Montecopiolo e Sassofeltrio. E poi...

montecopiolo 5' di lettura 02/04/2019 - Sul problema di Sassofeltrio e di Montecopiolo che, come i sette comuni secessionisti della Valmarecchia, si uniranno a Rimini e alla regione Emilia-R. se il Senato darà, come è quasi certo, il via libera, la linea di chiusura, da parte di Pesaro e della Regione Marche, doveva essere netta e non pasticciata e opaca, insieme alla critica delle forme in cui la secessione si esprime, quelle di un localismo velleitario e disgregante.

Tanto più che ai due comuni si è aggiunta la proposta di indire un referendum per portare in Emilia-R. l’intero Montefeltro. E,siccome ormai siamo al delirio, “La libera associazione Pesaro-Urbino verso la Romagna”, fa sapere che “dunque è assolutamente necessario affrontare il tema del passaggio della provincia di Pesaro.Urbino in Emilia-Romagna”.

Siamo consapevoli di come il senso di appartenenza basato sulla dimensione locale rappresenti la più vera e la più genuina identità di ognuno. In Italia la dimensione locale ha avuto un ruolo importante all’interno dell’evoluzione storica del Paese. Si pensi alla funzione della cultura regionale come ponte verso la cultura nazionale. Ed è un fatto che il localismo italiano si sia articolato non tanto sulla polarità tra nazione e regione, quanto piuttosto su tre poli: nazione, regione, municipio, nessuno dei quali si contrapponeva in maniera radicale e alternativa agli altri. Una concezione che considerava il localismo come integrazione necessaria al senso di appartenenza nazionale.

La questione dei confini amministrativi è una questione delicata perché sottende un insieme di consuetudini, di tradizioni e di rapporti umani prodotti da un retaggio municipalistico che spesso è stato espressione, se non del rifiuto, della difficoltà ad omologarsi in una condivisa identità territoriale. Non è casuale il permanere delle cosiddette “isole amministrative”, molto numerose, alle quali si riconosce la dipendenza da un comune, provincia e regione diversi dal territorio in cui vengono a collocarsi, ma senza mettere in discussione un consolidato, definitivo e accettato assetto confinario.

Certo, la volontà dei cittadini di Montecopiolo e Sassofeltrio è inequivocabile, ma occorre ribadire, che sbagliano quanti sostengono ad oltranza le ragioni particolari della propria comunità e della propria indiscussa identità sottovalutando quella degli altri comuni del Montefeltro che possono ragionevolmente rivendicare motivi identitari nella unitarietà storica, geografica e antropologica del territorio monte feltrano fortemente già compromessa dal passaggio alla regione Emilia-Romagna di sette comuni e ventimila abitanti.

Qui si tratta non di singoli comuni o, come per il passato, di nuove province, ma di ciò che rimane di un intero contesto territoriale la cui unitarietà era stata messa a dura prova dai tentativi operati da Rimini fin dal 1947 e poi il 20 marzo 1957 con la prima proposta di legge, presentata dagli on.li Simonini e Marzotto, e ancora il 10 ottobre 1959 con un’altra proposta di legge sostenuta da tutti i deputati di tutti i partiti del Riminese.

Il favore con cui fu accolta allora dalle popolazioni dell’Alto Montefeltro era figlio di una politica che non era riuscita a realizzare un vero decentramento e un autentico riequilibrio fra le realtà territoriali della provincia e soprattutto non aveva dato alcuna risposta sul piano dell’analisi e delle proposte concrete alla permanente spinta separatista. D’altra parte le immense distruzioni belliche patite dalla provincia imponevano altre priorità. A dirla tutta, la proposta di legge del 1959, era in verità scandalosa: oltre ai sette comuni secessionisti del 2009 si richiedeva anche l’accorpamento di quelli di Carpegna, Mercatino Conca, Montecopiolo, Montegrimano e Sassofeltrio.

Non mancarono le polemiche al punto che il Consiglio provinciale votò nelle sedute del 7 e 14 dicembre 1959 un odg con cui si rifiutava qualsiasi modificazione del territorio provinciale ed esprimeva parere contrario all’attuazione della provincia di Rimini. Dovremmo essere, credo, tutti consapevoli, soprattutto i presidenti Paolini e Ceriscioli, che il localismo, per le forme antistoriche e distorcenti in cui si è sviluppato dagli anni ottanta, tende a chiamarsi pericolosamente fuori dall’identità nazionale e strumentalizza e trasforma il tema identitario in tema politico legandolo a questioni sentite come l’immigrazione,il cosiddetto federalismo fiscale,i servizi e, non da ultimo, gli appuntamenti elettorali che incentivano le ipocrisie opportunistiche degli arruffapopoli.

Con Sassofeltrio e Montecopiolo, come non si attuò con i sette comuni passati a Rimini e alla regione Emilia-R., andava recuperata una posizione razionale e politicamente spendibile evitando astratte contrapposizioni con Pesaro e le Marche per approdare ad una concreta rivisitazione delle politiche complessive.

I Comuni della Val Marecchia che, a quanto pare, non hanno avuto da Rimini quanto promesso in termini di risorse per lo sviluppo turistico che continua a guardare solo alla riviera, mentre la regione Emilia-R. non ha adeguatamente finanziato nemmeno i costi per il trasferimento amministrativo, dovrebbero fare sistema e descrivere un percorso unitario per la risoluzione dei problemi a incominciare dai nodi fondamentali della viabilità, pedemontana e del collegamento con la E 45, e da quelli del decentramento e dei servizi. A Sassofeltrio e Montecopiolo occorreva far capire quello che non si è stati capaci di far comprendere ai sette comuni secessionisti: ci si può sentire “romagnoli”, insomma, ma continuare a far parte della Marche, senza vivere questa condizione come un problema.

E tuttavia, ormai è tardi perché l’approdo al Senato difficilmente bloccherà la secessione. In caso contrario, dovremo essere aperti a un vero confronto per salvaguardare e valorizzare l’integrità territoriale del Montefeltro, senza strappi, ma attivando proposte utili per i territori dei due comuni di Montecopiolo e Sassofeltrio. In sostanza Pesaro e Ancona non sono poi troppo più lontani di Rimini e di Bologna.


da Ermanno Torrico
Presidente Istituto "E. Cappellini”





Questo è un articolo pubblicato il 02-04-2019 alle 20:27 sul giornale del 03 aprile 2019 - 810 letture

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