella quale né i critici, né l’attualità, né le tendenze hanno mai rappresentato un limite. Uscire dagli schemi e ignorare le cosiddette regole, invertire le vecchie e buone maniere, vivere ascoltando la propria solitudine, il proprio spirito dando forma alle idee, alle esperienze e perché no? A quel vago sentimento chiamato amore.


E’ così che la mostra viene vissuta, esattamente come un mash up tra le nuove e le vecchie maniere, in cui lo spazio viene considerato come muro o come una caverna resa moderna, decorando le pareti e lasciandosi andare alla ricerca di un senso, della spiritualità e della libertà….ciò che come direbbe Picasso: “Se potessi esprimerlo a parole, che senso avrebbe dipingerlo?”.


E come gli aveva suggerito Louis Khan, è con la meraviglia che Tullis si confronta ed è a lei che chiede gli effetti del suo lavoro. Un’esperienza nuova, in cui abbandonarsi e lasciarsi toccare personalmente dai dipinti di Garner Tullis, senza pregiudizi né giudizi, con inesperienza ma curiosità.



...

garner tullis...

...

garner tullis 2...






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 23-05-2009 alle 17:45 sul giornale del 23 maggio 2009 - 1741 letture

In questo articolo si parla di attualità, urbino, comune di urbino, garner tullis, garner tullis 2





logoEV