Università: 'Divercities', finanziata la ricerca sugli aspetti positivi della diversità urbana

Soldi 2' di lettura 26/09/2012 - Stefano Pivato, Rettore dell’Università di Urbino Carlo Bo, ha firmato l'accordo per un progetto di ricerca quadriennale sulla diversità sociale, economica e culturale nelle città europee nell’ambito del 7 programma quadro.

Un'équipe di ricerca europea, di cui fa parte anche il prof. Yuri Kazepov del Dipartimento di Economia, Politica e Società, ha ricevuto un contributo di 6,5 milioni di euro.

Il progetto, dal titolo DIVERCITIES, vede la collaborazione di 14 partner europei, sotto la direzione dell'Università di Utrecht (Paesi Bassi), che lavoreranno insieme per 4 anni, per capire come le grandi città europee possano trarre beneficio dalla diversità delle proprie popolazioni.

L'obiettivo è di arrivare, al termine del progetto, a conclusioni rilevanti per le politiche, con idee concrete per progetti che supportino la coesione, la mobilità sociale e lo sviluppo economico delle società urbane europee.

Il problema della maggior parte delle politiche urbane- afferma il prof. Kazepov, docente di Sociologia Urbana e responsabile italiano del progetto -è che non hanno una visione positiva della diversità. Si concentrano su intolleranza, razzismo e discriminazione. La diversità urbana, però, può essere una risorsa e questo progetto vuole studiare quali condizioni e quali presupposti sono in essere nei contesti in cui questo avviene.

In questo momento di perdurante crisi economica e di crescente competizione da parte di paesi extraeuropei (come l'India e la Cina) è, infatti, importante capire come trasformare la diversità urbana europea in un vantaggio economico e sociale.

È nostra convinzione- precisa il dott. Eduardo Barberis che insegna politiche dell’immigrazione presso l’Ateneo urbinate- che il miglioramento delle condizioni di coesione, mobilità sociale e dei risultati economici anche per gli immigrati, renderanno le città europee più vivibili e più competitive.

Il nodo critico è innovare le politiche sociali. Da questo punto di vista- ricorda Kazepov l’Italia può portare un contributo importante al progetto grazie alla qualità dei tanti micro-progetti di successo esistenti nel nostro Paese. Cercheremo, però, anche di capire dalle esperienze di successo degli altri paesi, soprattutto come “mettere a sistema” l’innovazione che i territori producono. In questo l’Italia ha molto da imparare.


   

da Università degli Studi di Urbino "Carlo Bo"
www.uniurb.it





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 26-09-2012 alle 16:08 sul giornale del 27 settembre 2012 - 649 letture

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