Ferrovia Fano-Urbino, municipalismo e propaganda del sindaco di Vallefoglia

Sindaco Ucchielli 5' di lettura 17/01/2019 - Il Sindaco di Vallefoglia, Palmiro Ucchielli, interviene sul ripristino della tratta ferroviaria Urbino-Fano-Pesaro da anni richiesto con forza dall’Associazione Valmetauro, da molti Comuni e da gran parte delle forze politiche.

Nella migliore delle ipotesi si può pensare a una trovata elettorale, nella peggiore, invece, a un espediente per distrarre l’attenzione dal problema principale: quello del ripristino della tratta, già inquinato da proposte che vorrebbero trasformarla in ciclabile tout court senza prendere in considerazione lo sviluppo del ciclo-turismo in aree attrezzate prossime alla tratta.

Addirittura, per non farsi mancare nulla, Ucchielli propone la costruzione di una metropolitana leggera ad anello (Urbino-Trasanni-Vallefoglia-Pesaro-Fano- Fossombrone-Urbino), da inserire nel progetto più vasto, non meglio indicato, di una tratta Pesaro-Grosseto-Roma, sostenendo che così sarebbero potenziati anche i collegamenti con la Romagna.

In realtà il problema antico e più urgente di Urbino è quello di una superstrada Urbino-Pesaro che dal 1971 si è fermata a Morciola e che, con l’aumento esponenziale del traffico, è diventata inadeguata e pericolosa, risultando utile solo allo sviluppo del distretto industriale pesarese e a incentivare il trasferimento di molti urbinati che lavoravano nelle industrie meccaniche e nei mobilifici pesaresi a trasferirsi a Pesaro o nelle frazioni più vicine alla Chiusa di Ginestreto.

Il progetto di Ucchielli, sostenuto anche da Giorgio Londei, paradossalmente avrebbe senso se riprendesse quello, di quasi un secolo fa, di un collegamento ferroviario lungo la Fogliense che si innestasse in quella che doveva essere la tratta Urbino-S.Arcangelo di Romagna interrotta nel 1933, a Casinina di Auditore, per la chiusura delle miniere zolfifere della zona e non più riconsiderata.

Ucchielli cerchi argomenti più seri per la sua campagna elettorale e si convinca che Vallefoglia, nata cinque anni fa, non è l’ombelico del mondo. Gli forniamo qualche elemento conoscitivo in più di cui evidentemente è digiuno per andare a vedere il suo “bluff” e dire basta coi polveroni.

Nei primi anni Venti del Novecento, nella vicenda della costruzione della tratta ferroviaria Urbino S.Arcangelo di Romagna, il Comune di Urbino a un certo punto propose anche un collegamento della città ducale con Pesaro via Trasanni. Questa frazione e la città di Urbino sarebbero diventate uno snodo ferroviario importantissimo che avrebbe ridotto l’antico isolamento montefeltrano e del suo centro principale, in quanto la Urbino-S.Arcangelo, via Pallino, Schieti (le gallerie sono ancora lì), si sarebbe collegata con la Pesaro-Urbino e quest’ultima, a sua volta, si sarebbe allacciata, a partire da Trasanni, sia con S.Arcangelo, sia con Roma, via Urbino, Fermignano, Pergola, Fabriano.

Ma a Pesaro risposero picche, sebbene non sussistessero credibili motivi tecnici, né tantomeno economici, proponendo di collegarsi a Urbino, e quindi a S.Arcangelo e Roma, costruendo una tratta ferroviaria lungo il Foglia che si sarebbe innestata in direzione di Urbino all’altezza di Ca’ Gallo. A nulla valsero le pressioni dei ras fascisti urbinati che in verità si diedero da fare, ma furono messi a tacere dal più potente ras pesarese Raffaello Riccardi, già squadrista feroce e fresco deputato.

Non mancarono di dignità gli amministratori urbinati tanto è vero che si rifiutarono di pagare il contributo richiesto al nostro Comune dal presidente della Deputazione provinciale per concorrere alla spese del “progetto ferroviario Fogliense”. Intercorse un nutrito carteggio perché alla fine, su diretto intervento dello stesso Riccardi, il comune pagasse la cifra di 2.000 lire, “per una volta tanto”, un terzo di quello che in un primo momento era stato deciso dovesse sborsare. Non solo, ma in risposta alle accuse di campanilismo, neanche troppo velate, rivolte dal Presidente della Deputazione provinciale al Sindaco di Urbino, questi ribatteva, con lettera del 23 luglio 1925, che “Se appunto Urbino non ravvisa nella Fogliense, come oggi proposta e modificata, alcunché di non troppo giovevole ai propri interessi, ciò non vuol dire che essa neghi a Pesaro il diritto di pensare a costruire una sua ferrovia che con l'assorbire i commerci del Montefeltro dia al Capoluogo della provincia nuovo dinamismo e più grande possibilità di sviluppo”. E concludeva: “Si persuada, illustre Commendatore, che la provincia non è la sola Città di Pesaro, né la Sua persona, ma tutto un complesso di questioni e di interessi collettivi che vanno tutelati e sviluppati non con particolarismi dannosi e odiosi, ma con una superiore visione d'insieme”.

Il risultato fu che la Pesaro-Urbino non si costruì e nemmeno la tratta lungo il Foglia come volevano i pesaresi, ma questo solo perché era un pretesto, e per di più i lavori della tratta Urbino-S.Arcangelo si interruppero definitivamente nel 1932-33 quando la Montecatini chiuse le miniere di zolfo che ormai non reggeva più la concorrenza di quello americano. A quel punto non serviva più nemmeno la ferrovia che era stata voluta e utilizzata dalla Montecatini per il trasporto dello zolfo grezzo da Ca’ Borrello (sopra l'attuale frazione di Miniera) a Bellisio, nei pressi di Pergola, per essere raffinato.

Ecco, la “visione d’insieme”, proprio questo manca al sindaco di Vallefoglia che dà prova di un municipalismo deteriore e a volte anche ridicolo, dove la propaganda conta più della storia e della reale conoscenza dei problemi e a conferma che la “storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia e la seconda come farsa”.






Questo è un articolo pubblicato il 17-01-2019 alle 21:13 sul giornale del 18 gennaio 2019 - 554 letture

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