Siccità, Unione Montana Alta Val Metauro: "Rivedere l’intera rete di gestione della risorsa idrica"

burano 3' di lettura 06/09/2017 - In data 30.08.2017 la Regione Marche ha dato notizia di aver presentato richiesta di dichiarazione di stato di emergenza a seguito della siccità che ha duramente colpito il territorio regionale.

L’Unione Montana Alta Valle del Metauro, con una nota spedita in data 21 agosto, aveva già sottoposto all’attenzione del Governatore regionale, dei Parlamentari marchigiani e della Prefettura di Pesaro e Urbino che le condizioni climatiche di questi ultimi anni ed in particolare di questa estate hanno comportato una serie di danni al patrimonio ambientale e agricolo dell’entroterra, dalla perdita di patrimonio boschivo con incendi di vaste proporzioni (Cesane), fino all’autorizzazione eccezionale di prelievi di acqua da acquiferi profondi.

“Per quanto riguarda l’emergenza idrica - ricorda il Presidente dell’Unione Montana Romina Pierantoni - è stata conclamata nella provincia di Pesaro, ATO 1 Nord, una importante situazione di emergenza idropotabile, definita già da luglio, dall'Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici del Distretto Idrografico dell’Appennino Centrale, come uno "scenario di severità idrica alta", come tra l’altro per Umbria ed Emilia Romagna che, a differenza nostra, con Decreto ministeriale del 7 agosto si sono già viste riconoscere dal Ministero lo stato di emergenza.”

Per rispondere all’ emergenza idropotabile si è fatto di nuovo ricorso a prelievi di acqua da acquiferi profondi come per esempio all’apertura del Pozzo Burano (ancora una volta dopo già ben quattro eventi siccitosi dal 2007) per ristorare le portate dei Fiumi da cui attingono gli acquedotti che servono la media e la bassa valle del Metauro fino alla Costa.

“Già dall’anno 2015 - continua Pierantoni - le Unioni Montane e i Comuni dell’entroterra, nell’ambito della valutazione del Piano Regionale Acquedotti (tra l’altro non ancora varato), avevano chiesto di escludere dallo stesso Piano l’interconnessione alla rete acquedottistica del “Pozzo Burano”, peraltro tutelato, come altre acque sotterrane, e considerato, ai sensi della L.R. n.5/2006, una risorsa e una riserva strategica della Regione.

Ciononostante il pozzo Burano, aperto nel mese di luglio viene attualmente svuotato a 300 litri/secondo senza che ci sia stato il riconoscimento, da parte del Consiglio dei Ministri, di una situazione di emergenza e carenza idrica grave per uso idropotabile ai sensi di legge.

Già da allora era stata sollecitata la predisposizione di studi e ricerche finalizzati ad una chiara ed attuale conoscenza dell’acquifero in questione e, soprattutto, era stata invitata la Regione a rivedere l’intero sistema di gestione della risorsa idrica con interventi di sistema quali: potenziamento della rete degli invasi e miglioramento di quelli esistenti, incentivazione e potenziamento delle azioni finalizzate alla riduzione delle perdite ed al risparmio idrico, razionalizzazione dei prelievi per uso agricolo, censimento delle captazioni e intensificazione dei controlli, ecc.

Condividiamo pertanto la richiesta della Regione Marche di dichiarazione di stato di emergenza a seguito della siccità che Roma non potrà non accogliere (come già avvenuto per Umbria e Lazio), ma chiediamo contestualmente che la Regione si attivi in tempi brevi e concretamente, in collaborazione con tutti gli enti e soggetti interessati, per rivedere l’intera rete di gestione della risorsa idrica con gli interventi di sistema di cui sopra.”

“Parallelamente - conclude la Pierantoni - si chiedono adeguate risorse per la realizzazione di interventi di prevenzione incendi già previsti dal Piano di gestione forestale di questa Unione e delle altre Unioni montane marchigiane”.






Questo è un comunicato stampa pubblicato il 06-09-2017 alle 00:00 sul giornale del 06 settembre 2017 - 339 letture

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