"Nell’uovo di Pasqua di Doglioni", la replica del presidente dell'Istituto "E. Cappellini” al segretario provinciale della Lega

Lodovico Doglioni 22/04/2019 - Le dichiarazioni provocatorie sul 25 Aprile, di Lodovico Doglioni, segretario provinciale della Lega, rivelano quello che già si sapeva da tempo: una deriva a destra che sempre di più assume i caratteri pericolosi del “negazionismo” rispetto alla Resistenza come fondamento dello Stato repubblicano e della sua Costituzione.

Non so se Doglioni si rende conto della gravità e “leggerezza”, delle sue dichiarazioni. La festa del 25 Aprile è certo la festa di tutti gli Italiani, anche di quelli come lui e dei suoi amici neofascisti ai quali, come a tutti i cittadini, sono stati riconosciuti i diritti civili e politici e consentito, già nel dicembre 1946, di fondare il MSI e di entrare in Parlamento.

Il poeta e partigiano urbinate Egidio Mengacci, in un intervento in occasione del 25 Aprile 1972, così si rivolgeva ai fascisti: “Voglio stare al detto e al fatto e pertanto chiamerò cittadini anche voi, fascisti! E spero che vi sentiate lusingati nel sentirvi attribuire oggi, in democrazia, la qualifica di ‘cittadini’ e di ‘uomini’… Quella qualifica e quella dignità che durante un ventennio non vi fu mai attribuita dai vostri capi per i quali foste legionari, militi, dopolavoristi, centurioni, menefreghisti e maccheroni… allorché apparivate nei cortili e nelle piazze in abiti di flanelle con gambali e fasce imberrettati con il fez, con fiocco e con visiere e con il filo a sorreggervi come a marionetta la gamba tesa per il passo romano dell’oca. Oggi grazie alla democrazia finisce la gran bugia che vi faceva paladini della storia mentre eravate oligarchi assassini e diventate anche voi uomini e cittadini…».

Se poi molti, come Doglioni, ne hanno fatto e ne fanno un cattivo uso, anche questo rientra a pieno titolo fra i loro diritti. Quello che invece non è consentito è di fare della demagogia e di distorcere le verità della Storia, contrapponendo il “cittadino qualunque” a “qualche ragazzotto” che accusa i leghisti di essere xenofobi, razzisti e fascisti.

Tra quei ragazzotti ci sono anche i figli e i nipoti di molti partigiani che in nome dell’umanità e della democrazia hanno pagato con la vita e con le discriminazioni per consentire al cittadino Doglioni di esprimere le sue opinioni. Per essere fascisti non c’è bisogno di essere iscritti ai gruppi di estrema destra o che sia ritornata la dittatura. Non c’è in Italia un partito fascista né lo stesso Salvini può definirsi fascista, ma modalità e atteggiamenti e dichiarazioni sul 25 Aprile che sarebbe un “un derby tra fascisti e comunisti”, concorrono con la loro infondatezza e stupidità a creare quel brodo di coltura che parla soprattutto alla pancia del Paese fomentando l’odio razziale e i ricorrenti slogan contro la modernità. Si sente sempre più spesso usare frasi come “Dio Patria e Famiglia”, fascismo dittatura “mite” quando i treni arrivavano in orario, avevamo le ferie pagate, bonificato le paludi pontine e gli antifascisti confinati nelle isole erano “vacanzieri” a spese dello Stato dimenticando le immani tragedie e distruzioni, il delirio sulla purezza razziale e l’antisemitismo. E’ di poche ore fa la notizia che Salvini commentando le critiche rivolte alla Lega per tutta risposta si è fatto ritrarre con in mano un mitra aggiungendo che i leghisti hanno anche l’elmetto.

Perciò Doglioni, invece di citare i guelfi e i ghibellini, che non c’entrano nulla, deve rendersi conto che la riconciliazione fra gli italiani deve passare per il riconoscimento degli errori commessi e la condanna netta del fascismo e che non si possono equiparare gli antifascisti agli eredi politici dei carnefici del popolo italiano. Solo così il 25 Aprile può essere la festa di tutti gli italiani, compreso Doglioni.


da Ermanno Torrico
Presidente Istituto "E. Cappellini”





Questo è un comunicato stampa pubblicato il 22-04-2019 alle 20:24 sul giornale del 22 aprile 2019 - 645 letture

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