Fano: Giovane, “green” e pro-digestore: intervista a Pamela Canistro, presidente di Legambiente Fano

6' di lettura 13/12/2019 - Ha “soltanto” 27 anni. E – soprattutto – ha le idee molto chiare. Pamela Canistro è la presidente del nuovo circolo di Legambiente Fano. Nome in codice: “Idefix”, come il cagnolino dei fumetti di Asterix. In un certo senso prenderanno spunto da lui, in primis dal suo dispiacere di fronte a un albero abbattuto. Ecco lo spirito di questo nuovo circolo a “trazione giovane”, contrario a un nuovo consumo di suolo, ma strenuo sostenitore di soluzioni all’avanguardia come il tanto discusso digestore anaerobico. Che ha già avuto il benestare dell’associazione. Pamela – nata a San Nicandro Garganico, in provincia di Foggia, ma “fanese” da quando aveva otto anni - come i suoi compagni è una paladina dell’ambientalismo scientifico. Perché il pianeta va tutelato, ma agendo su basi solide. Per le chiacchiere – come direbbe anche Greta Thunberg – non c’è più tempo.

Pamela, come nasce questo nuovo circolo?
Dal bisogno di portare Legambiente anche qui a Fano. È un’associazione nazionale, ma si focalizza sui problemi locali. Il motto è appunto “pensare globalmente e agire localmente”. In queste cinque parole è espresso un concetto fondamentale, cioè che nel nostro piccolo anche la nostra città può diventare un esempio da seguire.

Come mai “Idefix”? È davvero un nome tratto dai fumetti?
Si, fa riferimento alla sensibilità ambientale del cagnolino di Obelix. Idefix, in più occasioni, rimane dispiaciuto o addirittura sviene alla vista di un albero abbattuto. Questa è la nostra filosofia, ed è quella di Legambiente in generale.

Quali sono i principi su cui baserete le vostre azioni?
Tutte le nostre azioni seguiranno i principi di Legambiente a livello nazionale, come l’ambientalismo scientifico. Ci occuperemo anche di istruzione, e quindi di educazione ambientale. I giovani sono il futuro, e noi entriamo negli istituti scolastici grazie a progetti come Volontari per Natura o Clean Sea Life, un progetto europeo a cui abbiamo aderito anche noi come circolo di Fano, e che si occupa di monitorare e studiare i rifiuti presenti nelle spiagge per capire quali siano le possibili fonti e trovare una soluzione a questo problema. Tutti i dati raccolti finiscono in un data-base europeo.

Ambientalismo scientifico, una definizione.
Significa basare tutti i progetti su delle solide basi scientifiche che siano concrete e realizzabili. Non si espone solo il problema, ma si deve sempre dare anche un’alternativa valida e accettabile. Noi non vogliamo limitarci a dare una nostra opinione sulle questioni, bensì cercare di elaborare un parere tecnico legittimato da percorsi di ricerca sul campo.

Il circolo pare essere abbastanza a “trazione giovane”. Cosa pensate del “fenomeno Greta”?
Legambiente ha già aderito al Friday for Future a livello nazionale. È importante dare risalto a movimenti come questo, in quanto focalizzano l’attenzione su certe tematiche. Inoltre bisogna riconoscere che è un movimento costituito da ragazzi, e questo non può che farci piacere. La stessa Greta ha detto di non seguire lei, ma tutti gli scienziati che da anni si dedicano a certi temi. Indubbiamente bisogna riconoscere che ci sono associazioni che lottano per l’ambiente da più di trent’anni, basti pensare alla battaglia per l’acqua pubblica o a quella contro le trivelle. Ci siamo sempre stati e ci saremo sempre.

Digestore sì, digestore no. In città il dibattito è particolarmente caldo, e voi vi siete già schierati apertamente a favore della realizzazione dell'impianto. Come mai?
Noi non entriamo nel merito della localizzazione o della gestione, per queste cose ci sono altri organi competenti. Esprimiamo invece una riflessione relativa al suo funzionamento. Il problema rifiuti è importante sia dal punto di vista ambientale sia da quello economico. Il digestore rappresenta un ottimo esempio di green economy ed economia circolare, in quanto dal rifiuto si produce materia prima, cioè biogas e biometano. Utilizza inoltre un meccanismo che in natura è comune: la degradazione anaerobica. Viene solo accelerato il processo regolando temperatura e umidità. Rappresenta una delle migliori tecnologie presenti in questo momento relativamente alla gestione dei rifiuti. La vera domanda, alla luce di quanto esposto e con le premesse date, è: come facciamo a non essere favorevoli?

Tra i temi senz'altro a voi cari vi è anche quello di ridurre il più possibile il consumo di suolo. Come vi ponete di fronte all'aumentare di zone edificate per nuovi centri commerciali?
Fano è una “zona rossa” per la sua eccessiva antropizzazione del suolo. Anche in questo caso non entriamo nel merito di competenze altrui, quali destinazioni d’uso del suolo e PRG, ma vogliamo portare avanti anche a Fano progetti come quelli proposti da Legambiente Pesaro, cioè “costruire sul costruito”, per evitare che vengano colonizzate nuove aree, magari verdi.

Il grande parco in zona campo d'aviazione è ormai un work in progress. Avete idee a riguardo?
Il parco è sicuramente una buona opportunità per Fano sotto entrambi gli aspetti. Un nuovo spazio che valorizzi una zona periferica sul piano sociale, urbanistico oltre che ambientale. Si possono aumentare le specie di alberi di modo tale da creare un vero e proprio parco, utilizzando ovviamente solo specie autoctone e locali.

Erosione della costa. Nuove scogliere o ripascimento?
L’erosione della costa è un problema serio dal punto di vista ambientale. Lo sta affrontando tutta la nostra penisola, con la conseguente perdita di biodiversità dal punto di vista floristico e faunistico a livello di litorale. Per Fano la perdita della costa rappresenta anche un notevole danno economico, visto che molte attività sono basate sul turismo balneare. La realizzazione di nuove scogliere unita al ripascimento aiuta a mantenere la costa. Dobbiamo però tenere conto di un aspetto: la crisi climatica in atto ormai da tempo ci mette di fronte al fatto che questi interventi potrebbero non essere più sufficienti. Ne sono la prova i recenti danni che ha subito tutto il litorale adriatico, con Venezia in testa. Se le condizioni climatiche non miglioreranno - e non sembrano destinate a migliorare, per ora -, le scogliere non saranno più sufficienti per fermare la forza dei nostri mari.

Cosa si prova a essere una tra le più giovani presidenti di un circolo Legambiente?
Io ho 27 anni. A Roma la presidente ne ha 24. Legambiente, in generale, sta puntando molto sui giovani, sotto tutti gli aspetti. È importante che siano i ragazzi a portare avanti questi progetti. Personalmente sono sempre stata affascinata dal mondo dell’associazionismo. Studiando scienze ambientali a L’Aquila ho avuto modo di conoscere associazioni di ogni natura, da quelle ambientali a quelle sociali, comprese quelle che rappresentano il terzo settore. E sono loro che, attraverso azioni e manifestazioni, portano avanti idee e danno risalto a realtà spesso dimenticate. Le associazioni sono importantissime. Noi giovani abbiamo un ruolo fondamentale, in tutto questo.

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Questo è un articolo pubblicato il 13-12-2019 alle 16:52 sul giornale del 14 dicembre 2019 - 338 letture

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