'L’ Università è un Bene Comune' dell’Assemblea Permanente Urbino

università 4' di lettura 08/02/2011 -

L’Assemblea Permanente di Urbino continua ad esprimere grandissima preoccupazione sulla situazione drammatica a cui è sottoposta, a più livelli istituzionali, l’istruzione pubblica di tutti i gradi in Italia e nella nostra provincia.



Per quanto riguarda la situazione universitaria, nell’ateneo urbinate è in atto un forte rimaneggiamento dell’offerta formativa e, tra accorpamenti e ridimensionamenti, sono a rischio alcuni corsi in molte facoltà. E’ già stata data la notizia della soppressione dello storico corso di Filosofia ma preoccupa la situazione di altri corsi sia triennali che magistrali. Per questo ci chiediamo, in occasione dell’inizio di ‘Università Aperta’, quale sarà il “prodotto “che verrà offerto agli ignari studenti delle scuole superiori, visto che per quanto riguarda tanto la situazione facoltà/dipartimenti quanto la composizione dei corsi di laurea regna la più disorientante incertezza.

Di fatto la riforma universitaria della Gelmini porterà ad un ulteriore cambiamento nell’offerta formativa che andrà a strutturarsi su base dipartimentale e provocando un ulteriore stravolgimento dei vari corsi. Saranno gli studenti a pagare i vari disagi che questi “esperimenti” provocheranno. Il rischio più immediato è che molti corsi, in questa fase di vergognoso e miope definanziamento, saranno definiti più in base alle esigenze dei vari dipartimenti (e quindi in base agli interessi dei vari professori ordinari che questi dipartimenti gestiscono) che in base ad un valido progetto formativo. Tutto ciò rischia certamente di far scadere la qualità di tutta la didattica dell’ateneo urbinate e gli studenti lo sanno bene avendo, negli ultimi anni, assistito a un continuo nascere e morire di vari corsi di laurea che ha portato molti studenti a ritrovarsi laureati in corsi di cui era già stata decretata la fine o che, cosa molto più grave, perdevano “pezzi” in corso d’opera.

Desta molta preoccupazione in questa situazione, già di per sé molto precaria, tutta la ridefinizione della cosiddetta governance dell’ateneo che rischia di trasformarsi nella possibilità per Rettore, direttori di dipartimento e professori ordinari di poter decidere in maniera esclusiva sulle sorti dell’Ateneo. La legge Gelmini prevede un’organizzazione dai caratteri dirigistici e aziendali che rischia di condurre l’università verso una deriva autoritaria e decisionista.

La volontà di abolire il diritto allo studio per sostituirlo con un non precisato Fondo per il Merito ( che altro non è che un prestito da restituire con i dovuti interessi ), la svolta privatistica e aziendale all’interno degli ordinamenti degli atenei, la discrezionalità con cui si potrà investire sulle materie considerate “produttive”, ridimensionando o eliminando quelle “improduttive”(‘con la cultura non si mangia’ dice Tremonti), descrivono bene il quadro di una riforma che è figlia di una visione di società basata sui privilegi economici, sulla cinica competitività, sull’apologia del privato e dell’individualismo atomistico. E questa non è la società che vogliamo.

Già durante tutto l’autunno l’ Assemblea Permanente di Urbino si è mobilitata in difesa del Sapere come Bene Comune unendo la propria lotta alle lotte dei comitati in difesa della scuola pubblica, dei comitati in difesa dell’acqua pubblica, dei lavoratori precari e di quelli della FIOM e delle altre sigle sindacali che si oppongono alla deriva autoritaria e ricattatoria della nostra società. Il Sapere, il Lavoro, l’Acqua sono Beni Comuni che non devono essere sottoposti a logiche dirigistiche e verticistiche ma devono essere gestite in maniera condivisa e partecipata perché proprio per la loro natura comune non possono essere amministrati in maniera privata e quindi escludente.

Per questo continueremo con forza a chiedere ai vari organi dell’Università di Urbino la più ampia partecipazione possibile alla ridefinizione dello statuto d’ateneo e dell’offerta formativa, chiedendo al Rettore di fare scelte coraggiose che includano tutte quelle componenti dell’ateneo (studenti,dottorandi, ricercatori) che rischiano di essere escluse da questo processo costituente. Non permetteremo il perpetuarsi della ben nota logica cooptativa (vera rovina dell’Università italiana) per la costituzione della commissione che riscriverà lo statuto e per questo chiediamo l’elezione davvero democratica e partecipata dei membri che la comporranno.

Chiediamo che la forte spinta dal basso che è stata messa in atto nei mesi scorsi per difendere il diritto allo studio e l’ Università come Bene Comune non sia vanificata dalla volontà degli organi accademici di far finta di cambiare tutto per in realtà non cambiare nulla provocando un grave danno a tutta l’Università di Urbino. L’ indeterminatezza e l’interpretabilità delle indicazioni che la Legge Gelmini offre potrebbe, paradossalmente, dare la possibilità di costruire un’ Università veramente nuova che possa basarsi davvero su quei principi di condivisione dei saperi e delle scelte, trasparenza e partecipazione allargata, pubblicità dei percorsi formativi e universalità delle conoscenze che dovrebbero essere i compiti primari di un’istituzione che continua a definirsi UNIVERSITAS. Altrimenti si rischia di arroccarsi sempre più nelle posizioni di vertice perdendo il contatto con tutte le esigenze che davvero portano il benessere degli studenti, che in ultima istanza, con le loro iscrizioni, permettono all’ateneo urbinate di continuare a vivere.


da Assemblea Permanente per il diritto allo studio




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 08-02-2011 alle 16:08 sul giornale del 09 febbraio 2011 - 637 letture

In questo articolo si parla di attualità, assemblea, studio

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