La manovra finanziaria? L'analisi di pro e contro porta Confesercenti ad un bilancio negativo

Giulio Tremonti 2' di lettura 19/07/2011 -

La consistente manovra finanziaria che porta la firma di Tremonti e che è stata approvata dal Parlamento in pochissimi giorni accogliendo le sollecitazioni del Presidente della Repubblica è importante non soltanto per le cifre, ma anche perché si è configurata come risposta immediata ad una crisi nazionale che stava assumendo dei contorni davvero gravi.



"Ci sono però - afferma il Presidente Confesercenti della Provincia di Pesaro e Urbino, Alfredo Mietti - una serie di note negative da prendere in considerazione. Intanto il fatto che, per almeno il 70%, la manovra si basa su un aumento della tassazione procapite attraverso l’inasprimento di tasse già esistenti. Dunque, la maggior parte della manovra dovrà, per forza di cose, gravare sulle spalle dei cittadini che fanno pare della fascia medio/bassa di reddito. La conseguenza logica sarà che diminuiranno sensibilmente i consumi in senso generale, quando invece, l’Italia ha estrema necessità di rilanciarli. Il restante 30% della manovra deriva dalla riduzione della spesa pubblica ed è fatta attraverso tagli orizzontali, indiscriminati e non selettivi il che, come è ormai riconosciuto dai più, risulta essere una delle mosse peggiori in relazione all’efficienza della spesa pubblica. Infine va sottolineato con preoccupazione, come per altro sta emergendo in particolare dalle discussioni e dalle opinioni dei cittadini su social network e nuovi media, lo scandalo dei mancati tagli ai costi della politica. E’ opinione comune che non sia più possibile rimandare i tagli agli sprechi della classe politica eppure anche questa ennesima manovra tende ad ignorarne la maggior parte e a rimandare i restanti".

Confesercenti Pesaro e Urbino, però non si limita alla critica, seppure forte e decisa, ma propone delle soluzioni.

"Sosteniamo - conclude Mietti - che sia urgentissimo sopprimere le spese della politica a cominciare da tre proposte: l’accorpamento dei microcomuni; l’abolizione delle comunità montane; la soppressione delle Province o quanto meno l’eliminazione delle spese di rappresentanza politica per quegli enti. Basterebbe ad esempio sostituire il Consiglio Provinciale con l’assemblea dei sindaci del territorio e il Presidente con il Sindaco del Capoluogo. Inoltre, non sono più rinviabili le scelte di un veloce superamento del bicameralismo perfetto, del dimezzamento del numero di parlamentari e dell’adeguamento delle loro indennità alla media di quelle europee con l’abolizione degli assurdi e costosi benefit di cui godono. Magari i risparmi così ottenuti non saranno decisivi, ma almeno la classe politica darebbe un forte segnale di allineamento alla volontà comune dalla quale, tante volte, sembra assolutamente scollegata".






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 19-07-2011 alle 17:02 sul giornale del 20 luglio 2011 - 807 letture

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