Il futuro delle banche tra progressi e innovazioni

3' di lettura 19/12/2019 - Il tema è scottante: le banche tradizionali si avviano al tramonto, le banche del futuro preparano il terreno.

Ne ha parlato, in un intervento a Sky Tg 24 sul rapporto Banche-Fintech, Paolo Galvani, numero uno di Moneyfarm. Galvani ha effettuato una profonda analisi degli ultimi dieci anni, facendo chiarezza sul ruolo delle banche e i cambiamenti a cui queste devono adeguarsi con l’irruzione del Fintech. Ha poi dato ampio spazio alle tecnologie, alle innovazioni che vanno a stravolgere tutto quel che è collegato al servizio bancario. Spazio, chiaramente, anche alla crisi dell’universo bancario.

Con l’esempio di Unicredit, che nel piano triennale 2020-2023 ha annunciato, per tutta l’Europa Occidentale, un taglio di 8.000 dipendenti: 6.000 del totale verranno epurati dall’Italia. Dal 2007 al 2018, in poco più di un decennio, il settore bancario ha tagliato un totale di 74.000 addetti ai lavori, subendo un calo percentuale delle filiali fermo al 22,5. Ma non finisce qui, dal momento che per il prossimo quinquennio è previsto un taglio totale di cinque miliardi: pagheranno 70mila addetti ai lavori e 7mila filiali chiuderanno le loro porte.

Inoltre, stando all’ultimo rapporto di Oliver Wyman, simbolicamente intitolato “Banche Italiane su un piano inclinato”, oltre il 45% dei dipendenti bancari dovranno acquisire sempre nuove competenze. Questo mette al centro della discussione anche tutto il novero dei risparmiatori, che in Italia usano filiali, nell’80% dei casi, solo per operazioni a basso valore aggiunto. Nel 2019 sono 13,7 i milioni di italiani che hanno detto no alla banca tradizionale e che, grazie agli smartphone, gestiscono le loro finanze totalmente in maniera digitale: la crescita, in questo caso, è del 30% rispetto allo scorso anno. Il 35% dei clienti delle banche, inoltre, si direbbe pronto a prendere in considerazione offerte senza filiali di mezzo. Un dato sintomatico, trattandosi nello specifico anche dell’Italia, paese quint’ultimo in Europa per digitalizzazione.

Ma la strada è transanzionale ed è tracciata, perché i risparmiatori chiedono sempre più agli addetti ai lavori un cambio di rotta che sia totale e che preveda interventi di cambiamento e riordino rispetto al modello tradizionale di fare banca. Le Fintech, la tecnofinanza, in questo caso, con tutte le loro competenze digitali, la trasparenza e la fruibilità, danno possibilità ai tradizionali operatori di guardare al futuro. E per i risparmiatori questo è un punto focale. Premiare la semplicità e la trasparenza dei servizi di gestione digitale, in una sola parola. A maggior ragione dinanzi ad un quadro normativo, dominato dalla MiFID II, che è quanto più chiaro possibile: i risparmiatori sono al centro delle decisioni di investimento, aiutati da disposizioni chiarissime circa il modo che gli intermediari devono assumere: comunicando i costi e gli oneri associati al servizio di investimento, prima ancora di investire e poi dopo, a consuntivo dell’investimento.

Strada verso la piena trasparenza ancora lontana, però, dal momento che dalla ricerca pubblicata in sinergia tra Moneyfarm e la School of Management del Politecnico di Milano è emerso che la MiFID II non è stata del tutto, e per bene, applicata in Italia, poiché in un campione di 18 operatori finanziari, solo 4 hanno in parte rispettato quel che prevede la normativa: semplicità, efficienza e trasparenza.


   

di Redazione





Questo è un articolo pubblicato il 19-12-2019 alle 10:22 sul giornale del 19 dicembre 2019 - 55 letture

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