Contestato Fortini, striscione e volantinaggio davanti all'Ersu

ersu di urbino 4' di lettura 28/02/2013 - Le classi dirigenti di questo paese si sono adoperate con assiduo impegno per svendere l’Università pubblica e ad oggi vediamo chiaramente come i tagli al diritto allo studio prima e la riforma Gelmini poi, siano stati passaggi obbligati di un disegno politico ben definito.

Oggi l’Università pubblica non esiste praticamente più, quei pochi residui che ne restano hanno subito una svalutazione senza precedenti e questo decreto non è una novità, ma una conseguenza che ci aspettavamo da tempo.

Tuttavia le mobilitazioni di questi ultimi giorni hanno riportato alla luce il tema e ci sembra necessario ancora una volta ribadire come queste manovre infami costituiscano un vero e proprio attacco alle giovani generazioni, precarie nella vita, nel lavoro e nei diritti. Gli ultimi anni ci hanno insegnato che le riforme neoliberiste non potrebbero attuarsi se non con il beneplacito dei centri di potere locali e dei personaggi che da anni gestiscono gli enti pubblici.

Questo è proprio il caso dell’ERSU e del suo direttore amministrativo, Massimo Fortini. Cerchiamo di capire perché. Nonostante Profumo affermi che ci sarà un aumento delle borse di studio sappiamo benissimo che in realtà non esisterà più nessuna borsa di studio. Si tratta infatti di borse di studio a metà, in cui scompare la quota contante e restano, dove possibili, i servizi minimi di vitto e alloggio. Risultato? Borse di studio dimezzate e gli studenti delle fasce più deboli costretti a tornarsene a casa.

Questo giochetto all’ERSU e alla Regione Marche lo conoscono bene, avendolo adottato come modus operandi dal 2010 ad oggi, in piena linea con i progressivi tagli al diritto allo studio e il passaggio della riforma Gelmini. E’ per questo che oggi siamo qui, all’ERSU, perché crediamo che questa classe dirigente vada smascherata e debba prendersi le proprie responsabilità.

Hanno svenduto il diritto allo studio, hanno accettato senza batter ciglio le scellerate scelte neoliberiste degli ultimi anni, hanno di fatto eliminato il servizio di assistenza per gli studenti disabili non garantendo loro la possibilità di una vita normale in questa rinomata città campus, in definitiva si è fatto di un ente locale per il diritto allo studio una specie di azienda che scarica sui propri “utenti” le conseguenze di anni e anni di mala gestione.

Chiediamo per l’ennesima volta le dimissioni del direttore amministrativo dell’ERSU e individuiamo nel caso di Urbino l’emblema di una classe dirigente che gestisce gli enti pubblici in maniera aziendalistica sostituendo alla logica del servizio pubblico quella del profitto e della razionalizzazione dei costi. Insomma, è facile intuire che se certi stipendi di questi amministratori della cosa pubblica venissero devoluti in borse di studio non sarebbe certo un investimento a perdere.

L’introduzione dei prestiti d’onore (esperimenti di questo genere hanno già fallito in Cile e negli USA dove la bolla universitaria resta in agguato e i giovani sono costretti ad ipotecare le case di famiglia per potersi permettere gli studi), il restringimento dei criteri d’accesso in senso classista ed elitario, la discriminazione di fatto in base alla provenienza geografica e l’ulteriore definanziamento del diritto allo studio sono gli ultimi tasselli di un sistema universitario chiuso, classista e lobotomizzante nato sulle ceneri dell’Università pubblica.

Ciò che era un diritto è oggi un privilegio. Ciò che era garantito è oggi negato in nome del merito e dell’austerità. Ciò che chiediamo è un qualcosa che ci hanno tolto, quindi è qualcosa che è già nostro. Crediamo che la lotta a difesa della cultura e di un sapere accessibile a tutte e tutti passi attraverso la riappropriazione, la partecipazione, e la produzione di una cultura autonoma, libera dalle logiche imperanti nelle nostre università.

Riempire gli spazi universitari di socialità e di politica, impedire il riprodursi della cultura fascista e xenofoba dentro e fuori le università, restituire edifici vuoti alla collettività facendone studentati per le fasce più deboli, decidere collettivamente di non pagare l’erogazione del pasto alla mensa, riprendersi pezzo dopo pezzo tutto ciò che ci è stato sottratto.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 28-02-2013 alle 18:39 sul giornale del 01 marzo 2013 - 582 letture

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