Referendum trivelle, Legambiente Urbino: "Delusi, ma non è una sconfitta"

bandiera legambiente 5' di lettura 18/04/2016 - L’esito del referendum con il mancato raggiungimento del quorum delude le aspettative degli ambientalisti che speravano in un risultato più lusinghiero. Tuttavia il Circolo Legambiente di Urbino non si sente di essere annoverato tra gli sconfitti, anzi.

Il risultato di Urbino, (44,56% dei votanti superiore al dato provinciale, 35,02% e a quello regionale 34,75%) ci inorgoglisce, in quanto pone Urbino al primo posto tra i comuni delle Marche, esclusi i piccolissimi centri, confermando nella nostra città una forte partecipazione democratica dei cittadini che hanno rigettato l’invito del Presidente del Consiglio e del Pd nazionale a disertare i seggi e svilire così lo strumento referendario.

Un risultato che conforta la presenza di Legambiente in città, il lavoro svolto in questi anni per sensibilizzare e per educare le nuove generazioni al rispetto dell’ambiente, le battaglie e le iniziative per chiedere un profondo cambiamento nel nostro modello di sviluppo e combattere le scelte obbrobriose che le varie amministrazioni politiche hanno compiuto sul nostro territorio. Abbiamo dovuto lottare contro chi invitava al boicottaggio (soprattutto tra le fila del Pd) e dobbiamo denunciare esplicite azioni di illegalità- ad es. il distacco sistematico di tutti i manifesti del Si dagli spazi elettorali, - operazione eseguita con scrupolo, tanto da lasciare invece quelli sul referendum della fusione dei due comuni. Del resto questo referendum non vedeva tra i promotori né la Legambiente, né gli ambientalisti, ma le regioni che si sono sentite disprezzate e umiliate dall’atteggiamento protervo del capo del governo.

Questo referendum , lo ricordiamo, è stato voluto da Renzi, che non ha aperto alcun spiraglio di trattativa, mettendo nell’angolo i governatori regionali senza consentire alcuna modifica al decreto “Sbloccaitalia” sul quesito più ostico per la comprensione dei votanti, e, dopo averli costretti a ricorrere al referendum, ha pensato di poterli facilmente schiacciare col risultato delle urne. Il seguito era già scritto: separare il voto referendario da quello amministrativo con un pesante aggravio dei costi, invitare al boicottaggio per aver ragione dei governatori ribelli, lanciare una campagna mediatica di bugie. Il gioco invece non è riuscito e otre 15 milioni di persone hanno respinto il suo appello a disertare le urne, e 13milioni e335 mila votanti hanno detto SI al quesito referendario, numero ben superiore ai tanto sbandierati 10 milioni di voti ottenuti da Renzi alle ultime elezioni europee. È chiaro che l’esito nazionale non poteva essere diverso. In un paese dove ormai poco più di 1 su 2 degli aventi diritto al voto si reca alle urne, era difficile pensare che si potesse raggiungere il quorum, mentre i maggiori giornali sostenevano che il referendum interessava solo le regioni adriatiche e ioniche, e gran parte dei governatori regionali, promotori del referendum, si defilavano per sfuggire agli attacchi del Capo del partito. Sono rimasti in campo le associazioni ambientaliste, vari comitati locali, alcune formazioni politiche parlamentari,- ma in maniera soft -, il governatore della Puglia Emiliano, che poco hanno potuto contro l’attacco del Capo del governo e del Pd, che ha fatto leva sul disinteresse, la stanchezza, il qualunquismo, l’antipolitica ampiamente diffusa nel Paese, cioè su quegli atteggiamenti meno nobili che escludono la partecipazione. Ha cioè prefigurato un Paese in cui ci sia uno solo a comandare e tutti gli altri, istituzioni, sindacati, associazioni ad ubbidire.

Legambiente non si è tirata indietro e pur consapevole della difficoltà per l’esito scontato del risultato, si è schierata, si è impegnata per denunciare le bugie del partito dei petrolieri, e rivendicare uno sviluppo del Paese basato sulle energie rinnovabili e non inquinanti. Le varie iniziative prese – banchetti, conferenza, volantinaggio, incontri - ci hanno permesso di conoscere nuove persone, tanti giovani, di allacciare nuove relazioni con associazioni e formazioni politiche: possiamo concludere che Legambiente di Urbino, oggi, è più forte di ieri.

L’atteggiamento del capo del governo e del Pd che si è presentato ieri sera davanti agli schermi per brindare al suo successo, continuando a raccontare la favola della difesa dei posti di lavoro quando governa da oltre due anni senza che abbia abbassato di un decimale la percentuale della disoccupazione giovanile sempre ferma intorno al 50%, rasenta la protervia e l’arroganza. Noi ambientalisti urbinati non ci sentiamo né sconfitti né avviliti, e continueremo la nostra attività e il nostro ruolo senza chinare la testa di fronte a niente e nessuno, non ci faremo comandare. Per questa battaglia che ci ha visto protagonisti con varie iniziative pubbliche, ringraziamo tutti i soci e gli attivisti che ci sono stati vicini, le associazioni studentesche Fruorikorso e Collettivo per l’Autogestione con cui abbiamo collaborato e in particolare Stefano, Simona e Alessia, Sinistra per Urbino, il Movimento 5 stelle che si sono attivati con noi, le formazioni politiche di Sinistra Italiana, Possibile, Altra Europa che ci hanno supportato, Stefano Caffarri del Pd, la Giunta Comunale per la disponibilità dimostrata.

Un ringraziamento particolare va alla nostra Presidente regionale di Legambiente, Francesca Pulcini, che con il suo impegno, ha fatto sentire noi del Circolo di Urbino parte di un vasto movimento polare che si è battuto in questa battaglia. Abbiamo dato un segnale, non è che l’inizio.


   

da Legambiente
Circolo "Le Cesane" Urbino





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 18-04-2016 alle 18:33 sul giornale del 19 aprile 2016 - 672 letture

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