Istruzione professionale delle Marche, quale futuro?

scuola 3' di lettura 06/08/2010 -

Nel riordino della scuola secondaria superiore attuato dal ministro Gelmini gli istituti professionali sono le scuole più penalizzate per la riduzione dei quadri orari e delle ore di laboratorio, i tagli dei docenti e del personale ATA. A ciò si aggiunge l’incertezza delle nuove qualifiche triennali che, a partire dal prossimo anno scolastico, saranno probabilmente di competenza della Regione.



La provincia di Pesaro ed Urbino ha una rete di scuole professionali con circa 4.000 iscritti, che ha reso possibile la crescita della scolarizzazione e ha aiutato lo sviluppo economico e sociale del territorio. Dal tempo in cui tali scuole hanno iniziato il loro cammino il sistema produttivo è profondamente cambiato ed oggi la crisi economica internazionale ha reso ancora più evidente la necessità di investire in educazione e innovazione.

C’è però uno scollamento tra le condizioni in cui l’istruzione professionale si trova e la consapevolezza delle implicazioni concrete che potrebbe avere nell’educazione e qualificazione di figure professionali e tecniche funzionali all’uscita dalla crisi e alla crescita del Paese. Non va sottaciuto che sugli istituti professionali si concentrano criticità particolari: l’aumento continuo di alunni con handicap, l’afflusso di alunni immigrati e l’incertezza delle nuove qualifiche triennali sono elementi che, in assenza di condizioni e risorse capaci di influenzare positivamente l’intero percorso, renderanno queste scuole un canale di ripiego del sistema istruzione.

Educare alla cittadinanza e al lavoro, invece, non sono finalità in conflitto. Lo diventano quando si teorizza una distanza tra sapere e saper fare, destinando il primo all’alta istruzione liceale, il secondo a quella tecnica e soprattutto professionale. Bisognerà allora chiedersi cosa si vuol fare di questi istituti e come intervenire efficacemente investendo in essi idee e risorse per migliorarli e valorizzarli. In questo quadro complesso la Regione Marche ha approvato lo schema di accordo con il Governo necessario all’attuazione dei nuovi percorsi triennali di istruzione e formazione a partire dall’anno scolastico 2010/11.

La volontà della Regione di stipulare l’accordo col Ministero dell’Istruzione sarà stato animato dalle migliori intenzioni ed è del tutto condivisibile nei contenuti e nelle finalità. Il vero punto debole dell’accordo è, però, l’assoluta insufficienza delle risorse (circa 350mila euro) che verranno stanziate per garantire le qualifiche triennali sul territorio regionale. Questi fondi non assicureranno le necessarie integrazioni delle ore laboratoriali nelle materie professionalizzanti o la formazione specifica per gli insegnanti di queste classi.

Inoltre, proprio in questi giorni la giunta regionale ha emanato un bando per le qualifiche professionali triennali (a cui destina oltre il 50% delle già insufficienti risorse disponibili) che non permette alle scuole statali di partecipare se non in associazione con una struttura formativa privata. Pur riconoscendo l’importante funzione delle agenzie private nel sistema della formazione professionale, credo che in questo momento la priorità debba essere destinare risorse adeguate alle scuole professionali statali. Mi auguro che la Regione non rimanga indifferente ai numerosi richiami che in questi giorni da più parti le sono stati rivolti e che possa ritornare sulle proprie decisioni.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 06-08-2010 alle 15:13 sul giornale del 07 agosto 2010 - 591 letture

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