Il Giro d’Italia e le piccole promesse elettorali

Giro d'Italia 2' di lettura 06/04/2019 - E così Urbino vorrebbe celebrare Raffaello con una tappa del Giro d’Italia! Ma annuncia soltanto di aver fatto domanda e che la risposta, guarda caso, si avrà quando? Dopo le elezioni!

Sarebbe comunque ben poca cosa, e Fedrigucci lo ammette, rispetto alla partenza del Giro d’Italia che si organizzò a Urbino nel 1988, con Giorgio Londei Sindaco. E lo facemmo proprio con una cronometro, che per un giorno intero e pure il successivo fece permanere le telecamere e l’attenzione del mondo sulla città, sulle sue colline a perdifiato che si ammirano dal torrione di san Polo, dalla casa di Paolo Volponi che dà sulle porte dell’Appennino. Una ripresa talmente bella che per anni, molti non lo ricordano o non lo sanno, restarono addirittura come sigla di ogni tappa del Giro.

Ecco che con questo misero annuncio tutto da dimostrare, non più di una vaga promessa elettorale, si mostra tutta la differenza di spessore politico tra noi e loro. Una città che vuol dirsi grande, nell’anno che glorifica il suo più grande figlio, non sa ottenere ciò che sarebbe il minimo dovuto, per celebrarlo adeguatamente. E invece è proprio di questo che ha bisogno la città di Urbino, ovvero di ritrovare la sua grandezza politica che sia pari alla sua importanza storica, artistica e culturale. Pensate davvero che si possa risolvere il problema di Bocca Trabaria continuando a umiliarsi agli sportelli dell’Anas? Non è forse il caso, dopo più di un anno inutile che ha messo in ginocchio un intero territorio, di rivolgersi a Roma, al Ministro e non agli impiegati o agli uscieri?! Ha ragione la gente che si è rivolta a Bernardi questi giorni: “distratto da attività miopi, il sindaco mostra la cecità della politica, squalifica l’immagine delle tradizione umanistica e culturale della città”. Urbinati, non sentite in voi la spinta a tornare orgogliosi dello spessore di chi vi rappresenta? Non sentite il desiderio di ridare alla città il ruolo che merita? Chi governa la città ha il dovere di creare opere che resteranno per le future generazioni: ancora oggi noi viviamo di ciò che ideò e realizzò Federico, delle opere che dipinsero Raffaello, e Piero della Francesca. Questo è il dovere di chi governa. Seminare per il futuro, non restarsene fermo a coltivare l’orticello mentre il mondo corre. Se è la bellezza a salvare il mondo, solo la cultura potrà salvare Urbino!


da Prospettiva Urbino - Nel Bene Comune





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 06-04-2019 alle 07:00 sul giornale del 06 aprile 2019 - 811 letture

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