Scuola felice 2020: un obiettivo del per il Montefeltro e la Massa Trabaria

Scuola 4' di lettura 13/09/2010 -

‘Scuola felice 2020’: sarà questo il titolo di un approfondimento sulla scuola che il ‘Laboratorio per il Montefeltro e la Massa Trabaria’, che nasce con l’obiettivo di valorizzare il territorio pesarese analizzandone potenzialità e criticità e offrendo spunti e proposte, illustrerà nei prossimi giorni in occasione della sua presentazione ufficiale.



‘Scuola felice 2020’ non è un titolo a caso, ma trae ispirazione da ‘Provincia 2020 – Progetti per comunità felice’, felice intuizione del Presidente della Provincia di Pesaro e Urbino Matteo Ricci, che sta portando avanti con concretezza, coraggio e determinazione. Mancanza di docenti di sostegno, precariato, scuole di montagna e collina a rischio chiusura: questi saranno alcuni degli argomenti che verranno affrontati alla luce del quadro normativo regionale di riferimento comparato con quello di altre Regioni. “Come ogni anno, settembre è il mese delle polemiche e delle proteste che spesso sfociano in luoghi comuni e fanno perdere di vista il vero senso del ‘caso scuola’ che deve essere quello di ridurre il precariato e di garantire agli studenti un sistema educativo e formativo equilibrato e di qualità” dichiara Gabriele Cevasco, ideatore del Laboratorio.

“La Provincia deve cercare di risolvere alcune questioni di cui si parla da tanto, troppo ormai, in una logica interregionale, esattamente come viene fatto per la cosiddetta ‘Strada dei due Mari’: per esempio quella relativa ai docenti di sostegno di ruolo che, secondo la Legge Finanziaria ‘Prodi’ del 2008, avrebbero dovuto costituire quest’anno il 70% dell’organico complessivo, e invece nella nostra Regione continuano a essere ben sotto la media (il 55,4%) così come in Emilia Romagna (54,7%), Lombardia (56,4%), Veneto (56,7%) e altre 4 Regioni. Se il Governo centrale avesse effettuato una ripartizione omogenea, nelle Marche avrebbe tolto dalla condizione di precarietà ben 338 docenti di sostegno in più: il vero problema è che a Roma, indipendentemente dall’orientamento di chi governa, il ritardo strutturale del Sud è sempre stato compensato con un’assegnazione di posti di lavoro fissi ‘a pioggia’, e non proporzionale alle reali e oggettive esigenze” spiega Cevasco. Di fronte a un siffatto quadro, le soluzioni non sono le battaglie a suon di carte bollate: “Va bene se a ricorrere alle vie legali è il Codacons, va male se ad assecondarle sono le Istituzioni, come ha fatto la Provincia di Pesaro e Urbino con le associazioni rappresentanti i genitori dei ragazzini diversamente abili. Questo aspetto verrà affrontato in maniera dettagliata nell’approfondimento, intanto voglio soltanto ricordare che l’Assessore all’Istruzione Alessia Morani, nonostante abbia dato molto risalto agli incontri avvenuti con queste famiglie, non ha fatto un minimo accenno al fatto che a fine agosto l’Ufficio Scolastico Regionale ha assegnato alla scuole pesaresi 25 insegnanti di sostegno in più (80 in tutte le Marche) rispetto ai 493 assegnati dal Ministero a inizio agosto. Non si può cantare vittoria per questo, ma almeno va riconosciuto all’USR un gesto di disponibilità che lascia ben sperare per il futuro” precisa Cevasco. A livello normativo, intanto, la proposta di legge regionale che mira a riformare il sistema dell’istruzione è una buona base di discussione: “Diciamo subito che il legislatore per la prima volta ha riconosciuto la condizione sfavorevole delle scuole dell’entroterra laddove scrive che vanno garantiti ‘l’equilibrio e la presenza diffusa degli istituti scolastici e formativi, anche in integrazione tra loro, nel territorio regionale con particolare attenzione alle aree montane’.

È un passo avanti significativo che si inserisce in un nuovo modello concertativo che trova espressione nelle Conferenze regionale e provinciali per il sistema educativo e formativo, ma che può essere ancora perfezionato. In ‘Scuola felice 2020’ sono state analizzate le normative di altre Regioni, specie del Piemonte e della Toscana, di cui ultimamente si è parlato limitatamente agli accordi sottoscritti tra USR, Ministero ed enti locali per la salvaguardia delle scuole di montagna. Ebbene si tratta di modelli interessanti ed esportabili, ma che vanno valutati con particolare attenzione per il fatto che rappresentano la tappa finale di percorsi più o meno lunghi ispirati a logiche ben precise: in Piemonte, infatti, il Protocollo d’Intesa del 2003 (rinnovato nel 2006 e nel 2009) e il ‘Gruppo di Lavoro Interistituzionale’ sono nati a seguito della ferma volontà del legislatore di salvaguardare le aree di montagne e di collina, come dimostrano il ‘Testo Unico delle leggi sulla montagna’ del 1999, che istituisce un apposito ‘Fondo per la montagna’, e la legge per la tutela e lo sviluppo dell’economia collinare del 2000, che istituisce il ‘Fondo per la collina”. In Toscana, invece, il Protocollo d’Intesa del 2004, i ‘Tavoli provinciali di concertazione e programmazione’ e i Progetti integrati di Area (Pia) si ispirano al modello sanità, non per niente l’ambito ottimale di riferimento di questi ultimi viene identificato nelle ‘zone socio-sanitarie’” conclude Cevasco.


da Laboratorio per il Montefeltro e la Massa Trabaria




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 13-09-2010 alle 18:21 sul giornale del 14 settembre 2010 - 1140 letture

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