Crisi sociale: cosa possono fare gli enti locali a Pesaro e provincia

crisi economica, sociale 2' di lettura 28/04/2012 - Alla vigilia del primo maggio, festa del lavoro, verrebbe da dire che il mondo del lavoro ha ben poco da festeggiare anche nella nostra provincia, a causa degli effetti sempre più reali e sempre più pesanti della crisi finanziaria.

La questione sociale torna prepotentemente di attualità, anche in un territorio come il nostro, per decenni al riparo sia dall’arretratezza endemica delle regioni meridionali, sia dai pesanti contrasti e tensioni sociali generati al nord dallo sviluppo industriale.

La disoccupazione (soprattutto giovanile), il lavoro precario, la cassa integrazione, il calo dei redditi, l’onere sempre più insopportabile di mutui ed affitti, l’aumento di tasse e tariffe, il progressivo assottigliarsi dei risparmi familiari (che rendevano forte l’economia italiana) ed il crescente indebitamento delle persone stanno determinando anche a Pesaro, a Fano e in tutta la provincia situazioni di profondo disagio materiale e psicologico, che richiederebbe un forte intervento di solidarietà da parte del Welfare se non fosse per l’ossessione del risanamento e del pareggio del bilancio, che sta di fatto uccidendo lo stato sociale in Italia.

Ma la vita e la salute delle persone non può essere subordinata alle leggi di un sistema economico impersonale e indifferente. Spetta pertanto anche agli enti locali il compito di riattivare una rete di solidarietà pubblica, sul modello dei vecchi “enti comunali di assistenza” come quello che a Pesaro, dal dopoguerra agli anni Settanta, affrontò e risolse rapidamente molte emergenze sociali, guidato (allora!) da uomini politici integerrimi disposti a rinunciare a qualsiasi compenso pur di portare avanti questa nobile missione a beneficio dei cittadini in difficoltà.

Si riparta da questo spirito, anche a Pesaro e Fano, tagliando tutti gli sprechi e concentrando le risorse sugli effetti più seri della crisi, a sostegno non solo delle fasce più povere ma anche delle numerose esperienze di economia alternativa e solidale, svincolata dalle logiche di profitto e dal grande mercato delle multinazionali. Tutto ciò è possibile e viene già praticato altrove. Alla classe politica locale chiediamo uno scatto di inventiva e incisività, in direzione di un nuovo modello di sviluppo, ecocompatibile ed incentrato sulla produzione e distribuzione locali, capace inoltre di valorizzare al meglio le potenzialità naturali e storiche del nostro territorio, in chiave turistica e culturale.

La festa del primo maggio sia allora un’occasione per riflettere su una possibile ripartenza dell’economia provinciale, che anticipi l’uscita dalla crisi proponendo all’intero Paese esempi virtuosi di crescita sostenibile, di lotta agli sprechi e di un nuovo interventismo sociale.


   

da Movimento RadicalSocialista




Questo è un comunicato stampa pubblicato il 28-04-2012 alle 17:22 sul giornale del 30 aprile 2012 - 596 letture

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