Vittorio Sgarbi e quel suo strano concetto di "chiara fama"

vittorio sgarbi| 3' di lettura 19/06/2018 - Sgarbi, messo alle strette, nel suo delirio diffamatorio si attacca a un refuso e si occupa dei miei denti che invece stanno benissimo. Non solo mi insulta ma, come un delatore, si occupa in maniera inesatta e incompleta del mio rapporto di lavoro con l’Università insinuando inesistenti millanterie da parte mia.

Proprio lui, un pregiudicato più volte condannato per diffamazione, ingiurie, per falso e truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato, produzione di documenti falsi e persino per plagio del lavoro di altri studiosi.

Il mio rapporto con l’Università data dal 1999 e si è concluso nel 2013. Sono stato docente a contratto per l’insegnamento di Storia contemporanea e poi di Storia moderna (gli spedirò un pacco delle mie pubblicazioni), ho tenuto regolarmente corsi ed esami, partecipato alle commissioni per gli esami di laurea e sono stato relatore di decine di tesi, tutti compiti analoghi ai docenti di seconda fascia.

Lui dovrebbe sapere come funziona essendo stato un docente a contratto presso le università di Bologna e di Udine fra il 1974 e il 1988. Invece la sua carriera presso l’Università per stranieri di Perugia, iniziata a novembre del 2017, è stata molto breve, contrassegnata da una infinità di problemi e si è conclusa con la sua elezione a deputato, funzione incompatibile con la docenza universitaria, come precisato dalla stessa università. Ora lui afferma di essere stato chiamato in qualità di “professore ordinario per chiara fama”. È falso perché la chiamata per chiara fama prevede requisiti che lui non possiede: aver occupato da almeno un triennio analoga posizione in università straniere; essere stati insigniti di alti riconoscimenti in ambito internazionale; avere ricoperto per almeno un triennio incarichi direttivi in qualificati istituti di ricerca internazionale. Più modestamente Sgarbi è stato chiamato in qualità di professore straordinario sottoscrivendo un contratto triennale finanziato con trecentomila euro dalla Fondazione Cassa di risparmio di Perugia per cui aveva curato una mostra. Teneva così tanto a questo incarico che nel corso dell’inaugurazione dell’anno accademico 2017-2018 si è addormentato e si è poi giustificato dicendo: “non sapevo che c... fare”.

Per quanto riguarda il Pci pur non essendo presente in Parlamento esiste e terrà a breve il suo congresso nazionale. Sul “Cappellini” Sgarbi non sa nulla. L’Istituto esiste da cinquant’anni e ha svolto e svolge importanti compiti in ambito storiografico e culturale. È stato associato all’Istituto nazionale per il movimento di liberazione in Italia fino al 1986 quando ha preferito mantenere i rapporti ma gestirsi con maggiore autonomia, scelta fatta da diversi istituti della rete nazionale. Il “Parri” quindi non c’entra nulla.

Io sono un signor nessuno e me ne vanto perché mi vergognerei di una notorietà come quella di Sgarbi.

Quanto agli emolumenti per la funzione di assessore prendo atto di quanto da lui affermato di non percepirli, ma vorrei sapere da quando, se non chiedo troppo.


   

di Ermanno Torrico





Questo è un articolo pubblicato il 19-06-2018 alle 00:00 sul giornale del 19 giugno 2018 - 1156 letture

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