Lupus in Fabula: la caccia al cinghiale è un problema sociale e ambientale

cinghiale morto 2' di lettura 22/10/2009 - Domenica 25 ottobre apre la caccia al cinghiale in provincia di Pesaro e Urbino.

Un momento atteso con eccitazione da alcune migliaia di cacciatori e con forte preoccupazione dal resto della popolazione, o almeno da quella che vive in campagna, in montagna, o che ama stare all\'aria aperta, camminare, fare sport, senza dimenticare le centinaia di gestori di strutture turistiche rurali. Non c\'è nulla di così opposto tra i modelli di \"fruizione\" degli ambienti naturali: da una parte un piccolo \"esercito\" di uomini armati di carabine in grado di uccidere (animali e...persone) ad oltre due chilometri di distanza; dall\'altra i normali cittadini che potrebbero trovarsi nel bel mezzo di una battuta o che a causa della presenza di questi appassionati della caccia grossa non potranno accedere ad ampie zone di territorio e se mai avessero la sfortuna di viverci, in una di quelle zone, dovranno asserragliarsi in casa, loro e i loro animali da cortile.



Ai cacciatori di cinghiale è permesso tutto questo approfittando allegramente del famigerato articolo 842 del codice civile che gli consente (come ad ogni cacciatore, e a nessun altro) di entrare liberamente nelle proprietà private; approfittando poi delle larghe e privilegiate regole che la Provincia ha elaborato, consentendo concentrazioni di cacciatori spropositate, pericolosa vicinanza ai centri abitati e controlli praticamente inesistenti. La caccia al cinghiale è ormai divenuta un problema sociale e ambientale, pari a quello costituito in aree agricole dalla presenza del cinghiale stesso, peraltro introdotto dai cacciatori. Cacciatori che hanno in pratica causato la sovrabbondanza di questo ungulato e che si fanno passare per quelli in grado di risolvere il problema. Ma è un tranello in cui in tanti sono caduti, comprese le organizzazioni di categoria che tutelano gli agricoltori: solo di recente si è finalmente sentito chi ha compreso che i cacciatori di cinghiale non hanno nessun interesse a fare in modo che i cinghiali diminuiscano.



Ma ancora, con questa scusa di dover \"salvare la patria\", ai cinghialai viene permesso una sorta di allevamento allo stato brado di \"maiali selvatici\" con il sistema perverso dell\'assegnazione di zone fisse alle squadre, con tanto di foraggiamento annuale e, molto probabilmente, introduzioni clandestine. Eppure ci sarebbe da tutelare prima di tutto la sicurezza pubblica (in Italia muoiono oltre 30 persone all\'anno nella caccia al cinghiale, e non solo cacciatori), gli agricoltori, i residenti nelle zone di caccia, l\'economia turistica e, non ultimo, il resto della fauna selvatica che dalle battute subisce un fortissimo stress e casi di bracconaggio tutt\'altro che rari. Da quest\'anno c\'è una novità importante nello svolgimento della caccia al cinghiale in aree sic e zps: solo un cane potrà cercare i cinghiali nella zona della battuta e solo dopo averli scovati e messi in fuga altri cani potranno essere liberati. Senz\'altro un piccolo miglioramento a difesa degli equilibri naturali, ma chi controllerà l\'applicazione di questa nuova norma?






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 22-10-2009 alle 15:01 sul giornale del 23 ottobre 2009 - 1040 letture

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