Banca Marche...dopo la banca il commissario anche alle fondazioni?

Banca Marche 3' di lettura 30/09/2014 - Nonostante con la Legge Amato le fondazioni bancarie siano state definite dei "mostri giuridici" e le stesse obbligate a diversificare i loro investimenti, nella vicenda della Banca delle Marche ci si ritrova di fronte ad una situazione che vede 4 fondazioni proprietarie del 59% delle azioni e, quindi, di fatto a gestire la Banca individuando il suo quadro amministrativo e dirigenziale ed anche a condizionare le carriere di funzionari e dirigenti.

Le fondazioni di Pesaro e di Macerata detengono il 22.51% delle azioni ciascuna, quella di Jesi il 10.78 e quella di Fano il 3.35.

Il Ministero dell'Economia e delle finanze, avendo constatato la non incisività della legge Amato, già da tempo sta studiando per arrivare ad un riassetto complessivo della materia per cercare di scardinare i gruppi di potere venutisi a creare che hanno continuato a detenere il controllo degli istituti di credito portando all'azzeramento delle risorse di fondazioni che controllavano banche come la Tercas, il Monte dei Paschi di Siena e provocato il rosso della Fondazione Carige. Adesso è toccato alle nostre che hanno già svalutato per 170 milioni di euro e rischiano di lasciare sul campo un altro mezzo miliardo di euro.

Il MEF ha aperto una procedura nei confronti delle Fondazioni di Pesaro e di Jesi, dopo che queste hanno sottoscritto, l'anno scorso, 25 milioni di euro del prestito subordinato upper-tier II per cercare di tenere il total capital ratio sopra l'8% per evitare di restituire alla BCE 3 miliardi di euro di prestiti, nonostante l'invito a non investire ulteriormente nella Banca.

Qualcuno ipotizza che il MEF possa intervenire addirittura con un commissariamento per le realtà di Pesaro e di Jesi, considerando meno gravi le responsabilità Maceratesi e, quindi, facendo decadere qualsiasi ipotesi di procedura nei confronti della loro fondazione. Macerata non ha sottoscritto il prestito obbligazionario subordinato e già da due anni accantona risorse, Jesi, invece, ha eroso il proprio fondo per continuare con le erogazioni.

Comunque tutte e quattro le fondazioni saranno travolte dal quadro che si va delineando e subiranno una profonda diluizione o un totale azzeramento del valore delle loro azioni e le risorse che , in qualche modo, metteranno insieme, riusciranno appena o solo parzialmente a coprire le spese di gestione dell'ordinaria amministrazione e non potranno nemmeno partecipare alla operazione di salvataggio messa in piedi dai tre commissari. Infatti questi non hanno nemmeno informato le 4 fondazioni sul quadro dell'intervento che stanno approntando che prevede l'intervento di Fonspa, del Fitd e di uno o due fondi di investimento. Adesso arriva dalla Regione la notizia che sembra interessarsi alla vicenda anche qualche fondo degli emirati, quelli che vengono a giocare con i cavalli sul Conero a spese nostre. Spacca la pone come una legittimazione delle sue iniziative di collaborazione internazionale.

Speriamo e speriamo anche che alla fine i vecchi azionisti vengano in qualche modo coinvolti e considerati soggetti attivi del salvataggio dell'istituto e del futuro assetto dello stesso.

A presto!


   

da Francesco Taronna
 





Questo è un articolo pubblicato il 30-09-2014 alle 07:00 sul giornale del 01 ottobre 2014 - 629 letture

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