Raphael Gualazzi torna e incanta la sua città

3' di lettura 24/07/2011 -

"Calda estate non si riesce a far più niente / che morire sotto il sole tra le gabole e la gente / e non so più dove andare ma non voglio questa gente / dove sei ,dove sei, dove sei, dove sei..." ...un panfilo lucente prende il largo con oltre duemila passeggeri, è una serata speciale, al comando c'è un giovane ammiraglio in completo scuro che ci accoglie col sorriso rassicurante di chi sa il fatto suo... E' Raphael Gualazzi, è una garanzia.



Inizia il viaggio... a Calda Estate seguono senza pause Tuesday e Icarus, il ritmo è già sostenuto e la platea risponde quasi ipnotizzata, i battiti di mani scandiscono il tempo risuonando in un eco suggestivo, centinaia di piedi oscillano...

Dalle prime file vediamo distintamente Raphael; siede nervoso al piano, scalcia, vibra, salta; è lui il primo a godere della propria musica, la sua è una danza d'amore, è un rapporto erotico e quasi incestuoso con lo strumento che di volta in volta accarezza o infiamma.
La sua musica dalle contaminazioni cosí eterogenee ci trasporta nelle piú svariate ambientazioni; un fumoso locale blues (Confessin' the Blues) cede il passo alla romantica suggestione di un tramonto (Behind The Sunrise) che dura il tempo di una canzone per poi darci con Caravan l'illusione di sedere al fianco di Duke Ellington nel migliore dei Cotton Club.

Sul placo con Raphael Gualazzi vediamo prodigarsi nell'impresa musicisti tecnicamente indiscutibili che hanno come valore aggiunto la complicità di una vita vissuta insieme, capaci di sapersi ascoltare e di integrarsi a meraviglia... Christian Marini alla batteria e percussioni, Manuele Montinari al contrabbasso , Gigi Faggi alla tromba e filicorno, Massimo Valentini al sax baritono e contralto, Enrico Benvenuti al sax contralto e Giuseppe Conte alla chitarra.

La scaletta termina, Gualazzi esce ma è un clichè, solo un attimo di respiro, una solenne standing ovation lo chiama indietro, la sua opera non è ancora conclusa... ci regala un sostanzioso bis che lo vede scherzosamente stremato accasciarsi sui tasti alle note di Carola e subito recuperare vigore : " ... ma dove porta quest'onda di fango che si distrugge in me, sposami all'alba di un ultimo tango, tienimi dentro te... Cercami dentro te." È di nuovo in piedi, saluta e bacia il pubblico, ha lo sguardo onestamente felice di chi è consapevole di aver fatto un buon lavoro, si accomiata... sarebbe stato già un bel finale ma ce n'è ancora, Smokin' War Jive incede per un po' e stavolta non lascia scampo, tutto tace.

Un silenzioso fruscio rieccheggia, la nave che ci ha trasportati fin qui getta gli ormeggi, si riaccendono le luci, vediamo le mura del Palazzo Ducale e San Domenico; Piazza del Rinascimento si mostra declive in tutta la sua imponenza, migliaia di persone ancora in trance stanno decidendo se "scendere" o aspettare ancora... questa è Urbino e questo viaggio il regalo di Raphael alla sua città.








Questo è un articolo pubblicato il 24-07-2011 alle 17:20 sul giornale del 25 luglio 2011 - 1519 letture

In questo articolo si parla di urbino, spettacoli, Elena Sagrati, rafal gualazzi

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