"Agricoltura, territorio, ambiente e paesaggio nell'Entroterra Appenninico", conferenza ad Acqualagna

"Agricoltura, territorio, ambiente e paesaggio nell'Entroterra Appenninico", conferenza ad Acqualagna 4' di lettura 18/11/2016 - Si è svolta all'interno del Cinema Teatro Conti di Acqualagna una conferenza sul tema “Strategie di Sviluppo Locale nell'Entroterra Appenninico. Agricoltura, Territorio, Ambiente, Paesaggio: il clima è cambiato”, organizzata da SIGEA (Società Italiana di Geologia Ambientale) e Centro Studi sulla Manutenzione e Cura del Territorio, in collaborazione con l’Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali delle Marche e il CONAF.

L'evento, ospitato nell'ambito della 51a edizione della Fiera nazionale del Tartufo Bianco e coordinato da Endro Martini della SIGEA Sezione Marche, è stato aperto dal saluto del Sindaco Andrea Pierotti e ha visto la partecipazione di Andrea Sisti, Presidente del Consiglio nazionale dell'Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali.

“Occorre dare una risposta alle aree interne - ha esordito Sisti - e cominciare a capire qual è il capitale naturale dell'Appennino. Tra le diverse professioni che lavorano su questo fronte ci vuole un linguaggio comune, che deve nascere dalla formazione accademica evitando una separazione dei saperi. Dobbiamo iniziare a capire come le trasformazioni debbano essere gestite ed inquadrate nel futuro. Penso allo sviluppo di questi territori, alle dinamiche che devono avere, ma anche a scelte amministrative che non hanno avuto riscontro nel fermare un'urbanizzazione selvaggia o ad un'impropria gestione territoriale; situazioni, queste ultime, che non devono più verificarsi. Dobbiamo garantire la sicurezza e qui c'è tanto da fare, ma ripensando a come farlo, a come gestire preventivamente le crisi. E questo vale per il terremoto, per il dissesto idrogeologico e per la gestione da un punto di vista agroalimentare di un sistema che è processato per produrre quelle quantità sulle quali creare economia. Poi c'è il grande tema dei servizi ecosistemici. Pensiamo ad un modello senza confini amministrativi, la sola logica con la quale oggi dobbiamo affrontare la rinascita dell'area appenninica”.

In rappresentanza dell'Ordine degli Agronomi e Forestali delle Marche hanno partecipato il Segretario Fabrizio Furlani, che ha portato i saluti del Presidente Marco Menghini, e l'agronoma Paola Sabbatini.

“Questa iniziativa - ha spiegato Furlani - vede la nostra figura come centrale proprio per i temi trattati, che costituiscono il dna della formazione e dell’attività professionale del dottore agronomo e del dottore forestale, da sempre impegnato sul territorio e per il territorio. Uno dei problemi più importanti delle aree interne che va affrontato è quello dell'abbandono dei terreni, delle abitazioni e dell’attività di presidio, ovvero di ciò che ha consentito al nostro territorio di salvaguardarsi nel tempo. È un aspetto che ci spinge a riflettere ed intervenire con adeguate politiche di sostegno. A nostro avviso è importante rivedere anche il quadro delle norme afferenti il sistema delle tutele, molte delle quali risultano disallineate rispetto alle esigenze della realtà e creano un sistema che, invece di favorire la presenza dell'uomo in questi territori, lo scoraggia”.

“L'agricoltura appenninica per me è una lotta per la sopravvivenza - ha rimarcato la Sabbatini -. In queste aree abbiamo un'enorme biodiversità che si è mantenuta e che va tutelata. L'agricoltura montana deve necessariamente puntare sulle peculiarità e sulle tradizioni, è l'unico valore aggiunto che possiamo portare nel mercato. Altra cosa che la caratterizza è la varietà, un elemento pregnante delle nostre aziende. Grazie alla crisi in molti ritornano all'agricoltura, che interessa maggiormente le piccole aziende, ma resta il problema dei figli degli agricoltori, che non vogliono proseguire quel percorso e tendono a scappare sempre per una questione di servizi e di opportunità. Poi ci sono i costi aggiuntivi per le zone montane, legati a tutta una serie di autorizzazioni che altre zone non hanno.

Qui le potenzialità ci sono, ma è il momento di trasformarle in effetti veri e propri: serve una produzione razionale, attenta e soprattutto ecologica; occorre occupare delle nicchie di mercato passando da produzioni normali a produzioni di specialità. La conservazione di queste coltivazioni rappresenta un importante interesse sociale e da essa dipende anche la qualità della vita della popolazione non direttamente coinvolta. Fare turismo ambientale sostenibile e fare agricoltura di montagna ha un interesse nazionale ed europeo, e perciò la salvaguardia di questi habitat di montagna (es. pascoli e boschi) è una priorità per tutti. Occorre collaborazione e fare rete, oltre che ascoltare chi vive sul territorio e che ogni giorno si scontra con determinate problematiche”.








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 18-11-2016 alle 23:12 sul giornale del 19 novembre 2016 - 242 letture

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