L.A.C. Marche: "Assegnare agli agricoltori la 'gestione' dei cinghiali"

Vivere Ambiente, cinghiale 3' di lettura 05/04/2017 - La LAC Marche sostiene in pieno l’emendamento alla Proposta di Legge n. 130/2017 presentato in I e II Commissione dal consigliere del Movimento 5 Stelle Fabbri, ed inserito nella modifica al Regolamento regionale che disciplina la gestione degli ungulati sul territorio regionale.

L’emendamento presentato dal consigliere Fabbri, in sostanza, dà facoltà anche agli imprenditori agricoli ed ai coltivatori diretti di catturare i cinghiali sorpresi nelle loro proprietà, mediante metodi incruenti, come l’utilizzo di recinti e di chiusini. Se l’emendamento fosse accolto, sancirebbe una svolta importante e decisiva nel controllo di questa specie, divenuta ormai invasiva e fuori controllo e causa di ingenti danni alle colture e di incidenti stradali. Sono molti anni, infatti, che come LAC proponiamo di togliere ai cacciatori la gestione dei cinghiali e degli altri ungulati, perché ormai è dimostrato nei fatti che la caccia non può essere il “metodo” migliore per tenere sotto controllo la loro popolazione! Se analizziamo i dati dei censimenti forniti dagli stessi cacciatori, notiamo che il numero di questi animali nel tempo non è diminuito, ed anzi è aumentato in modo esponenziale. E’ evidente, quindi, che il “problema” dei cinghiali non potrà mai essere risolto dai cacciatori. I cittadini devono sapere che la presenza di questi animali sul nostro territorio è da attribuire agli stessi cacciatori che, a partire dagli anni ’70, introdussero massicciamente per i loro scopi venatori i cinghiali originari dell’Europa orientale. Questa specie, di taglia molto più grande e più prolifica rispetto a quella autoctona italica, venne fatta poi incrociare anche con i maiali, creando l’ibrido che in pochi anni ha invaso tutte le nostre montagne e campagne, causando ingenti danni alle colture agricole, ma anche pericolosi incidenti stradali. Per questo semplice motivo, è perfettamente inutile continuare a delegare la gestione dei cinghiali ai cacciatori, perché, nel loro egoistico interesse, essi faranno in modo che questa specie non venga mai sradicata da quei territori, da loro considerati come autentici “serbatoi” di selvaggina!

Lo dimostra il fatto, ad esempio, che nessuna squadra di cinghialai abbia mai accettato di ruotare con le altre squadre i territori di propria competenza e questo perché nei periodi in cui la caccia è chiusa, le stesse squadre “pasturano” ed alimentano i cinghiali per attirarli o mantenerli nelle proprie aree di caccia. Per non parlare poi delle migliaia di cinghiali che vengono cresciuti in allevamenti, spesso abusivi, e poi rilasciati clandestinamente nelle zone di caccia. I cacciatori non hanno mai accettato di dividere con gli agricoltori, che sono i veri danneggiati, i lauti proventi ottenuti degli animali uccisi, spesso anche illegalmente, perché per loro la caccia al cinghiale, oltre che un passatempo, rappresenta anche un’importante integrazione al proprio reddito. Come si può, dunque, realmente credere che una specie considerata dannosa venga tenuta “sotto controllo” da chi dalla sua caccia ne ricava un guadagno economico? Quindi pieno appoggio all’emendamento Fabbri, che permette finalmente anche agli agricoltori la cattura dei cinghiali nelle loro proprietà, utilizzando chiusini e recinti, i quali poi dalla vendita degli animali catturati, ricaverebbero le somme necessarie al risarcimento dei danni subiti ai loro fondi agricoli.


   

da Danilo Baldini
Delegato LAC Marche





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 05-04-2017 alle 00:00 sul giornale del 05 aprile 2017 - 436 letture

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