Urbania: da Copenhagen a Urbania, uno scenario energetico sostenibile per l’Italia

Impianto mini eolico 4' di lettura 07/12/2009 - \"A Copenhagen come ad Urbania, fatti non parole!\". Intervento di Christian Cassar, Greenpeace Urbino.

Come dimostra l’esperienza recente tipica italiana, la tecnologia non basta: occorre un salto di mentalità dei cittadini consumatori. Prende il via a Copenhagen il summit delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. La speranza è di riuscire a invertire la rotta e ridurre le emissioni di gas serra che noi tutti produciamo, e anche le piccole realtà locali possono essere protagoniste vere di una nuova filosofia di vita, di nuovi comportamenti. L’umanità è davanti a un bivio cruciale. A partire dalla rivoluzione industriale, il Pianeta si è riscaldato di 0,74°C a causa di diverse attività antropiche, tra cui l’utilizzo di combustibili fossili. Gli impatti climatici a cui assistiamo sono in forte aumento: il problema è già qui e ora. Per evitare impatti climatici catastrofici, gli scienziati avvertono che la temperatura media globale del Pianeta non deve andare oltre 2°C rispetto ai livelli preindustriali. Se questo limite verrà superato, l’Umanità andrà incontro a migrazioni di massa, carestie, perdita di ecosistemi ed estinzione di circa un terzo delle specie viventi oggi conosciute. A Copenhagen come ad Urbania, fatti non parole ! Dovrebbe essere un riferimento costante della politica per il cambiamento del clima.



Nel dibattito sulle energie alternative, gli aspetti tecnici occupano tradizionalmente un posto centrale. Ma come dimostra l’esperienza recente tipica italiana, la tecnologia non basta: occorre un salto di mentalità dei cittadini consumatori. Impressionate i dati elencati dal sig, Rovanelli responsabile ufficio energia delle Provincia di Pesaro-Urbino l’altra sera alla conferenza dibattito nella sala Volponi; le Marche producono solo il 7% di energia consumata…e percentuali vicino allo 0 per quelle rinnovabili…in tutta Europa il quadro è ben diverso! Se pensiamo poi che l’obiettivo del ministro Scajola per il settore elettrico è di 25% rinnovabili, 25 nucleare e 50 da fossile quali sono gli obiettivi degli pseudo ambientalisti del no all’eolico? L’eolico attuale in Italia ha prodotto 6 miliardi di Kwh, quanto un reattore nucleare; quello spagnolo va oltre i 30, quanto 5 reattori nucleari. Il cosidetto pacchetto clima, predisposto dal governo in carica, rischia di costare al nostro Paese una maxi sanzione fra i 550 e gli 800 milioni di euro all’anno, per avere mancato gli obiettivi di Kyoto.



Greenpeace crede che sia ancora possibile scongiurare impatti climatici di tale gravità, ma occorre avviare immediatamente una transizione verso un sistema energetico a bassa intensità di carbonio. Fissare nuovi ambiziosi obiettivi per la riduzione delle emissioni di gas serra è un passaggio fondamentale, e Copenhagen sarà un evento storico per il futuro del Pianeta. Lo Scenario “Energy [R]evolution Italia” redatto da Greenpeace con il supporto tecnico del prestigioso Istituto di Termodinamica del Centro Aereospaziale Tedesco descrive una trasformazione profonda verso un futuro energetico pulito per l’Italia, con lo scopo di mostrare che il Paese ha il potenziale di ridurre le proprie emissioni di CO2 del settore energetico del 70% entro il 2050 rispetto ai livelli del 1990, senza fare ricorso al nucleare. Per raggiungere questi risultati, lo scenario è caratterizzato da uno sforzo significativo per sfruttare al massimo il grande potenziale di efficienza energetica. Allo stesso tempo, tutte le fonti rinnovabili economicamente convenienti vengono dispiegate nel settore della produzione di elettricità, calore, e nei trasporti. Oggi il contributo delle rinnovabili alla domanda di energia primaria in Italia è pari al 6,7%.



Circa il 93% del fabbisogno di energia primaria in Italia deriva, dunque, da fonti fossili inquinanti. Entro il 2050, le fonti rinnovabili saranno così in grado di soddisfare il 61% della domanda di energia primaria del Paese, e molti di questi progetti già in atto possono trasformarsi anche in una fonte di reddito del comune locale, degli abitanti con sinergie di ricaduta in tutti i campi. Noi siamo per l’eolico, dove tira il vento, dove si ha la consapevolezza di una svolta per il nostro Paese, per una nuova cultura del vivere. Passano ovunque , ma anche da Urbania le strade per Copenhagen…






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 07-12-2009 alle 17:25 sul giornale del 09 dicembre 2009 - 1288 letture

In questo articolo si parla di attualità, greenpeace, impianto mini eolico, Christian Cassar





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