I Giovani Imprenditori di Pesaro Urbino guardano con interesse al modello universitario USA

Presidente del Gruppo Giovani Industriali Pesaro Urbino Federico Ferrini 4' di lettura 08/07/2011 -

Nell'ambito della rassegna di incontri con Giovani Eccellenti ed Internazionali (GEI), il gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Pesaro Urbino ha incontrato Nicola Lacetera, docente di Economia e Management all’Università di Toronto e prima presso Case Western Reserve University di Cleveland. All’incontro sono intervenuti Roberto Cafagna, Consigliere GGI Nazionale con delega alla Ricerca, Innovazione, Trasferimento Tecnologico, Giorgio Calcagnini, professore di Economia all'Università di Urbino e Direttore del Dipartimento di Economia, Società, Politica, ed in videoconferenza dall'Università di Cambridge (UK) Letizia Mortara, ricercatrice presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Institute for Manufacturing.



"Con questo incontro – ha detto il presidente del Gruppo Giovani Industriali Federico Ferrini –abbiamo voluto confrontarci con l'esperienza di un giovane fanese che opera in un contesto accademico top a livello internazionale. Oltre alla sua interessante storia di successo, abbiamo deciso di approfondire, con la partecipazione di Giorgio Calcagnini dell'Università Carlo Bo di Urbino, i meccanismi di collaborazione e sinergia tra università ed impresa nelle declinazioni USA/Canada e Italia".

Chi vale deve avere l’opportunità di ottenere posizioni elevate in accademia o nelle imprese, senza che vengano alzate barriere dalle protezioni dei baroni o dai legami di amicizia o familiari perché solo in questo modo si potrà contribuire alla crescita e allo sviluppo dell’ambiente in cui si opera”, ha esordito con convinzione Lacetera. “Il trasferimento di tecnologie e conoscenza dall’università al settore privato – ha continuato - avviene tramite brevetti, collaborazione, pubblicazioni scientifiche, ma il canale principale è mediato dal mercato del lavoro e cioè dall’assunzione e valorizzazione di laureati o persone con titoli più qualificanti, che portano le loro competenze, la nuova mentalità e la ricerca più avanzata in azienda”. Perché – ha puntualizzato è innegabile che “più mercato e competizione nel lungo periodo sono benefici anche per le imprese, che, senza dubbio, sarebbero incentivate ad assumere e valorizzare talenti, diventando così più innovative e competitive”.

Concreti cambiamenti sono necessari sia all’interno dell’università che nel mondo imprenditoriale” – ha confermato Giorgio Calcagnini, professore di Economia all’Università di Urbino e Direttore del Dipartimento di Economia, Società e Politica - “perché, attualmente, tra ricerca accademica e impresa il rapporto è complicato da caratteristiche proprie sia del mondo universitario che da quello delle imprese italiane “.

L’Università, infatti è il luogo della cultura, dello sviluppo delle idee e dell’innovazione in ogni disciplina - ha puntualizzato Federico Ferrini, presidente dei giovani imprenditori e per l’occasione anche padrone di casa - e, dato che l’impresa punta alla ricerca applicata e alla commercializzazione dell’innovazione, è indispensabile capire bene come trasferire i risultati del lavoro di ricerca dall’ambito universitario all’impresa secondo i ritmi del mercato”.

Oggi l'università italiana sta andando verso l'acquisizione di una nuova governance, forte responsabilità e maggiore autonomia finanziaria, scientifica e didattica. Le imprese dal canto loro hanno più che mai bisogno di guardare al futuro e quindi innovare per reagire alla crisi ed ai cambiamenti che questa ha portato nell'economia reale dei mercati di beni e servizi.

E’, infatti, importante individuare nell'ambito dell'interfaccia università e impresa gli aspetti vincenti dei modelli nordamericano e italiano che posano favorire il trasferimento della conoscenza tecnologica dall’università all’industria con lo sguardo rivolto alle esigenze future dei mercati.

E la ricercatrice Letizia Manara, parlando di Open Innovation e della ricerca che sta conducendo a Cambridge ricorda che “il termine Open Innovation rappresenta un processo di innovazione che permette all’azienda di attingere conoscenza dall’esterno e di sfruttare meglio quella generata internamente. Il processo di scambio di conoscenza tra interno ed esterno facilita e supporta l’innovazione e prende la forma di vari tipi di cooperazione con partners durante tutto il processo d’innovazione, dalla fase di ricerca fino alla commercializzazione di nuovi prodotti e servizi”.

Secondo Roberto Cafagna è importante “l’approccio strategico per indirizzare le conoscenze tecnologiche, ma è altrettanto importante dare spazio alla cultura del rischio e al capitale di rischio a supporto dei progetti innovativi”.

Mercato, competizione e meritocrazia, dunque, ha concluso Lacetera, non significano necessariamente legge della giungla, perché essi devono essere regolati, come avviene in Nord America, da criteri oggettivi e accettati e, per questo motivo, le valutazioni, anche se in parte contrastanti, compatibili e confrontabili, offrono un quadro relativamente accurato della qualità di ogni candidato”. “Invece in Italia, molto spesso, vengono varate riforme, che, di fatto, poco incidono sullo status quo, mentre sarebbe auspicabile rivedere i criteri di valutazione per far sì che il merito venga premiato”.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 08-07-2011 alle 18:31 sul giornale del 09 luglio 2011 - 820 letture

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