Intervista al grande poeta colombiano Federico Diaz Granados in questi giorni a Urbino

federico díaz granados 3' di lettura 17/06/2016 - Federico Diaz-Granados, uno dei più importanti poeti colombiani, presidente del prestigioso festival della poesia di Bogotà, ha pubblicato dall’editore Raffaelli, il suo ultimo libro di poesie dal titolo Le Ore Dimenticate. Si tratta di un'antologia di poesie tradotte da Emilio Coco.

In questi giorni Granados è in Italia per presentare il suo libro e lo abbiamo incontrato a Urbino, dove accanto ai professori Giovanni Darconza e Salvatore Ritrovato dell’Università di Urbino, nella sala Passionei, rifletterà sulla poesia contemporanea e su questa sua raccolta.

Che cos’è la poesia maestro Granados?
La poesia è la sintesi totale della creazione umana, ciò che ci giustifica e ci concede un posto per stare nel mondo con dignità e bellezza. La poesia ci rivela con generosità e onestà la “sala macchine’’ di tutti noi, il retrobottega del nostre gioie e pene, l’accumulo di tutti i ricordi e i desideri."

Lei ha iniziato a scrivere poesie dal 1995 con Las voces del fuego e da allora è un susseguirsi di libri e riconoscimenti internazionali. Anche nella sua tournee italiana, sta ottenendo grandi consensi dalla critica anche per il suo impegno sociale. Da ultimo nel 2014 la casa editrice Ocean Sur l’ha inserita di diritto nell’Antologia della poesia sociale e politica dei nuovi poeti della Spagna e dell’America. Ma chi è il poeta?
Il poeta non è un illuminato né un prestigiatore. Il poeta è un artigiano che con generosità fa vedere ciò che gli altri non vedono, consegna agli altri frammenti delle loro proprie vite senza che essi se ne rendano conto. Il linguaggio del poeta è un’immensa corrispondenza con i suoi maestri, con i suoi simili, con quelle piccole cose che lo hanno meravigliato. Così la poesia non è altro che un infinito atto d’amore e tutte le poesie sono d’amore, anche se diverse per temi e argomenti. Ho compreso leggendo Angel Gonzalez che la poesia che mi interessava definitivamente era la poesia che avesse sempre come destinazione l’uomo, con i suoi timori e fragilità, ma anche con le sue felicità, conquiste e incertezze".

Insomma la poesia è un’ancora di salvezza?
In un certo senso sì , perché nasce da una insoddisfazione con la realtà, da un sentirsi a disagio con un tempo avverso all’etica e alle scienze umane. E nel mio caso dalla volontà di voler prolungare le letture della mia infanzia e condensarle in immagini flash, piccole cronache del quotidiano".

Le verità, ma esistono in questo mondo globalizzato e relativista allo stesso tempo?
“Io credo nelle piccole verità dell’uomo, frammenti di certezze, che si infrangono come tante schegge impazzite in uno specchio ormai arcaico. Edio scrivo poesie per queste verità infrante, come quando ho pianto vedendo la prima volta Nuovo cinema Paradiso di Tornatore. Sono questi piccoli avvenimenti ed emozioni il dna della mia poesia. Ma scrivo anche per le mie paure e convinzioni, per amore e disperazione, perché ho conosciuto la solitiudine,perché ho ascoltato nel silenzio i versi di Omero, capire Munch e il grande Neruda’’.






Questa è un'intervista pubblicata il 17-06-2016 alle 20:09 sul giornale del 18 giugno 2016 - 1421 letture

In questo articolo si parla di cultura, poesia, intervista, Paolo Montanari, federico díaz granados

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